Intervista a Giorgio Antonucci su ADHD e psichiatrizzazione dei bambini

Mar, 03/06/2008 – 17:06

PSICOFARMACI E PSICHIATRIA: TENERE FUORI DALLA PORTATA DEI BAMBINI

A cura del “Gruppo d ’iniziativa non psichiatrica” di Tradate, Varese.


Domanda: Tu che hai una approfondita conoscenza della realtà psichiatrica, dei suoi fini e metodi, cosa ci puoi dire rispetto alla psichiatrizzazione dei bambini in generale, e in particolare sul tentativo di questi ultimi anni di estendere il giudizio psichiatrico in modo diffuso a tutti i comportamenti dei bambini, coinvolgendo in questa operazione genitori e insegnanti?

Giorgio Antonucci: Il problema non riguarda solo i bambini ma lo sviluppo attuale della psichiatria. La psichiatria sta estendendo i suoi poteri a tutti i livelli, sia cominciando col mettere sotto controllo le madri incinte, i bambini appena nati e i bambini che crescono, poi gli adolescenti e i giovani, poi le persone mature, poi le persone anziane.
Questa è un’estensione della psichiatria a tutte le età della vita, da prima della nascita fino alla morte, e parallelamente c’è una estensione della psichiatria a tutti gli aspetti delle nostre attività, per cui attività che prima erano state considerate attività che fanno parte della vita degli uomini da non mettersi in discussione, come per esempio essere innamorati, oppure fare il gioco d’azzardo, o fumare le sigarette sono tutte attività che via via vengono comprese sotto gli schemi della psichiatria, vengono inventate continuamente nuove malattie mentali. Infatti si sente parlare delle cliniche per curarsi dal gioco d’azzardo, delle cliniche e delle medicine per curarsi dal fumo,

per cui la psichiatria sta facendo un’operazione che parte dagli Stati Uniti ma che si estende in tutto il mondo di comprensione di tutta la vita umana, dalle origini fino alla fine. Per esempio per quanto riguarda le persone anziane c’è un concetto che prima non c’era e che ora è molto diffuso, che viene portato continuamente avanti, cioè che quando uno ha una certa età capisce meno, il suo cervello funziona peggio e deve essere messo sotto tutela; cosa che non è vera, a meno che uno non abbia una grave malattia neurologica, ma questo può succedere anche da giovane; non è più integro nel suo pensiero se viene il morbo di Alzheimer, queste sono malattie specifiche che spesso comportano una diminuzione delle attività cerebrali. Però il fatto che gli anziani nella loro totalità sono considerati persone da tutelare è anche questo un concetto psichiatrico, tanto che nella vita sociale di tutti i giorni si sente dire che gli anziani hanno bisogno di qualcuno che si occupi di loro, preparandoli all’emarginazione ed eventualmente all’ospizio. Naturalmente tutto questo succede con una differenza di potere, nel senso che se un anziano è Presidente della Repubblica non ci sono problemi, nessuno pensa che avendo quella età possa ragionare male, se è una persona che non ha potere rischia di essere emarginata e di essere messa da parte. Per cui è una operazione senza precedenti di controllo totale che risponde alla politica attuale. Per esempio per quanto riguarda la tragedia di New Orleans, quello che viene portato in maggiore rilievo da gran parte dei mezzi di comunicazione non è il fatto che ci sono migliaia di persone morte, bambini che muoiono di sete, o altre situazioni tragiche, ma il fatto che bisogna stabilire l’ordine pubblico e si manda l’esercito con facoltà di sparare, che è una cosa inconcepibile e assurda; in un posto dove c’è bisogno di aiuto quello che interessa di più è mandare lì l’esercito con la facoltà di sparare, si è detto addirittura che gli americani non conquistano più una città estranea come Bagdad ma conquistano New Orleans, e questo è il modo di pensare in cui prevale il concetto di sicurezza, secondo loro, sicurezza sociale e controllo sociale.

È in questo ambito che si sviluppa il discorso psichiatrico, per cui non è il problema di dire se i bambini devono prendere o no la medicina, il problema è che siamo sempre di più controllati e sottoposti a controlli, e al centro di questi controlli c’è la psichiatria perché al di là dei controlli polizieschi, gli altri controlli sono della psichiatria, nel senso che la magistratura e la polizia controllano dove ci sono reati, ma là dove non c’è reato e c’è libera espressione interviene la psichiatria coprendo tutte le lacune. Per cui non c’è salvezza, nel senso che, se non si ha il potere sociale di non essere sottomessi alla psichiatria, qualunque nostro atteggiamento, qualsiasi cosa si faccia si dica o si pensi viene considerata malattia di mente.
Io ho sempre detto che il problema malattia di mente non è un problema da discutersi in medicina; in medicina ci sono malattie di tutti gli organi comprese quelle del cervello, nessuno ha mai detto che un problema neurologico non è una malattia; le malattie hanno una loro identificazione: se c’è il morbo di Alzaimer ci sono le cellule del cervello che vanno in distruzione, come quando si ha una cirrosi vanno in distruzione le cellule del fegato, ma il fatto di non comportarsi secondo gli schemi della società non c’entra nulla con la malattia, assolutamente, per cui è inutile continuare il discorso. L’etichetta di malattia di mente viene posta per il controllo sociale e si chiama malattia di mente un comportamento che non viene accettato dalla società del momento, che non rientra nei costumi. Per esempio Freud si faceva la cocaina tranquillamente perché allora non c’era la proibizione sulla cocaina, ora la cocaina è proibita per cui oltre a essere motivo di controllo poliziesco per i reati che essa comporta, chi usa la cocaina è un malato di mente, e così via. Per quanto riguarda l’omosessualità che è sempre stata considerata malattia di mente, è stata anche considerata malattia di mente di recente sul manuale americano, poi l’hanno tolta per le proteste di San Francisco degli omosessuali, però nonostante ci sono i matrimoni tra persone dello stesso sesso ci sono alcuni psichiatri che la considerano ancora una malattia.
Appunto questo controllo sta diventando sempre più vasto e sempre più pericoloso e le libertà diminuiscono sempre di più. Il fatto importante per gli psichiatri è che nessuno se ne accorge, non c’è un movimento di opposizione agli psichiatri, ci sono singoli sparsi. Ci si trova sempre più incastrati, la situazione è peggiorata; da quando ho cominciato a lavorare la situazione è diventata molto più difficile. Quando ho cominciato a lavorare tanti anni fa c’era il controllo e si andava a finire in clinica psichiatrica, allora ci si andava a finire molto di più e per cose che allora non si pensava potessero essere considerate da inserimento in clinica psichiatrica. La situazione è un po’ meglio negli Stati Uniti, dove la società civile è più sveglia; qui c’è sempre stata una società più legata ai partiti, lì è meno legata ai partiti, per esempio si riuniscono le madri dei bambini che prendono le medicine, chiamano i deputati dei singoli Stati, ne chiedono conto. In alcuni stati sono state fatte delle leggi contro questi farmaci, che pure sono stati prodotti lì, sono diffusi lì e corrispondono agli interessi di case farmaceutiche essenzialmente americane.
Il discorso è questo, quello dei bambini ci rientra come dettaglio.
Volevo dire ancora qualcosa sui controlli prima della nascita, sembra che la psicologia vada avanti, ora cominciano a dire che il bambino sente la musica quando è nella pancia della madre, sembrerebbero belle cose nel senso che si va avanti nel capire che c’è una vita psicologica prima della nascita, però in pratica ne vien fuori che si finisce col fare degli interventi anche sui bambini prima di nascere. Cioè la madre è costretta a fare certe cose come ad esempio ad andare in luoghi a sentire la musica perché così il bambino cresce meglio. Questo può essere vero o non essere vero, ma non è quello il punto che interessa a loro, interessa di avere già la struttura che mette sotto controllo e sotto trattamento anche quello che non è ancora nato. La psichiatria infantile è recente, ora ci sarà anche la psichiatria prima della nascita. È una realizzazione molto più accurata di quello che era il discorso di Orwell della psicopolizia, questo si vede tutti i giorni.
Non esiste più l’assassino, l’omicida in senso letterale senza un giudizio morale, uno che uccide. Chi uccide oggi è depresso. Che cosa significa? Che se uno dice che è depresso, la gente si spaventa, l’assassino non è più responsabile di quello che fa e non si approfondiscono i motivi. In televisione si sente dire che ha ucciso perché è depresso oppure perché ha avuto il raptus. Ieri hanno detto che uno ha premeditato per diversi anni l’omicidio ma poi l’ha fatto sotto raptus, che è una contraddizione in termini, perché se l’ha premeditato per diversi anni non è stato un raptus, però viene ricondotto tutto al pensiero psichiatrico. Se qualcuno legge i racconti di Maupassant, di Dostoevskij, il problema di chi uccide è un problema antico come l’uomo, dall’antichità fino ad ora c’è il problema di chi uccide individualmente, di chi uccide al servizio dello Stato, e così via, naturalmente chi uccide al servizio dello Stato non viene messo in discussione. Perché questo serve anche nei tribunali, perché se un reato il cui discutere mette in discussione troppe cose, allora si dice che ha avuto il raptus e si chiude il discorso; non per esempio che quello si è ucciso perché è disoccupato da sei anni, ha una famiglia e magari non sa come mantenerla, magari lo dicono, però dicono “era depresso”, per cui la causa è stata il fatto che era depresso e non tutto quello che c’era dietro.
Per escludere l’analisi dei problemi sociali la psichiatria va benissimo anche sul problema dei reati piccoli o grandi, magari uno che usa la droga a delle dosi che non sono previste per legge può finire in manicomio giudiziario, che è molto peggio che essere processato per la violazione di una legge.
La psichiatria è sempre più utile sempre più diffusa nel linguaggio dei mezzi di comunicazione, e se si parla con le persone sia fuori della cultura in senso accademico sia con i filosofi, tipo Vattimo o Cacciari, non c’è nessuno che mette in discussione queste cose, accettano passivamente tutto questo, non è che dicono che non sono d’accordo. Se si facessero la domanda su cos’è la malattia di mente, cosa significa, ci sarebbe da discutere. E invece no viene accettata come un dogma e viene accettato appunto tutto uno stile di vita in questo modo qui. Ripeto, io ogni volta che sento la televisione o leggo i giornali trovo in continuazione che è tutto falsificato. Anche a livello storico, per esempio se si vuole smettere di dare una spiegazione, si tira fuori la malattia di mente. Ad esempio io leggo molti libri su Hitler perché mi interessano i problemi che lo riguardano, che sono centrali nella nostra epoca. Ci sono gli organicisti che dicono che Hitler aveva un testicolo solo, per quello ha fatto il macello che ha fatto; poi ci sono gli psicanalisti che dicono che un medico ebreo ha curato sua madre, che è morta di tumore, allora loro ricordando questo medico ebreo possono dargli la colpa per quello che Hitler ha fatto dopo. Quelli che invece vogliono affrontare il problema lasciano andare queste cose e si domandano come mai nel ventesimo secolo Hitler sia salito al potere accompagnato da personaggi come Heidegger, Richard Strauss, Heisenberg e tanti altri, una cultura intera, allora ci si domanda qual è il fenomeno storico Hitler, se si dice invece che aveva questi cromosomi o l’infanzia infelice non ci si domanda più nulla.
Per cui è chiarissimo che la psichiatria aiuta a non spiegare niente, sia a livello storico che a livello sociale; nel momento in cui non si discute più nulla, si accetta tutto.
Io mi ricordo che qualche anno fa se la polizia sparava e uccideva uno succedeva uno scandalo, c’erano scioperi, ora sparano e basta. Ad esempio il fatto che a New Orleans sia arrivato l’esercito con l’ordine di sparare lo hanno detto, ma nessuno si è scandalizzato, nessuno si è chiesto cosa succede; no, lo dicono come notizia che sembra logica perché ci sono gli “sciacalli”; c’è la gente che muore di fame e dicono che ci sono gli “sciacalli” nei supermercati…siamo arrivati a un punto. È questo il discorso, nel senso che non si discute più assolutamente di niente, si accettano le cose passivamente, e ripeto la psichiatria per questo serve, se no andrebbe inventata una organizzazione più adatta per impedire di pensare, più adatta della psichiatria non ci potrebbe essere.
I bambini sono vivaci, sono indisciplinati per fortuna, si muovono continuamente. Ricordo l’ultima volta che sono stato a Parigi per discutere di questo, ho sentito diversi interventi in cui tutti discutevano di medicina e si facevano un sacco di chiacchiere per dimostrare che il bambino che si muove molto, che non sta attento, che è indisciplinato, che è vivace, non è malato. Siccome io sono arrivato verso la fine, ed erano tutti un po’ stanchi, c’era chi si muoveva, chi si soffiava il naso, chi parlava con quello accanto, allora io ho detto, vedete voi siete degli adulti, state qui, siete scocciati da tutte queste chiacchiere, fate casino, e i bambini dovrebbero fare diversamente da voi? I bambini hanno ancora più necessità di essere disattenti. Ho detto loro che non è necessario parlare di medicina; è intuitivo che i bambini devono essere così, anzi se i bambini non sono vivaci può darsi che stiano male, perché un bambino che è quieto deve preoccupare la madre, vuol dire che c’è qualcosa che non va, perché un bambino fisiologicamente deve essere in movimento continuo, perché il movimento muscolare serve per la crescita, per lo sviluppo degli organi. Il bambino che è disciplinato è una preoccupazione, tutto il contrario di quello che dicono loro.
Loro vogliono che la classe funzioni con tutti i bambini come se fossero dei robot, perché i bambini saranno gli adulti di domani che devono essere tutti dei robot, questo è il nocciolo. Il pensiero psichiatrico ha una sua falsa specificità, ma in realtà è un tipo di giudizio che si dà sugli altri, su ogni comportamento, ora specialmente, ora in continuazione.
Poi cambiano le mode. Mi ricordo quando io ho cominciato tanti anni fa ad occuparmi del problema era di moda l’isterismo, ora non ne parla più nessuno; poi c’è stato un periodo che era di moda la schizofrenia, ora è di moda la depressione. Il concetto è di mettere sotto giudizio un comportamento senza dare una spiegazione reale. Se sono triste c’è un motivo, se io mi ribello c’è un motivo, se non ho voglia di lavorare c’è un motivo, e così via. Invece non si parla più di motivi, si dà un’etichetta e si chiude il discorso.
Questo purtroppo ora è diffuso. La Cina è psichiatrizzata al cento per cento, d’altra parte c’è la condanna a morte anche per il commercio di riviste pornografiche, per cui si capisce bene che non c’è nessuna speranza di cambiare, condannano a morte anche i ladri di biciclette.
La struttura psichiatrica è diffusa dappertutto, in India, in Australia, in Russia naturalmente, in tutto il mondo. E io domando perché non c’è nessun filosofo che mette in discussione queste cose, quando è evidente a prima vista che sono cose che non si reggono in piedi; non c’è nessuno, anzi si tirano indietro, o dicono che non se ne intendono, che dovrebbe essere un problema dei medici, facendo vedere che non hanno capito niente. Però su altre cose discutono: di filosofia, di epistemologia, di fisica, di matematica; di questo no, nessuno. Si conteranno sulle dita: c’è Thomas Szasz, c’è stato Foucault, qualcuno ha discusso le istituzioni come Basaglia ma non il significato. Vediamo che cos’è, prendiamo la psichiatria e vediamo cosa dice e quello che dice, vediamo come corrisponde ai fatti e a che cosa serve. Anche perché pochi mettono veramente in discussione il potere. La destra e la sinistra sono d’accordo che si deve pensare a uno sviluppo competitivo. Non c’è più niente. Devo dire che quando c’è stato il Social Forum europeo a Firenze hanno discusso di tutto ma di questo problema no.

Domanda: Molte associazioni, gruppi politici, istituzioni, tra cui psichiatri democratici, stanno facendo una campagna contro l’uso del Ritalin per i bambini con diagnosi ADHD. Non ti sembra riduttivo fare una critica solo alla somministrazione di psicofarmaci ai bambini e non alle diagnosi psichiatriche che etichettano comportamenti umani come malattie mentali da curare, correggere, trattare con o senza interventi chimici?

Giorgio Antonucci: Non vedo la differenza tra uno psichiatra democratico e un altro psichiatra, non si tratta neanche di discuterlo, a parte che è un’assurdità parlare di psichiatri democratici. Ora son tutti basagliani, perché non c’è più il manicomio, ma è una falsità perché ora ci sono altre strutture che hanno la stessa funzione, non c’è alcuna differenza. Quando io ero con Basaglia si faceva l’elettroshock, si faceva alle donne, agli uomini non più, io ho dovuto litigare con Pirella. Perché questa differenza? Se si vuole dare una valutazione benevola perché il primario degli uomini aveva le idee diverse da quello delle donne, il primario delle donne era Jervis; se si vuole dare un’altra valutazione è perché avevano pensato di liberare gli uomini prima delle donne da certi tipi di oppressione.
È inutile discutere con gli psichiatri democratici, o si mette in discussione questo controllo sociale a tutti gli effetti e si comincia a ragionare in termini reali tenendo conto dei singoli individui che hanno diritto alla loro libertà, oppure si perde tempo.
Io sono sempre stato di questo avviso, perché c’era conflitto diretto. A Trieste si parlava di istituzione negata, però le uscite erano controllate. Dove sono stato io a Imola non era controllato niente, c’era la magistratura che si occupava di me.
Qui o si salta il fosso o non si salta, se si ragiona in termini della medicina che fa bene o la medicina che fa male, questa sindrome e quest’altra si ragiona in termini da cui non si esce. Il concetto reale di malattia di mente vuol dire che di quella persona non ci si può più fidare, cioè gli si attribuisce una inferiorità che non ha ma gliela si attribuisce come etichetta, in modo che da quel momento in poi il “malato di mente” può diventare l’incapace di intendere e di volere per il tribunale, per cui non ha diritto a svolgere qualsiasi attività sociale e civile. Il “malato di mente” non ha nessun significato medico, ha un significato sociale ed è quell’etichetta che rovina la persona anche senza ricoverarla, perché se io dico che uno è schizofrenico e ti presento uno con questa etichetta tu naturalmente non puoi avere un rapporto con lui come se io non te lo dico. Se si aggiunge il fatto che schizofrenico non vuol dire assolutamente niente, io, con la mia autorità, comunico che questo è un individuo che bisogna controllare e nessuno se ne può fidare e quell’individuo deve stare sotto controllo. Questa è la storia. Il resto sono palle.
Anche sul piano della sofferenza è stato fatto un equivoco. È stata identificata la sofferenza con la malattia: è una cosa sbagliatissima. È sofferenza psicologica quando mi capita una disgrazia, quando muore una persona per me importante, ma non è una malattia, è un modo di sentire una tragedia nella mia vita di relazione. La sofferenza fisica non è una malattia, se io ho un dolore alla gamba è il mio organismo che mi avvisa che ci può essere qualcosa che non va, che può essere anche una malattia.
Agli psichiatri non è mai interessata la sofferenza, è interessato il controllo, perché se io sto benissimo e faccio delle cose che non tornano, ad esempio se io sono omosessuale, felicemente omosessuale e sto benissimo non è che soffro, mi fanno soffrire loro quando arrivano.
Oppure hanno inventato il concetto di ninfomania; una donna che fa l’amore con molti uomini non soffre mica. Gli psichiatri se ne infischiano della sofferenza, quelli vogliono controllare. Se io dico che ci sono gli spiriti nelle stanze e che fuori c’è il KGB che mi controlla, può darsi che dica una cosa giusta o sbagliata; c’è anche chi crede ai fantasmi nelle stanze, il KGB qualcuno controlla, però ammesso che dico una cosa sbagliata, sbagliarsi non è malattia di mente, se uno fa un’ipotesi che è sbagliata se ne discute. Se io dico che mi perseguita il KGB e non è vero mi prendono e mi portano in clinica; oppure se io dico che sono San Francesco probabilmente non è vero, probabilmente, perché se lo dico in senso simbolico può darsi che dico che ho delle qualità come San Francesco o mi sto facendo una fantasia, però farsi una fantasia anche assurda non è una malattia. Perché noi ci facciamo fantasie di tutti i tipi, anche le più assurde per fortuna; del resto i religiosi che credono nella Trinità – ci sarà qualcosa di più assurdo? – hanno diritto di crederci. La Trinità è un concetto che non regge, allora perché se io ho un concetto personale che non regge devo essere messo in manicomio mentre il papa può dire che in Dio ci sono tre persone uguali e distinte? Ci sono quelli che ci credono, li rispetto, però non diciamo che le idee assurde sono da manicomio, le idee assurde sono dappertutto. Anche Hegel, che dice che la storia è un percorso spirituale, può darsi che abbia sbagliato tutto. Se invece è una persona senza potere che dice delle cose non istituzionali la sbattono dentro, mentre chi ha il potere può dire quello che vuole. Se Berlusconi dice: “San Silvio ne ha fatta un’altra delle sue”, dicendo che è un grande uomo che fa cose grandi, lui non rischia niente, finché ha il potere, poi magari verranno un po’ dopo che lui ha perso il potere a fare l’ipotesi che lui è un malato di mente. I problemi di malattia di mente vengono dopo, mica quando uno ha il potere. Quando c’era Hitler tutti gli psichiatri gli andavano dietro, hanno partecipato anche alle torture nei campi di concentramento.
Se uno dice delle cose che sembrano strane o che sono strane si discute; il nostro cervello sano, il cervello della nostra specie e quello di ciascun individuo dice cose inaudite, ci sono cose logiche e c’è anche dell’altro, dalle origini a oggi. Non siamo logici e non abbiamo il dovere di esserlo.
Mi ricordo una ragazza che aveva 20 anni, studentessa in medicina, che era stata rinchiusa perché credeva nella telepatia, ovviamente c’erano altri problemi sociali altrimenti non l’avrebbero rinchiusa. Oppure parlano di delirio religioso. Le idee personali non sono più assurde di quelle ufficiali: ci sono le apparizioni, ci sono i fantasmi, c’è il diavolo. Il papa ha detto che esiste il diavolo, io ho trovato tante persone in manicomio che dicevano che la notte incontravano il diavolo, ma se lo dice il papa perché non lo mettono in manicomio?
Per liberarsi di una persona c’è un motivo, che non è quello che pensa. Una persona che non dà noia a nessuno può pensare quello che vuole, se c’è qualcuno a cui dà noia per qualunque motivo, si prende come scusa quello che pensa per liberarsene.
Poi c’è la storia del passato ma anche del presente. Gli artisti sono stati tutti qualificati malati di mente. Giovan Battista Cassano nel suo libro sulla “Depressione male oscuro” dice che Dante era depresso perché comincia con l’Inferno – poi va anche in Paradiso, non so come la mette-. Michelangelo era un malato di mente, Van Gogh è stato messo in manicomio. Matematici come Cantor sono stati messi in manicomio, per dire allora che non c’entra nulla la logica, a Cantor che è un inventore nel campo della matematica la logica funziona, ma lo hanno sbattuto in manicomio lo stesso.
Il problema è che c’è un controllo dei costumi e se uno non rientra nella norma e in più c’è qualcuno che ha interesse a toglierlo di mezzo la psichiatria interviene: ci sono vari motivi, ma nessuno riguarda quello che pensa lui.
Per tornare a questi ultimi anni, stanno preparando il terreno culturale favorevole per intervenire sui bambini.

Domanda: Siamo consapevoli che il giudizio psichiatrico può essere scardinato solo attraverso una trasformazione radicale dei rapporti sociali esistenti, con una sensibilità e un cambiamento culturale che porti ad assumere in prima persona la cura di se stessi e la gestione dei conflitti umani. Ma oggi, nell’immediato, quali strumenti devono avere gli adulti che intendono tutelare i bambini e gli adolescenti da questa minaccia?

Giorgio Antonucci: Se un bambino piange la notte e il vicino si lamenta, la madre chiama il medico, il pediatra oppure lo psichiatra e quello gli somministra gli ansiolitici.
Il problema della tutela dei bambini riguarda sì genitori più o meno sensibili e svegli, ma soprattutto genitori che hanno più o meno potere, per cui si ripropone il problema delle categorie sociali, perché la famiglia potente, la famiglia ricca, la famiglia che conta se va a scuola e dice: “a mio figlio non glieli dài i farmaci” non glieli danno, se una famiglia qualsiasi protesta non cambia nulla. Del bambino, dei suoi problemi, di ascoltarlo non gliene frega niente a nessuno, altrimenti non gli si darebbe il veleno. E’ anche il fatto di non avere il concetto che il bambino deve sviluppare la sua personalità e non adeguarsi.
Prima c’era un rapporto diretto con l’insegnante che era autoritario, magari diceva “ti butto fuori” e ti metteva fuori dall’uscio quando studiavo io, perché ero vivace, ero anche ribelle, però era un rapporto diretto, un rapporto tra persone, ora sono scientifici, chiamano lo psicologo, poi lo psichiatra e ti danno la medicina.
Il problema è il controllo dalla nascita fino alla morte. Negli ospizi ci sono quelli che non hanno mezzi e subiscono psicofarmaci e camicie di forza di tutti i tipi.
Qui non si tratta di dubitare della medicina, si tratta di mettere in discussione veramente il modo in cui si vive, cioè la società nel suo insieme.

A cura del Gruppo d’iniziativa non psichiatrica di Tradate

Firenze, 3 settembre 2005

BIOGRAFIA DEL DOTTOR GIORGIO ANTONUCCI
Giorgio Antonucci ha studiato medicina e chirurgia all’Università di Siena, dove ha conseguito la laurea nel 1963. Formatosi come psicoanalista con Roberto Assagioli, fondatore della psicosintesi, incomicia a lavorare a Firenze come medico internista e consulente per problemi inerenti il disagio, dedicandosi poi alle questioni della psichiatria, per evitare i ricoveri e gli internamenti e impedire che storie di uomini e donne si trasformino in vicende psichiatriche.
Ha collaborato all’istituzione del primo laboratorio aperto per degenti, all’interno dell’ospedale psichiatrico San Salvi di Firenze.
Nel 1968, ha lavorato come medico di sezione nel primo reparto di Ospedale Civile sorto come padiglione aperto, a Cividale del Friuli, ponendo fine alla pratica dell’internamento in manicomio, seguendo sempre il criterio del rifiuto di ogni costrizione fisica e psichica e di critica al discorso psichiatrico.
Nel 1969, ha lavorato presso l’Ospedale psichiatrico di Gorizia, con Franco Basaglia.
Dal 1970 al 1972, ha diretto il Centro di Igene Mentale (CIM) di Castelnuovo nei Monti (Reggio Emilia). In quel periodo, nei paesi limitrofi ha organizzato incontri e assemblee, chiamando i cittadini a discutere di problemi economici, sociali, politici e culturali relativi all’istituzione psichiatrica. Da quegl’incontri partirono le famose “calate” a Reggio Emilia, con manifestazioni di protesta all’interno dell’Istituto San Lazzaro, il manicomio della città, e incontri con i lavoratori delle industrie della provincia.
Dal 1973 al 1996 ha lavorato, prima, al grande Istituto dell’Osservanza, poi ha organizzato e diretto il “Reparto Autogestito” dell’Istituto Lolli, a Imola, dove ha contribuito allo smantellamento di alcuni reparti di lungodegenti, facendo sì che fossero gli stessi “degenti” a organizzare non solamente la loro vita quotidiana ma anche le strutture in cui si trovavano a vivere.
Giorgio Antonucci, ha ricevuto, l’8 marzo 1997 a Milano e il 15 febbraio 2003 a Los Angeles, un riconoscimento per le attività svolte da parte del “Comitato cittadini per i diritti dell’uomo”, con sede centrale a Los Angeles.
Il 26 febbraio 2005 ha ricevuto a Los Angeles il Thomas Szasz Award “per eccezionali contributi alla lotta contro lo stato terapeutico”, ricevendo contemporaneamente un riconoscimento anche dall’assemblea legislativa dello Stato della California.
Da anni, Giorgio Antonucci prosegue la sua attività culturale e scientifica, occupadosi, fra l’altro, della questione degli ospedali psichiatrici giudiziari, tutt’ora presenti in Italia, e delle attività di rete a difesa dei diritti dei cittadini sottoposti a provvedimenti psichiatrici, tra le quali il Telefono Viola.
Amico di poeti e scrittori, gode di grandissima stima da parte di Thomas Szasz, noto in tutto il mondo per il suo libro Il mito della malattia mentale, uscito negli Stati Uniti nel 1966. Con Szasz condivide la messa in discussione radicale dell’istituzione psichiatrica e del concetto di malattia mentale.
Autore di svariati libri, Giorgio Antonucci ha scritto anche su parecchie riviste, tra esse:
Psicoterapia e scienze umane,
Ombre Rosse,
Il Ponte,
Collettivo R,
Senza Confini,
Tempi supplementari,
Frigidaire,
Liberamente,
La cifra,
Il secondo Rinascimento.
Al lavoro e all’infaticabile impegno di Giorgio Antonucci in difesa del diritto alla parola, il professore danese Svend Bach, docente di letteratura italiana all’Universita di Aarhaus, ha dedicato un libro, Temanummer om Antipsykiatri eller ikke-psykiatri (Edizioni Amalie, Copenaghen, 1989).
Giorgio Antonucci è dunque un personaggio emblematico, per gli aspetti culturali, scientifici, sociali, politici e del diritto della sua elaborazione, di alcune questioni nodali della società e della cultura occidentali: funzione e ruolo della psichiatria, e leggitimità dei suoi fondamenti operativi, ma anche funzione e ruolo del principio di cura in medicina e nella stessa psicoanalisi, e messa in discussione dei loro aspetti autoritari.
Il ruolo di Giorgio Antonucci è stato — e seguita ad essere — importantissimo anche per quanto riguarda la formazione, grazie alla sua intensa attività di docenza corsuale, rivolta a studenti, giovani, educatori ed infermieri e a tutti coloro che, come individui e come cittadini, sono interessati ai temi dei diritti, della liberta, della salute.
Così come, nel campo del lavoro, Giorgio Antonucci ha sempre valorizzato la ricerca e il lavoro di quei giovani e di quelle associazioni e cooperative sociali che si sono occupate del disagio in termini non autoritari, non omologati, non esclusivamente psicofarmacologici, bensì con caratteri innovativi e di attenzione alla dignità, alla qualità della vita e ai diritti di ciascuno.

OPERE PRINCIPALI
I pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria (prefazione di Thomas S. Szasz), di Antonucci Giorgio – ed.Coop. Apache -1986 -
Psichiatria ieri ed oggi , di Antonucci Giorgio – Enciclopedia Atlantica (European Book, Milano) – 1989
Il pregiudizio psichiatrico di Antonucci Giorgio – Eleuthera – 1989
La nave del paradiso di Antonucci Giorgio – Spirali – 1990
Freud e la psichiatria , di Antonucci Giorgio -1990 Enciclopedia Atlantica (European Book, Milano)
Psichiatria e cultura, di Antonucci Giorgio – Enciclopedia Atlantica (European Book, Milano)-1991
Contrappunti di Antonucci Giorgio – Sensibili alle Foglie – 1994
Critica al giudizio psichiatrico di Antonucci Giorgio – Sensibili alle Foglie – 1994
Il giudice e lo psichiatra collana di libri Volontà di Eleutera – volume – Delitto e castigo – 1994
Il telefono viola. Contro i metodi della psichiatria di Antonucci Giorgio, Coppola Alessio – Eleuthera – 1995
Pensieri sul suicidio di Antonucci Giorgio – Eleuthera – 1996
Il pregiudizio psichiatrico di Antonucci Giorgio – Eleuthera – 1999
Le lezioni della mia vita. La medicina, la psichiatria, le istituzioni di Antonucci Giorgio – Spirali – 1999
Pensieri sul suicidio di Antonucci Giorgio – Eleuthera – 2002
Critica al giudizio psichiatrico di Antonucci Giorgio – Sensibili alle Foglie – 2005
Diario dal manicomio. Ricordi e pensieri, di Antonucci Giorgio – Spirali – 2006

Pubblicato il: 9 luglio, 2008
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo