Lucio Battisti “No dottore” – Eugen Galasso

Lucio Battisti, cantautore laziale accusato delle più atroci turpitudini (di essere “fascista”, in particolare) per malintesi continui, ma soprattutto per non essersi occupato troppo di politica, sia nella fase di collaborazione con Mogol (Giulio Rapetti) sia in quella successiva (dal 1980 in poi) con Pasquale Panella, dedicandosi invece a sentimenti, sensazioni, emozioni, ha però, anche nella fase Mogol, in particolare nell’album “La batteria, il contrabbasso etc.”(1976) scritto una  canzone,  “No dottore”, in cui il protagonista, forse (forse, però, il tutto è lasciato in una condizione di indeterminatezza, di “vaghezza”, voluta), in un contesto musicale da “progressive rock” con venature tra il funky e l’avvicinamento alla “disco music” più intelligente, accusato di omicidio della sua “lei” (“Quel che dice non mi piace” (rivolto allo psichiatra, a quanto pare)/l’ho lasciata che dormiva/respirava/era viva come me”), in una situazione kafkiana, che ricorda anche “L’orange” di Vidalin-Bécaud (testo e chanson precedenti di un decennio circa). Il protagonista è solo, con uno psichiatra, cui rivolge il “No Dottore”,  viene evidentemente rinchiuso (“Son rinchiuso/Ma è un abuso”), dove la situazione richiamata, indeterminatezza o meno, è proprio quella del TSO e della reclusione psichiatrica. Tutto è già preparato dalle frasi brevi, paratattiche (del resto è una canzone), “No dottore, per favore/Non è urgente/non è niente/Per un attimo la mente mi si è accesa/e qualcosa si bruciò/Il mio nome?/Il cognome?/L’indirizzo?/Dica il prezzo/Stia tranquillo non son pazzo”.   Non vorrei qui analizzare troppo in dettaglio tutto il testo, che è è facilmente reperibile, ma basterà dire qui che Rapetti-Mogol e Lucio Battisti a 4 anni dall’approvazione di una legge (La”Basaglia”, come viene impropriamente definita) affrontano un tema scottante allora, come lo è comunque ancora oggi, quando “fatta la legge, trovato l’inganno”, come recita un atroce detto italico (italiota, volendo)per cui, in buona sostanza, il potere della repressione psichiatrica, anche per ovvi motivi economici, ha potuto riaffermarsi, anche riproponendo le proprie terribili modalità (contenzione, elettroshock, sulla cui bontà giurava anche il “compianto” Giovanni Jervis, per vario tempo considerato quasi un “antipsichiatra” o comune un “alternativo”, espressione che rischia di non voler dire né designare alcunché. ”

Eugen Galasso (ringraziando Gerardo Musca che della canzone mi ha segnalato l’esistenza).

Pubblicato il: 3 luglio, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo