Il linguaggio e la rassegnazione – Giorgio Antonucci



OraZero


Venerdì 25 Marzo 2011 15:49

Il linguaggio dei mass media, e di conseguenza quello popolare, sta subendo un’involuzione che finisce per far annullare il senso critico e spinge verso la rassegnazione. Troppi termini, privi di contenuto, sono utilizzati a sproposito o in maniera strumentale, annullando di fatto la capacità critica. Per esempio, termini come schizofrenico o paranoico sono entrati nel linguaggio comune pur essendo privi di un contenuto reale. Il termine schizofrenico è usato come sinonimo di contraddittorio, ma aggiunge un giudizio pesante sull’interlocutore. Attraverso gli stessi meccanismi ora si usa psicosi, fobia o paranoia invece di paura. Ma, in generale, riguardo al linguaggio di uso corrente mi sembra di scorgere tre problemi. Il primo riguarda la generalizzazione. Sempre più spesso si sente dire che gli italiani sono indisciplinati o corrotti, poi c’è chi dice, come il nostro presidente del consiglio, che i magistrati sono “malati di mente”. Così come c’è chi sostiene che i neri abbiano la musica nel sangue, facciano bene all’amore o ancor peggio, che gli ebrei abbiano un particolare fiuto per gli affari. Queste generalizzazioni quando si ripropongono di continuo, finiscono, non solo per generare il razzismo, ma anche per annullare la responsabilità individuale. In secondo luogo, vi è il problema della drammatizzazione del linguaggio. Per cui gli immigrati “invadono” l’Italia e il traffico per le vacanze diventa un esodo biblico. In questi giorni, per esempio, si parla di “psicosi” per il nucleare, insinuando nel discorso una parola che sposta il problema dalla realtà oggettiva alla debolezza delle persone. Questa continua drammatizzazione anche delle vicende più banali finisce fatalmente per spaventare lettori e telespettatori che trovano tutto troppo grande e difficile da analizzare, giudicare e/o combattere. Il terzo punto, invece, riguarda l’utilizzo sempre più frequente di termini di origine psichiatrica nel linguaggio comune. Così, a Berlusconi che accusa i magistrati di essere dei malati di mente, rispondono gli oppositori definendo “malato” il premier perchè attirato dalle ragazze giovani. Come se tutti quelli che apprezzano le ragazze fossero dei malati. Per altro in questo modo il discorso abbandona la critica politica, facendo anche il gioco di Berlusconi.
Altre accuse quali “paranoico” “schizofrenico” “caso psichiatrico” si moltiplicano al solo scopo di denigrare l’avversario, non solo politico, con l’evidente volontà di interrompere il confronto con lui. Allo stesso modo, la paura diventa fobia, la preoccupazione diventa ossessione, la malinconia diventa depressione, finendo per attribuire a difetti psicologici delle persone, differenti comportamenti nei confronti della realtà. Attraverso generalizzazioni, drammatizzazione e giudizi psichiatrici si finisce quindi per annullare lo spirito critico e il senso della realtà delle cose. Tutto appare immutabile, spaventoso o troppo grande per le forze di un singolo individuo. Si forma, quindi, una sottocultura falsa e repressiva in cui i cittadini sono privati del giudizio critico per analizzare la realtà che li circonda. Una realtà che i singoli sembrano non poter modificare e che spinge alla più profonda rassegnazione.


Giorgio Antonucci

Pubblicato il: 27 marzo, 2011
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo