Shabbetày Tzevì, etichettato cosidetto “bipolare” – Eugen Galasso


Shabbetày Tzevì, fondatore del sabbatianesimo, che riprende in modo originale la Qabbalà, che è già un movimento “gnostico” (esoterico ed “altro” rispetto all’”ortodossia” che però propriamente non si dà, nell’ebraismo), Ebreo di Smirne (vi nasce nel 1626, i suoi genitori forse provenivano dalla Grecia), proponeva a sé e ai suoi seguaci digiuni, immersioni rituali nell’acqua anche in inverno inoltrato, dopo qualche incertezza si propone come il nuovo Messia, non senza incontrare vivaci resistenze e anche pesanti boicottaggi da parte di autorità civili(islamiche), come anche da parte della sinagoga. “Eccentrico” nei comportamenti(ma anche qui andrebbe detto che la cultura, occidentale e nonorientale-turcomanna, nella fattispecie di Costantinopoli etc., prescrive norme che vanno rispettate e anche nel presunto “libertarismo” degli anni Duemila un’imposizione di norme e comportamenti si dà, escludendo chi non si “conforma” e non acconsente). Sposato varie volte senza aver “consumato” il matrimonio, in varie occasioni, al suo terzo matrimonio Shabbetày sposa Sarah, ragazza passata attraverso differenti esperienze di vita e di fede (un tempo, segnatamente nel 1600 vita e fede tendevano ad identificarsi o quasi), quasi una sorta di evocazione di Elena, sposa di Simone, uno dei grandi esponenti storici esponenti della gnosi, detto Simone Mago dalla chiesa cattolica per condannarlo, ma anche della storia del profeta Osea, che sposa una prostituta “salvandola”. Questo sarà un matrimonio fecondo (cosa importante, in quella fase e condizione in specie nell’ebraismo della diaspora), ma poi Shabbetày lascerà e “riprenderà” Sarah, staccandosene poi, per un quarto matrimonio, invero solo “teorico”(cfr.sopra). Nel frattempo SHabbetày era divenuto apostata, convertendosi all’Islam, dopo esser stato costretto a tale passo con la violenza. Dopo un ulteriore fidanzamento, non pervenuto a matrimonio per la morte della ragazza, Shabbetày si sposa una quinta volta.

Se Trivusch e Kurweil, psichiatri formati anche analiticamente (più che altro il secondo) parlano per Shabbetày di vera e propria paranoia (veniva identificato come fase “euforica” quella in cui il “profeta” si sentiva il Messia e si presentava come tale, con bastone e serpente, come fase “depressiva” quella in cui invece Shabbetày appariva “triste”), altri, come Siegmund Hurwitz, psicanalista junghiano e grande studioso dell’ebraismo, cui dobbiamo anche uno dei migliori saggi su Qabbalà, seguendo anche Marie-Louise von Franz, lo inquadra nella psicologia del Puer Aeternus, cioè di quella psicologia per cui la persona (in specie di genere maschile)rimarrebbe legata al mondo materno (dove la madre reale sarebbe solo un pre-testo, mentre conterebbe molto di più la Magna Mater idealizzata-sognata), vivendo quindi tra sogno e realtà, con una netta dominanza della prima dimensione, con una “forclusione” sostanziale della seconda, dove quindi la persona “non sa vivere”. Ora, tassonomie psicoanalitiche a parte(è una concezione comunque prigioniera della teoria freudiana basata sulla fase edipica, se non sul cosiddetto “complesso di Edipo”, che Deleuze e Guattari hanno abbondantemente demolito nell’”Anti-Oedipe” (sempre ripubblicato anche in italiano dalla casa editrice milanese Feltrinelli), non sarà invece che l’oscillare tra aspirazione alla castità e pulsione sessuale come anche il comportamento notoriamente bisessuale di Shabbetày “spiazza” chi vive altrimenti e ha un codice di comportamento rigido? La ricerca continua che, altrimenti, arriva a Faust e a esempi simili (lo scienziato che si ri-mette in gioco e mette in gioco tutta la propria vita precedente, pur di acquisire nuove conoscenze, poi miticamente punito con la vendita dell’anima al diavolo etc.), spaventa e mette in crisi chi “ha una vita sana e regolare”, chi dal punto di vista dottrinale e del”costume” ha un comportamento “altro” da quello che lo studioso, il biografo, l’esegeta o magari la “maggioranza silenziosa” vorrebbero e sarebbero disposti ad accettare. Di volta in volta il”pazzo”, ossia chi la società e cultura dominante sanzionano perché “perturbante” può essere Cesare, Alessandro Magno, Gesù, Simon Mago, Bruno, il”divino (Baruch) Spinoza”(come lo chiamava il non-EBreo Goethe, che ne esaltava il panteismo), escluso dalla sinagoga, il Freud che ricerca la sessualità infantile, Reich, la Spiridinova etc. Se qualcuno esalta una di tali figure, altri le denigrano (sempre ad una ad una, in genere, ma talora anche più di una), dannandole e condannandole. L’accettazione dell’altro si scontra con l’ipetrofia dell’Ego, che freudianamente si accoda al Super-Ego(ma lasciando perdere Freud e psicoanalisi, semplicemente accoglie acriticamente tutto quanto dice la cultura dominante, le abitudini correnti etc. i patterns, ossia i modelli di comportamento accettati) sempre specchio della cultura dominante, canonizzata come tale. In Oriente viene penalizzato chi non crede al Karma, nel’Occcidente ancora, pur se in modo residuale, cristianizzato, chi crede – o non crede alla Trinità (meglio Triunità divina etc.), ma anche, più banalmente chi non si piega alle mode, di qualunque tipo esse siano.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 24 maggio, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo