Il nocciolo – Giorgio Antonucci


“Così il vicino tradiva il vicino
la povera gente tra sè si dilaniava,
l’odio montava nelle case e nei quartieri”.

Bertolt Brecht


Ora si parla di nuovo di modificare la legge in campo psichiatrico.

Il nocciolo della legge 180, sfuggito all’attenzione della maggioranza, è nell’articolo che afferma che anche il ricovero obbligatorio deve essere fatto, quando non si è capaci di evitarlo, “con il consenso e la partecipazione” del paziente.

Il ricovero obbligatorio è comunque un arbitrio, è in ogni caso un sequestro di pesona, e sempre risulta a danno di chi lo subisce, ma il riconoscimento giuridico del consenso e della partecipazione indica che il legislatore ritiene la persona in questione un individuo capace di intendere e di volere, e di conseguenza capace di discutere e di decidere. Così chi ha redatto la legge, sia pure in modo contraddittorio, ha abbandonato il pensiero della tradizione psichiatrica, responsabile della logica dei ricoveri coatti senza discussione, che portano diritti al manicomio, che è il luogo dove le persone vengono condotte e trattenute con la forza.

Non importa se il luogo è una cella, una stanza da letto, o un giardino, e nemmeno importa se fa parte o non fa parte dell’ospedale civile.

Se una persona viene presa e trattenuta con la forza è necessariamente sottoposta a una condizione di violenza crescente, fintanto che non si sottomette o viene annientata.

Non so come si possa sostenere il contrario e vorrei che qualcuno provasse a spiegarmelo.

Sarei proprio curioso. Vorrei proprio sapere.

Inoltre la persona sottoposta a diagnosi e trattamento psichiatrico è schedata e socialmente squalificata tanto che può anche essere inabilitata o interdetta perdendo i diritti civili e politici, e in ogni modo finisce impedita e emarginata anche quando non subisce ricovero.

Nessuno le affiderà più compiti di responsabilità o lavori importanti.

Dunque la diagnosi psichiatrica è, ancor prima del manicomio, una via degradante senza ritorno.

Però queste cose nessuno le dice.

Se ne dicono altre.

Si dice: “-Dove li mettiamo i malati di mente perchè non gravino sulle famiglie?-”

Però alla domanda: “-Ma cos’è questa malattia di mente? -” lo specialista illuminato risponde con aria di competenza: “-La malattia di mente è un mistero-”.

Non si dice che ognuno di noi può essere arbitrariamente giudicato malato di mente o sano di mente secondo le convenienze di chi comanda. E non si parla dei conflitti di una società umana violenta in cui i figli uccidono i genitori, i genitori maltrattano i bambini, le madri mandano i figli in carcere, e tutta la vita familiare si svolge sul ricatto e sull’ipocrisia, ma soprattutto sulla mancanza di libertà. Così ci deve essere una disciplina che scheda le persone e le rinchiude col pretesto di aiutarle a vivere.

Nel settecento il delegato politico del governo rivoluzionario aveva detto allo psichiatra Pinel: “- Io te li affido, fanne quello che vuoi -”.

In un mondo in cui ognuno è solo con il proprio dolore.


Giorgio Antonucci

Firenze 15 febbraio 1993

Pubblicato il: 15 maggio, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo