“Fuori di testa” – Eugen Galasso



“Sei fuori di testa”, “Fuori di te, fuori di me…fuori di testa” (canzoncina di circa 25 anni   fa); in altre lingue e dialetti: “Se mi succede…, vado fuori…”. Modi di dire che rimandano al pericolo di “impazzire” che, come si sa, non designa nulla. Un conto è se siamo alterati da alcol o altre droghe (sostanze psicototrope), ma la “pazzia”, sappiamo, non vuol dire nulla. Ma torniamo al sintagma variamente evidenziato prima, con connotazioni leggermente diverse. Boh, ma che cosa sarà…? “Fuori di testa”, ossia “out time and space”? (fuori del tempo e dello spazio)? Ma allora sarebbe una condizione felice (“Out of time” è una mitica canzone degli Stones, inter cetera…Ma nella visione post-einsteiniana avremmo dovuti imparare ad essere “oltre” queste categorie percettive, nonostante i “bocconiani” che ci vorrebbero tutti/e “rigorosi/e”, bravini/e, puntuali, insomma “terreni/e”, “terrestri”, magari con qualche anelito spirituale, purché intra moenia sanctae catholicae ecclesiae… sembravano fossero tutti “massoni senza Dio” e invece si scoprono cattolicissimi/e…), senza i legami e i legacci della bassa quotidianità impellente…Magari, mentre le esperienze “out of body”, extra-corporee occupano un ambito interessante della “psicologia umanistica”, ma talora scivolano in una dimensione favoleggiante che non s’addice (o invece sì? Fate voi) alla seria scienza che vorremmo.  “Fuori di testa” vel similia ossia il nulla. La testa include anche la bocca, organo soprattutto di fonazione, le orecchie, preposte all’udito, mentre il cervello ne è una parte, indi per cui o “essere fuori di testa” vorrebbe dire “fuori, con il cervello” e allora si attuerebbe l’opposto della sineddoche, ossia della figura che designa la parte per il tutto, mentre qui sarebbe il tutto per la parte… Ma la sineddoche rovesciata non va bene, perché allora saremmo tutti/e convinti/e meccanicisticamente che “solo il cervello e il suo funzionamento regolare vanno bene” e quale sarebbe questa presunta “regolarità”? Boh, chissà, magari quella che i poteri dominanti vogliono/vogliono imporci.   Prescindo qui dalla questione cervello= mente, che comunque non è peregrina, ma, aggirandosi in un bel ginepraio è meglio farlo con juicio, con prudenza…E questo meccanicismo è comunque accettabile? No, da decenni nessuno ci crede più e neppure le neuroscienze (nuovo meccanicismo, direbbe non a torto Giorgio Antonucci) s’azzardano a dirlo se non, forse, nelle “segrete stanze”…    Ecco che allora ancora una volta il linguaggio si fa veicolo e vettore di una conoscenza sbagliata, fuorviante, innecessaria, anzi nettamente disutile, da buttare e “rottamare” (Renzi docet…). Per scalzare il paradigma  psichiatrico, bisognerà°decostruirlo anche linguisticamente e credo che allora smontare frasi fatte come quella citata non sia una sciocchezza e possa comunque essere “un debut” (un inizio)…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 27 novembre, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo