Archive for dicembre, 2010

Gravissimi abusi e pratiche coercitive nell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano – Erveda Sansi

Il ritorno dell’ideologia manicomiale come strumento repressivo

The return of asylum ideology as an instrument of repression


di Erveda Sansi

Quello che succede nel reparti psichiatrici dell’Ospedale Niguarda Ca’ Granda di Milano e di altri ospedali contrasta in modo incredibile con i risultati eccellenti che uomini di cultura e di scienza hanno altrimenti prodotto e tuttora producono. Sembra di tornare ai tempi della tristemente famosa Inquisizione. Lo scandalo venuto alla luce in queste ultime settimane, in seguito al pesante mobbing e alla sospensione dal suo incarico subìti dalla Dr Nicoletta Calchi, dirigente medico psichiatra presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale Niguarda di Milano, deciso dal Consiglio di Disciplina, mostra in tutta la sua inaudita barbarie come il progresso scientifico in molti ambiti non solo si sia arrestato, ma abbia fatto giganti passi indietro.

Giorgio Antonucci, mediante il suo lavoro decennale con pazienti che precedentemente erano stati diagnosticati con le più infauste diagnosi psichiatriche, ha dimostrato che i problemi esistenziali non sono risolvibili chiudendo a chiave le persone nei reparti ospedalieri, e nemmeno legandoli ai letti, o imbottendoli di psicofarmaci per ottenere una sorta di lobotomia cerebrale. Anzi, è proprio mentre cerca di far fronte alle difficoltà della vita che una persona ha bisogno di comprensione, sensibilità, empatia, aiuto o più spesso, di essere lasciata in pace. Di essere rispettata, in ogni caso. Giorgio Antonucci, che ha diretto due reparti manicomiali per ventitré anni, ha dimostrato, attraverso fatti concreti, che solo attraverso il dialogo e il sostegno umano è possibile risolvere i problemi. Infatti quello che è successo all’interno del SPDC (Servizio psichiatrico di diagnosi e cura) dell’Ospedale Niguarda, e che rispecchia l’operato di molti altri reparti psichiatrici, è semplicemente disumano e criminale. L’elenco degli istituti nazionali e internazionali che pongono i trattamenti coercitivi perpetrati nei confronti di persone definite pazienti psichiatrici o disabili mentali sotto la voce tortura è lunga, ed include tra gli altri: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, del 1948, la Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali del 1950, i Principi delle Nazioni Unite per la Protezione delle Persone con Malattia Mentale del 1991 (Principi sulla Malattia Mentale) la Convenzione Internazionale dei Diritti Civili e Politici del 1966, la Legge dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sulla Salute Mentale: dieci principi basilari del 1996, l’Atto dei Diritti Umani del Regno Unito del 1998, la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità del 2006, l’Assemblea Generale dell’ONU del 28/08/2008, 63ª sessione, Item 67 (a) rapporto di Manfred Nowak, Incaricato Speciale del Consiglio dei Diritti Umani sulle torture e altri trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti.

Solo circa 15, (la cifra cambia in base ai primari, alle caposala ecc.) dei circa 321 SPDC esistenti in Italia hanno pubblicamente dichiarato di non usare mezzi di contenzione e di non chiudere a chiave le porte. Fanno parte del Club SPDC Aperti No Restraint. Si contano, per ora, gli SPDC di Aversa, Caltagirone-Palagonia, Caltanissetta, Enna, Mantova, Matera, Merano, Novara, Perugia, Portogruaro, Treviso, Trieste, Roma C.,Verona Sud, DSM (Dipartimento di salute mentale) Venezia.

Anche Franco Basaglia, Edelweiss Cotti, Peter Breggin, Marc Rufer, Thomas Szasz, i membri dell’ ENUSP (Rete Eropea di ex-Utenti e Sopravvissuti alla Psichiatria), per citare solo alcuni di una lunga lista di nomi, hanno dimostrato con le loro opere teoriche e pratiche l’infondatezza del metodo psichiatrico che utilizza reclusione, mezzi di contenzione, elettroshock, psicofarmaci dannosi per la salute. Michel Foucault spiega in modo molto efficace come il sistema psichiatrico funga da Panopticon, da controllore sociale, ed esplichi la specifica funzione di mantenere la divisione in classi della società.
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Pubblicato il 27 dicembre, 2010
Categoria: Testi

La Norma – Eugen Galasso


“La Norma è una ragazza di Brooklyn”: fulminante battuta di Thomas Szasz, detta in risposta a chi gli chiedeva che cosa fosse la norma, espressione dello humor da “Witz” ebraico, à la Woody Allen. Geniale.  Se pensiamo ai gusti, alle tendenze, dalla sessualità alla  gastronomia, dai giochi alla moda, dal lavoro al teatro, dalla musica al traffico.  Partiamo à rebours, allora, come quando Don Benedetto Croce rivedeva le bozze dei suoi scritti: A) traffico: c’è chi lo odia, chi ne rifugge quando ne intravvede l’ombra (moltissimi), chi invece (pochi, ma chissà-la statistica, poi, non è che dica tutto) lo ama, chi anzi durante le ore (da passare in macchina) di traffico di punta scrive saggi, commenta per radio brani musicali; B) musica: Si può amare la techno.-music, il rap, il reggae, il reggeton (la versione latinoamericana del reggae, molto contaminato con rap, salsa, merengue, altri generi ancora), la musica sinfonica, quella lirica, il jazz (i cui cultori non sono “legione”, in realtà, piuttosto sono legionari, per il loro impegno profuso), il blues, il country, il folk. Un ambito, questo, dove le lotte sono feroci, spesso in uno stesso genere o quasi:  da sempre “Beatles” against “Stones”, Charlie Parker versus Duke Ellington o Chuck Corea, Mozart contro Beethoven, Puccini contra Verdi etc. Roba da tifo da stadio….; C) teatro: chi ama il teatro “d’attore” detesta quello “di regia”,  chi ama Shakespeare può non amare Molière o Goldoni, i seguaci del metodo Stanislawsky- Strasberg (identificazione parziale dell’inteprete con il ruolo da interpretare) non sono d’accordo con Brecht (straniamento, ossia distanza critica rispetto al ruolo), chi ama la comicità non ama la tragedia (o anche sì, dipende…); cose da stadio, anche qui, anzi no,
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Pubblicato il 24 dicembre, 2010
Categoria: Testi

Il potere della parola -Eugen Galasso



Nella nostra cultura occidentale logocentrica, la parola è espressione forte del potere-volere, della dominanza della psiche sul corpo, della razionalità sulle emozioni e sui  sentimenti, del “lavoro” (il “lavora, non disperarti” di Carlyle rimane tristemente emblematico).  La parola, anche a scapito del linguaggio pre-, para, non-verbale, è espressione del dominio: tutta  o quasi la psicoanalisi si basa sulla parola, non per sua colpa (in maniera totale in Jacques Lacan, con il parlant-e^tre, parlantessere, come in Viktor Frankl, con la sua “logoterapia”) , ma perché espressione del citato dominio, che non accetta il pensiero “altro”,  come si vede nei diversi livelli del linguaggio parlato-scritto. Così: A) A livello “basso” si dice “è matto, lascia perdere”. “Poveretto, è stato in clinica, sai…” etc. Già tra fine Ottocento-inizio Novecento, però questo livello basso si innalzava, tanto da invadere anche il teatro, con un testo (commedia, anche pregevole, a suo modo, come “Se no i xe mati no li volemo” (se non sono matti, non li vogliamo), ma la “follia”, in qualunque modo (anche solo come “pura metafora”) pervade tutta la cultura del Novecento, come dirò nel punto C.  B) A livello divulgativo, ultimamente, oltre all’invasione mediatica del disturbo bipolare (alternanza euforia/depressione, secondo le “sacre tavole” della psichiatria…!), Leggi l’articolo completo »

Pubblicato il 23 dicembre, 2010
Categoria: Testi

I “matti” in politica – Giorgio Antonucci – OraZero


Ora Zero


L’anticipazione si era già avuta lo scorso 29 settembre, quando Berlusconi, mentre ascoltava le parole di Di Pietro si era portato il dito alla tempia facendo capire che considerava il leader dell’Italia dei Valori un matto. Il 14 dicembre il premier è stato anche più esplicito, ha abbandonato l’aula durante l’intervento dell’ex magistrato dicendo esplicitamente che “Di Pietro è matto“. Ed è noto, con i matti non si parla e nemmeno si ascoltano. Da mesi, invece, molti giornali di sinistra insistono sui problemi psicologici di Silvio Berlusconi. D’altra parte lo stesso Cavaliere aveva sostenuto che i magistrati sono dei “disturbati mentali”. Sembra una questione “minore” ma non lo è. Dando del matto a qualcuno si intende escluderlo dal dibattito, estrometterlo da tutto, si afferma che non si intende più considerarlo un interlocutore attendibile.
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Pubblicato il 21 dicembre, 2010
Categoria: Testi

LA QUESTIONE PSICHIATRICA dalla paura della diversità ai muri di protezione



Incontro pubblico

Conversazione

con Giorgio Antonucci, Maria D’Oronzo e Eugen Galasso. Reading e proiezione video a cura del collettivo “Ayde” accompagnati da Vladimiro Cantaluppi, violino e Giulia Verani, fisarmonica e musica dal vivo Banda Roncati.
“La Barberia” via Riva di Reno, 77/79, Bologna 19 dicembre 2010

Pubblicato il 17 dicembre, 2010
Categoria: Eventi, Notizie

Il problema dei diritti – Eugen Galasso


“Carissimo Eugen, ti ringrazio di cuore per avermi consigliato il film “Si può fare”. Antonietta ed io ieri ci siamo subito recati a vederlo. E’ stata una vera e propria esperienza emotiva e, per quel che mi riguarda, intellettuale altamente gratificante. Delicato, profondo, sottile nel raccontare le trame psicologiche e le contorsioni dei protagonisti, tutti i protagonisti. Al di fuori di ogni possibile retorica, senza false preoccupazioni di una rappresentazione realisticheggiante, è risultato altamente realistico nel raccontare possibilità al tempo stesso utopiche, sovversive e culturalmente rivoluzionarie. Poi soprattutto emanante una dolcezza e un’intensità umana a tratti trascinanti. Bello! veramente bello. Di nuovo un sincerissimo grazie.
Il commento di Antonietta te l’ho già inviato  a parte. Andrea Papi”.

   Parto da questo commento, senz’altro autorevole, dello scrittore e saggista Andrea Papi – non ne ritrovo la data esatta, ma sicuramente si colloca nel novembre 2008 – che però si unisce ad altre prese di posizione, tutte estremamente positive, sul film che forse è l’opera più importante su tematiche psichiatriche (anti-psichiatriche), assieme a “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Milos Forman, tratto dal libro di Ken Kesey, un film che regista e attori di “Si può fare” (regia di Giulio Manfredonia, 2008).

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Pubblicato il 13 dicembre, 2010
Categoria: Notizie

Disegno onirico – Eugen Galasso

Premessa

Devo fare una premessa, che forse si rivelerà un po’ lunga: ho sempre avuto grandi problemi con il disegno. L’arte mi piace moltissimo (storia dell’arte all’ univ.no, salvo un esamino – e un “esamone” di estetica – ma al liceo sì, anche con successo – poi “indecorosamente” anche recensioni di mostre “classiche”), ma non riesco ad esprimermi io stesso graficamente. Alle scuola medie inferiori (tre anni di noia, di cose scontate e di “minestra riscaldata”), per me, l’incubo si chiamava educazione artistica. Anziana prof.-”cerbero”, che mi “bastonava” ad ogni scrutinio, finché avevo scoperto l’esistenza dell’arte astratta e… l’ho messa in crisi. Certo, mi esprimo meglio con le parole (poesiole e racconti, saggi etc.), in musica, ma la “ignoranza grafica” dipende anche da un certo modo di “imporre” l’educazione artistica…In realtà, è notorio che ogni persona si esprime con dei segni, delle tracce anche grafiche; secondo certi studiosi di psicologia dell’età evolutiva, la prima traccia lasciata dal bambino è quella scatologica, ossia quella delle feci del bambino di pochi mesi.  Ma, già in età puberale-adolescenziale (dai 13 ai 15 anni) la persona si vergogna a produrre disegni, ad esprimersi graficamente; ma ciò, sicuramente, è dovuto ai pre-giudizi, al clima culturale ammorbante e “castrante” che domina nel sistema scolastico e universitario. La creatività (qui parlo anche di musica, teatro, danza, poesia, letteratura etc.) “non dat panem”, non ha ricadute immediate in termini di profitto, quindi viene esclusa.  Il disegno onirico, invece, certo non da solo (cioè non come tecnica unica-onnivora), è una tecnica per poter entrare nel disegno, per far rientrare dalla “finestra” ciò che dalla porta era stato escluso, ossia una forma fondamentale dell’espressione creativa. Storia del disegno onirico:
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Pubblicato il 9 dicembre, 2010
Categoria: Testi

Sugli esclusi – Eugen Galasso

Società e cultura dominata, quella in cui viviamo, tra poteri e contropoteri (qui è utile rileggere Foucault, credo, più ancora del sempre valido Noam Chosmky), dove il sogno orwellino del “Big Brother” si è realizzato, tra Echelon, files sempre più “osservate”-controllate,  Wiki-Leakes (vene, falle, la traduzione di “leakes”, non a caso…), metodi per controllare ogni sms, ogni chiamata da cellulare (je m’en fous, si dice, me ne frego, ma talora rompe…). Il problema è che, questa società “che ci strangola” (lo diceva anche un prete in odore di Dom Perignon, dunque…), dove prevale l’avere sull’essere, come aveva ben capito Erich Fromm, poi insopportabilmente ripetuto-copiato-scimmmiottato da tanti(e) sociologi, psicologi, pedagogisti, persino papi (Giovanni Paolo II, con la voce da attore, era certo più convincente del papa attuale, che queste cose le dice poco e in modo un po’ troppo complicato, quando le dice), dove il profitto e l’iperproduttivismo sono tutto (Keynes no, si dice, troppo “socialista”, viva Milton Friedman, il padre del neo-liberismo spietato, quello che aveva dato la stura alla Thatcher e a Reagan, per non dire di Pinochet…),  chi non raggiunge certi standard lavorativi- produttivi è un escluso e viene escluso, comunque.

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Pubblicato il 3 dicembre, 2010
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo