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Processo all’intimità sessuale di una giovane interdetta – Eugen Galasso








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Diritti alla Follia: https://dirittiallafollia.it/2021/07/02/processo-allintimita-sessuale-di-una-giovane-interdetta-presidio-al-tribunale-di-firenze/?fbclid=IwAR0lWPjMSfZqRgOtu_x9qM9mNby75HUSRGbU3xzZpfPjIgnVzqYEq14Gun0


L’associazione radicale “Diritti alla follia” promuove, il giorno 16 luglio a Firenze,  
un presidio davanti al tribunale di Firenze in difesa di Jeanette A. Fraga, che avrebbe incoraggiato la figlia, cittadina italiana,  considerata “interdetta” ad avere rapporti sessuali con il compagno (che, peraltro, è tale da 10 anni). L’accusa alla signora Fraga è grave, di “concorso in violenza sessuale”, il che è veramente assurdo, considerando il fatto che siamo (o saremmo?) in uno Stato che garantisce la libertà dei singoli individui, laico, quindi libero da “religioni di Stato” e simili. La tematica della libertà di amare, dunque anche in chiave di rapporti sessuali (la quaestio se l’amore implichi anche l’esercizio della sessualità sembra vetusta, ma se pensiamo che in psicanalisi, due teorici e clinici, entrambi di provenienza e scuola freudiana, come Wilhelm Reich -per cui la sessualità implica “direttamente” l’amore e viceversa, dove l’autore critica la “società chiavante” – e Theodor Reik , per cui invece si dà una dimensione dell’amore non necessariamente legata alla sessualità, su questo non sono d’accordo e la fila dei contrasti potrebbe venir allargata, le cose non sono così semplici, salvo che il riferimento alla libertà per l’individuo non dovrebbe essere opinabile, dato anche che i centri autogestiti garantiscono stanze doppie, non singole. Chiaramente si tratta di battaglie di civiltà, nelle quali l’impegno dei Radicali (ma non solo) è acclarato (cfr.anche la recente iniziativa referendaria sulla giustizia tout court) come anche del Centro di Relazioni umane è noto da tempo.   Eugen Galasso


“All’inizio del’92, quando sono arrivata al reparto Autogestito dell’Ospedale Psichiatrico di Imola, c’erano diverse coppie di fatto tra i pazienti. Le coppie si erano scelte nel corso degli anni di manicomio, sotto la minaccia di elettrochoc se scoperti dagli infermieri.
I pazienti dell’”Autogestito”, erano ospiti residenti che aspettavano una sistemazione abitativa all’esterno dell’O.P.; nel frattempo, le coppie di fatto, sotto la direzione del dott Antonucci, erano sistemate in camere doppie per rispetto dei loro bisogni, privacy e condizioni reali della loro vita, piuttosto che dei regolamenti istituzionali.” Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa fondatrice del Centro di Relazione umane e membro dell’Associazione Radicale “Diritti Alla Follia”.


Testimonianza di Paride Ugolini, ospite residente del reparto “Autogestito”:
VIDEO


Approfondimenti: “La chiave comune” di Giovanni Angioli, Editrice la MANDRAGOLA, 2016

Ardea un problema? – Eugen Galasso



L’episodio di Ardea presso  Roma, dove un ingegnere informatico 34 enne, disoccupato, s’è messo a sparare “all’impazzata”, uccidendo due bambini, un uomo anziano, poi sé stesso, sembra riproporre il problema del disagio “psico-esistenziale”, dove naturalmente i “buoni” sono quelli che magari vorrebbero tornare a “strutture chiuse” e comunque a riproporre il TSO come soluzione. Solo che l’uomo, come si apprende, aveva già subito un TSO e probabilmente proprio questo provvedimento ha contribuito a far scattare in lui una ribellione esistenziale “contro il mondo” e quindi non è vera la solita storia di chi vuole controlli rigorosi e magari la repressione di chi soffre del “disagio psichico” (o come si sente ancora dire “è malato di mente”), ma semmai l’anonimato di quartieri dormitorio, nei quali alligna l’alienazione iperindividualistica mista alla curiosità morbosa per comportamenti e pensieri (Antonucci docet…) considerati “strani”, “diversi dalla norma” etc, dove torna in mente la risposta di Thomas Szasz a una persona che gli chiedeva che cosa fosse la norma: “Una ragazza che abita a New York” (un italiano melomane forse citerebbe l’opera di Bellini… il prodotto non cambia…). Abituarsi all’altra persona, anche se “eccentrica” (magari solo secondo i canoni esistenti), accettarla invece di condannarla ante factum, cercare di capire che nessuna persona ha esigenze, desideri, pulsioni, pensieri “normati”, ciò costituirebbe un passo avanti nella comprensione della realtà (almeno di quella umana) nella quale ci troviamo a vivere.   Eugen Galasso

Pubblicato il 14 giugno, 2021
Categoria: Notizie

Presentazione dell’OMBUSDSMAN PERSONAL – Maria D’Oronzo



Il convegno organizzato dall’Associazione Radicale “Diritti alla follia” – GIUDICI TUTELARI E AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO: prassi da superare e percorsi formativi da seguire – è stata l’occasione per fare la nostra presentazione della figura professionale e del ruolo del Ombusdsman Personale svedese.


https://www.youtube.com/watch?v=a41_-zJmOZw&t=480s


Al minuto 2:20:00
https://dirittiallafollia.it/2021/06/05/giudici-tutelari-e-amministrazione-di-sostegno-prassi-da-superare-e-percorsi-formativi-da-seguire/






Mi presento. Sono Maria D’Oronzo, psicologa; mi sono formata con il dottor Giorgio Antonucci, sua collaboratrice per venticinque anni.
Questa sera parlerò dell’Ombusdsman Personale che, per semplificazione, chiamerò Personal Supporter: figura professionale dell’esperienza svedese.

L’Associazione Radicale “Diritti alla follia”, di cui faccio parte, ha tra i suoi obiettivi la salvaguardia di spazi di autodeterminazione e scelte delle persone nella procedura dell’amministratore di sostegno: così come è previsto nelle Osservazioni delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, e le Raccomandazioni di:
- Abrogare tutte le leggi che permettono a tutori e amministratori di sostegno di sostituirsi alle persone interessate
- Promuovere le emanazioni di provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo
- La formazione di professionisti in campo giuridico, sanitario e sociale per apportare tale cambiamento di prospettiva.

Nell’ottica delle Raccomandazioni ONU, l’associazione “Diritti alla follia” ha preso contatti con una ONG Svedese, OP-Skane, che ha sviluppato un sistema di Supporto Personale in linea con le osservazioni delle Nazioni Unite.
L’iniziativa dell’OP-Skane nasce nel 1995 dalla collaborazione tra l’Associazione di Utenti e l’Associazione di Familiari pazienti psichiatrici, in una provincia della Svezia: Skane.
Il Personal Supporter è un professionista formato dall’ONG OP-Skane, con finanziamenti statali (2/3) e comunali (1/3).
Visti gli aspetti positivi sia sotto il profilo di recupero personale, meno ricoveri e meno farmaci, sia per gli aspetti economici, il Parlamento Svedese ha deciso di allargare a tutta la Svezia il nuovo sistema e le Nazioni Unite raccomandano il sistema OP-Skane a livello mondiale.

Il Personal Supporter è un professionista con qualifica magistrale oppure giuridica oppure psicologica o altro.
La novità del Personal Supporter è che lavora esclusivamente su commissione del paziente psichiatrico, suo cliente: non ha alleanza né con la psichiatria, né con i servizi sociali né con le Autorità né con i familiari del paziente.
La posizione del Personal Supporter è indipendente rispetto alla cura e assistenza e quindi non può essere equiparato ai servizi sociali o ad altre forme di Autorità.
La mission del Personal Supporter è di migliorare la qualità di vita e le condizioni di vita dei clienti psichiatrici. Il Personal Supporter “fa solo ciò che il suo cliente vuole che lui faccia”.

Spesso occorre molto tempo prima che il cliente sappia oppure voglia dire il tipo di aiuto che desidera, questo vuol dire che il Personal Supporter deve impegnarsi per lungo tempo con i suoi clienti per sviluppare una condizione necessaria per una relazione di fiducia che permetta di affrontare questioni sempre più essenziali ed esistenziali.
L’esatto opposto di quanto usualmente avviene nei servizi territoriali dove il paziente viene assistito da professionisti che si propongono come suoi portavoce.
Il Personal Supporter contribuisce al recupero della persona dove per recupero si intende:

“opportunità di vivere la vita che vuoi in presenza o assenza di malattia.”

La collaborazione si basa sui desideri della persona e include:
- Supporto
- Collaborazione
- Risoluzione dei problemi
- Monitoraggio dei diritti
- Sostegno
- Orientamento alla cura

Il Personal Supporter ha anche il ruolo di segnalare le carenze del sistema assistenziale: carenze nell’accessibilità delle cure oppure pratiche discriminatorie che possono portare all’esclusione. Ad esempio trattamenti che limitano il potere dell’individuo e che portano ad una mancanza di speranza o ancora ad una mancanza di coordinamento tra gli attori responsabili della cura della persona.

Il lavoro del Personal Supporter mira a:
- Migliorare l’opportunità di influenzare le condizioni di vita del cliente e la sua partecipazione nella società
- Di ottenere l’opportunità di una vita più indipendente per il cliente
- Dare supporto agli utenti alloggiati i hoausing, o gruppi appartamento o unità abitative.
- Avere l’influenza sulla formazione del personale e sulla gestione delle residenze assistenziali e aumentare la comprensione delle prospettive degli utenti.

Il lavoro del Personal Supporter è un lavoro singolare nel significato che si è “soli nel lavoro” con u forte sentimento di solitudine: si incontrano molte situazioni differenti e individui che possono significare rischi sia fisici che emotivi; per questo è previsto un gruppo di preparazione alla crisi con un rappresentante sempre disponibile per i dipendenti da contattare in caso di incidenti o eventi seri.

Il Personal Supporter si deve mantenere su regole o linee-guida etiche:

- Incontrare l’altro i un rapporto alla pari
- Empatia, impegno, rispetto
- Beneficiare la persona
- Rispetto per l’autodeterminazione
- Migliorare il potere personale del cliente
- Ha il diritto di rifiutare la missione
- Non ha u ufficio perché “l’ufficio è potere”; non ha un orario d’ufficio ma è preparato a lavorare a qualsiasi ora 24/24 perché i problemi del suo cliente non si concentrano nelle ore dell’ufficio.
Il Personal Supporter lavora secondo uno schema flessibile in relazione ai bisogni e desideri dei suoi clienti che sono particolarmente diffidenti e abbandonati a sé stessi perché difficili da raggiungere e da aiutare.

Il Personal Supporter lavora secondo il modello relazionale, vuol dire uscire e incontrare i clienti nei loro luoghi: una piazza, per strada oppure dietro una porta chiusa.

I passi di contatto con i clienti sono:
- Realizzazione del contatto
- Sviluppo della comunicazione
- Costruzione di una relazione
- Mantenere un dialogo aperto
- Sviluppare progetti e/o impegni.

Per ottenere un Personal Supporter è necessario stabilire una relazione e semplicemente volere un Personal Supporter.

Il cliente deve avere il diritto all’anonimato di fronte alle autorità. Il Personal Supporter potrebbe essere pagato dalla comunità per il servizio che offre ma nel contratto di lavoro è chiaramente scritto che il Personal Supporter può rifiutarsi di dare i nomi delle persone e i luoghi dove le incontra.
Il personal Supporter dovrebbe supportare il cliente in tutte le questioni e non solo su quelle pratiche-concrete. Le prime priorità dei clienti solitamente non sono pratiche di tipo occupazionali-abitative piuttosto esistenziali. Ad esempio: perché la mia vita è diventata la vita di un paziente psichiatrico?
Il Personal Supporter deve essere in grado di spendere molto tempo a parlare con il suo cliente anche di queste questioni.
Il Personal Supporter deve essere ben preparato per tutelare i diritti del cliente di fronte alle autorità e anche nei tribunali.
Il cliente deve avere la massima trasparenza del lavoro che si sta eseguendo.
Il Personal Supporter ha il dovere alla privacy
Il Personal Supporter ha l’obbligo di denuncia nei casi di minori
Il Personal Supporter ha l’obbligo di eseguire l’incarico in conformità con la legge
Il Personal Supporter non può usare sul lavoro alcolici o psicofarmaci
Il Personal Supporter deve usare una grande cautela quando si tratta di ricevere regali o regalie dai clienti o loro familiari.

Il Consiglio Nazionale della Salute della Svezia ha limitato il tempo di supporto a due anni, ma questo non è una regola solo un punto di riferimento per non creare dipendenza in quanto c’è il rischio di diventare il risolutore dei problemi piuttosto di aiutare la persona a risolvere da sé stesso i problemi.

Il Personal Supporter è un supporto per le persone con disabilità mentale che hanno bisogno di aiuto per gestire la loro condizione di vita ed essere in grado di essere maggiormente coinvolti nella società.

A questo riguardo voglio ricordare, per onestà intellettuale ma anche per le similitudini le lezioni del dottor Giorgio Antonucci che dal 1960 ha sempre lavorato nella prospettiva di costruire rapporti alla pari, dare autonomia, poter personale e un ruolo nella società ai pazienti psichiatrici dentro e fuori i manicomi italiani.

Pubblicato il 13 giugno, 2021
Categoria: Notizie, Testi, Video

18enne ricoverato in T.S.O. (Trattamento Sanitario Obbligatorio) per aver manifestato il proprio dissenso all’uso della mascherina in classe




Pubblichiamo le iniziative del Telefono Viola di Roma e dell’associazione radicale “Diritti alla Follia”: ogni commento sarebbe pletorico.


Lettera dell’avv Gioacchino di Palma – Telefono Viola di Roma

“Avv. G I O A C C H I N O D I P A L M A
P a t r o c i n a n t e in
C a s s a z i o n e


Egregio Sig. Sindaco Comune di Fano Sede
Spettabile ASL Marche Nord Sede
Spettabile Tribunale di Pesaro Ufficio Volontaria Giurisdizione
Spettabile Ministero Pubblica Istruzione Sede

volgiurisdizione.tribunale.pesaro@giustiziacert.it
uffgabinetto@postacert.istruzione.it


Oggetto: Associazione “Telefono Viola” / Studente di Fano in TSO – Richiesta di REVOCA


Spettabili,
Il fatto:
Ho ricevuto incarico dal Presidente dell’Associazione “Telefono Viola”, dr.ssa Anna Grazia Stammati, in nome e per conto della quale invio la presente, di intervenire nella seguente vicenda a tutela degli scopi Statutari dell’Associazione che da oltre un quarto di secolo opera contro gli abusi e le violenze psichiatriche.

- giovedì 06.05.2021 in un Istituto Superiore di Fano un ragazzo, sembra di 18 anni d’età, protesta contro l’obbligo di dover indossare la mascherina in classe.

- dopo due ore di trattative, il ragazzo viene portato in Ospedale, con tanto di volante della Polizia, e qui, a seguito di proteste dello stesso, viene condotto nel reparto S.P.D.C. dell’Ospedale di Pesaro in Trattamento Sanitario Obbligatorio.

- la vicenda mediaticamente diventa di pubblico dominio in poche ore, scatenando reazione da più parti, sia per la gestione della stessa da parte dell’Istituto Scolastico, che a fronte della protesta di uno studente, determinata ma pacifica, non sa fare altro che chiedere l’intervento della Polizia e del 118, sia per l’ancor più l’incredibile epilogo. Un TSO.

Tutto ciò sinteticamente narrato, richiedo formalmente ai medici proponenti e convalidanti il TSO, ai medici del reparto S.P.D.C., ed al Sindaco del Comune di Fano, di agire, ognuno per quanto di sua competenza, per la revoca immediata del TSO.
Dalla lettura di quanto riportato da più quotidiani, apprendo che il Sindaco avrebbe detto che a fronte della doppia certificazione medica di proposta e convalida di un TSO, un Sindaco non può fare altro che firmare la relativa Ordinanza Sindacale. Se ciò fosse vero, sottolineo che a distanza di ben 42 anni dall’approvazione della legge 180/78 (cosiddetta “Legge Basaglia”), nelle Pubbliche Amministrazioni ancora non si è compreso il vero senso della legge, concepita e voluta dal Legislatore di allora, non quale forma di facile e rapida soluzione di tacitazione del dissenso, ma quale ultima ratio offerta dall’ordinamento per risolvere casi di acclarata malattia mentale non gestibile in altro modo se non attraverso uno strumento limitativo della libertà personale, quale
appunto il TSO, con compressione temporanea di diritti Costituzionalmente garantiti.
Allo stato poiché l’Associazione “Telefono Viola” non è a conoscenza del fatto che il Giudice Tutelare abbia o NON abbia convalidato il TSO, si confida in quei “controlli e verifiche”, espressamente richiamati dalla Legge, affinché la vicenda, venga fermata sul nascere, facendo tornare immediatamente il giovane studente all’interno della sua famiglia, e riconducendo il tutto, in ambiti più equilibrati che riconfigurino e riconducano la stessa nell’alveo di quello che è veramente stato, ed in ogni caso ricorrendo a soluzioni meno invasive nella vita del giovane studente, laddove
si ritenesse necessario procedere avverso una situazione di difficoltà e/o di disagio sociale.
Sulla realtà della vicenda si sottolinea che allo stato il tutto appare come la protesta di un giovane studente, all’interno della scuola, che piuttosto che reprimere dovrebbe essere in grado di valutare, comprendere ed accompagnare il senso più profondo del significato delle azioni e del pensiero manifestato dagli studenti, senza fornire risposte che dalle informazioni emerse dalla stampa, appaiono più come una forma di controllo del dissenso, piuttosto che di valutazioni oggettive e ponderate di quanto accaduto.
A questo punto, non essendo più nella competenza del Dirigente Scolastico poter fare qualcosa, si invita il Sindaco del Comune di Fano, la Asl, ed i medici del reparto S.P.D.C., nel rispetto del dettato legislativo, a rivalutare tutta la vicenda per procedere alla REVOCA dell’Ordinanza Sindacale.
Alla luce di maggiori e più approfondite valutazioni del caso, avvenuto da poche ore, si manifesta espressa riserva in ordine alla possibilità di agire anche giudizialmente, impugnando il TSO de quo innanzi agli organi competenti.
Rimanendo in attesa di cortese riscontro e confronto su tutto quanto scritto, invio Distinti saluti
(Avv. Gioacchino DI Palma)”


L’associazione Radicale “Diritti alla Follia ” si è attivata immediatamente per contattare il Sindaco del Comune di Fano (PU), i responsabili dell’azienda ospedaliera, il Collegio del Garante nazionale dei detenuti e il  Giudice tutelare, inviando la seguente P.E.C.



Diritti alla Follia Associazione Radicale

www.dirittiallafollia.it
dirittiallafollia@gmail.com


AL SINDACO DEL COMUNE DI FANO ALL’ OSPEDALE AZIENDA OSPEDALIERA – Ospedale Riuniti MARCHE NORD-DIRETTORE OSPEDALE “MURAGLIA DI FANO”-PRIMARIO DEL SERVIZIO PSICHIATRICO DI DIAGNOSI E CURA. AL COLLEGIO DEL GARANTE PER LE PERSONE DETENUTE O PRIVATE DELLA LIBERTÀ PERSONALE ALL’ ATTENZIONE DEL PRESIDENTE DEL COLLEGIO, DR. MAURO PALMA ALL’ ATTENZIONE DEI MEMBRI DEL COLLEGIO ALL’ UFFICIO DEL GIUDICE TUTELARE DI PESARO


OGGETTO: TSO DA NOTIZIA DEL “RESTO DEL CARLINO”. RICHIESTA DI REVOCA DEL TSO PER ILLEGITTIMITA’. ISTANZA DI ACCESSO AGLI ATTI



Egregi destinatari
Apprendiamo da notizie di stampa (articolo del “Resto del Carlino”) che oggi è stato compiuto un TSO a carico di un ragazzo che ha rifiutato di indossare la mascherina in orario scolastico. Pur comprendendo l’astratta scelta (sottoponibile a sindacato giudiziale) di imporre l’eventuale “didattica a distanza” per impedire l’accesso ai locali scolastici al ragazzo, i fatti descritti non possono essere posti credibilmente alla base di un legale trattamento sanitario obbligatorio. Anzitutto ci presentiamo:chi scrive è l’Associazione radicale “Diritti alla Follia”, nata nel 2018 dandosi statutariamente l’obiettivo di impegnarsi sul fronte della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle persone “sottoposte”:
1)a varie forme di coercizione nell’ambito del trattamento del “disagio psichico”; 2)ai cosiddetti “istituti di protezione” dell’individuo (tutela, curatela, amministrazione di sostegno); 3)alle misure di sicurezza per “non imputabili”.
Tali obiettivi vengono perseguiti attraverso: 1)l’elaborazione di disegni di riforma finalizzati ad introdurre elementi di maggiore tutela e garanzia della persona nell’ambito delle “procedure” coercitive in ambito psichiatrico; 2)esposti, su casi individuali come su problematiche “di sistema”, ad Istituzioni di vigilanza e monitoraggio sul piano nazionale ed internazionale; 3)inserimento nelle procedure amministrative e giudiziali che coinvolgano diritti fondamentali dei pazienti psichiatrici o ritenuti tali; 4)campagne di informazione e sensibilizzazione su tali temi.Nel caso di specie:

A) RILEVIAMO LA LESIONE DELLA DIGNITÀ E DEI DIRITTI CIVILI E POLITICI DEL RAGAZZO COINVOLTO NELL’ APPLICAZIONE DEL TSO.Premesso che, a mente dell’art.33 della legge 1978/833, “possono essere disposti dall’autorità sanitaria accertamenti e trattamenti sanitari obbligatori, secondo l’articolo 32 della Costituzione, nel rispetto della dignità della persona e dei diritti civili e politici”, il rifiuto –per quanto non condivisibile –dell’uso della mascherina, configura l’espressione di una posizione politica, e/o di una disobbedienza civile, che ben possono produrre misure coercitive tradizionali, ma giammai essere poste alla base di un TSO
Si percepisce chiaramente (e ci si permette di ritenere che ciò sarà percepito anche dal Tribunale di Pesaro) che i “diritti civili e politici”, assai significativamente evocati dall’art. 33 della legge 1978/833, sono tali (cioè “diritti”) proprio in quanto corrispondono all’espressione di opinioni ed all’adozione di comportamenti “contrastanti” l’autorità governativa. E’ proprio nel fuoco di tale “divergenza” tra cittadino ed autorità che viene “forgiato” il ferro del diritto, che quest’ ultimo assume concreta dimensione di presidio alle libertà dell’individuo;
B) CHIEDIAMO PER QUESTO LA REVOCA IMMEDIATA DELL’ILLEGITTIMO TRATTAMENTO SANITARIO OBBLIGATORIO rilevando come l’art 35 della l. 1978/833 abiliti “chiunque vi abbia interesse” all’ impugnativa del provvedimento delTSO, e per le ragioni riferite e documentate di tale “interesse” è portatrice anche l’Associazione “Diritti alla follia”, che essendo abituata all’ impugnazione è abilitata alla richiesta di revoca del provvedimento ed al collegato accesso agli atti;
C) CHIEDIAMO ALTRESÌ, L’ ACCESO AGLI ATTI DELLA PROCEDURA con la trasmissione della proposta di TSO, della relativa convalida, nonché dell’ordinanza Sindacale che ha“disposto” il TSO
Migliori saluti
Roma, lì 6maggio 2021
Associazione Radicale “ Diritti alla Follia

Partito Libertario – Associazione Radicale per il Partito Libertario

COMUNICATO STAMPA DELL’11 MAGGIO 2021 ASSOCIAZIONE RADICALE PER IL PARTITO LIBERTARIO
TSO, PRATICA REPRESSIVA E COSTITUZIONALMENTE ILLEGITTIMA: IL CASO DELLO STUDENTE DI FANO


I bastian contrari, cioe? le persone che poste di fronte ad una teoria consolidata, ad una verita? che una volta accertata e considerata come tale da chi ha il potere di certificarne la correttezza diventa verita? assoluta, un dogma, a volte perche? sinceramente convinte di una teoria o verita? opposta, a volte per puro spirito di contraddizione, la mettono in dubbio capovolgendola finche? venga prodotta una nuova teoria o verita? che nega la prima, sono indubbiamente dei rompicoglioni. Non sempre, forse nemmeno spesso, le obiezioni sono valide e ben fondate; ma ben vengano. Soprattutto nei luoghi paludati della verita? ufficiale, quale tra gli altri la scuola pubblica, nella quale viene garantita a tutti la stessa istruzione; luogo che con sferzante animo critico e? stato giustamente definito ‘palestra di impotenza’. Se, infatti, a scuola non c’e? spazio per la critica, a meno che la critica non sia una critica gia? preconfezionata e ben assimilata, il potere della conoscenza acquisita nel percorso di crescita, viene totalmente ribaltato nella sottomissione – cioe? in una abitudine all’obbedienza o non meno grave alla passiva acquiescenza- ad una disciplina ‘scientifica’, dove per scienza si intendono tutte le discipline, comprese quelle umanistiche, impartite agli studenti dai professori. Per fortuna, a scuola si impara tanto altro, ma quasi sempre al di fuori dei programmi ministeriali, se non addirittura loro malgrado.
Noi del partito libertario, poniamo in cima ai nostri valori la liberta? dell’individuo, quale assenza di limiti preposti, che trova argine solo nella responsabilita?, eventualmente anche fatta valere dagli altri individui nell’esercizio della propria liberta? altrettanto assoluta, in un equilibrio, per cosi? dire, naturale tra gli uomini
e le donne che convivono nello stesso spazio e in questo si pongono spontaneamente e/o inevitabilmente in relazione. Pertanto, noi non possiamo che essere a favore dei bastian contrari.
A favore dei bastian contrari, come lo studente delle scuole superiori di Fano, sottoposto a TSO per aver disobbedito ostinatamente all’obbligo di indossare la mascherina durante la lezione e? un bastian contrario intelligente, per come lo ha definito la sua insegnante, il quale, ogni qualvolta veniva affacciata una tesi, subito rispondeva con una anti-tesi, recuperata nei meandri del web, di cui pare sia esperto navigatore.
A favore dei bastian contrari, e contro la pratica repressiva e costituzionalmente illegittima del TSO che in modo sempre piu? evidente disvela la sua natura di pratica di punizione e di neutralizzazione del ribelle o comunque dell’individuo non allineato e non conforme.
Mussolini, nel 1927, afferma che “in uno Stato ben ordinato, la cura della salute del popolo deve essere al primo posto. Bisogna quindi vigilare seriamente sul destino della razza, bisogna curare la razza”. Insomma, la “difesa sanitaria dell’individuo” si risolve “nella difesa sanitaria della razza” e cosi? avviene che “la medicina individuale e quella delle stirpi, procedendo, mettono capo alla medicina politica, funzione di governo”, scrive sempre nel 1927 P. Petrazzani, vice direttore del San Lazzaro e primo podesta? fascista di Reggio Emilia. Al manicomio, gia? da prima adibito a ‘sistemare’ i parenti e soprattutto le parenti (mogli e figlie) scomode, ed alla rete di istituzioni di prevenzione ad esso correlate e? affidato il compito di combattere e ritardare “la degenerazione della razza” provocata dai “deboli”, dagli “incapaci”, dai “perturbatori della vita ordinata e lavorativa” della “Nazione”, rispetto ai quali si dovranno prevedere “forti organi di correzione e di eliminazione”.
Sovviene alla mente anche il Socialismo Reale, la qualificazione e la repressione dei dissidenti normativamente definiti malati di mente, perche? “chi se non un pazzo potrebbe opporsi al Comunismo?”. Nel 1961 entro? in vigore la circolare “Per il ricovero d’urgenza dei malati di mente che rappresentano un pericolo pubblico” approvato dal Ministero della Sanita? dell’URSS (del 10 ottobre 1961 04-14/32).
Della stessa scuola, il comunista Giovanni Berlinguer, che con sua iniziativa legislativa tolse agli psichiatri il limite del ‘pericolo per se? e per gli altri’ per il ricovero coatto, dovendo, invece, bastare che ai professionisti della patologia mentale sembri che il soggetto sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio (TSO) necessiti di cure. Fin quando, adesso, un altro ministro della sanita?, anche lui della medesima tradizione ideologica, esplicitamente pone e attua un
disegno di mutamento genetico dello Stato e della societa?, dichiarando di fatto i principi fondamentali contenuti nella Costituzione carta straccia, con cio? comportando inevitabilmente che chi viene considerato di ostacolo al ‘bene pubblico’, ovvero alla concezione in vigore di ‘salute pubblica’ adottata sulla base del ‘conventional wisdom’, va punito come deviante, nemico dello Stato e pazzo pericoloso. Anche se non ha compiuto alcun reato, per mezzo del TSO. E anche per il suo ‘bene’, come lo studente bastian contrario di Fano, il quale, una volta giunto nel reparto di igiene mentale, e? stato privato bruscamente del suo cellulare, perche? “adesso il ragazzo ha bisogno di riposare”.
In linea con i radicali dell’associazione “Diritti alla Follia” (documento del 6 maggio 2021) rileviamo che la pratica del TSO spesso ha leso e lede il diritto alla salute che asseritamente afferma di voler tutelare. Sino ad essere trasformato in uno strumento di repressione del dissenso e di punizione per quelle condotte ritenute non-conformi, laddove non esiste sanzione legale (quindi, in violazione del principio di legalita?). Denunciamo, quindi, l’illegittimita? TSO nei confronti del ragazzo bastian contrario di Fano e chiediamo l’immediata revoca del trattamento riservandoci di fare anche noi accesso ai relativi atti (istanza e convalida del TSO e ordinanza sindacale) per impugnarli nelle sedi competenti.
________________________________________
Partito Libertario – Associazione Radicale per il Partito Libertario
Rif. Fabio Massimo Nicosia, rappresentante ARPL nel Comitato nazionale di Radicali Italiani

Pubblicato il 7 maggio, 2021
Categoria: Notizie

25 Convegno Internazionale Globalità dei linguaggi “Arte e Follia” – Maria D’Oronzo

 




Pima Parte


Con la registrazione della cerimonia di premiazione del “Premio Giorgio Antonucci” a Stefania Guerra Lisi.

“Quando si pensa che qualcuno parli senza significato, è un nostro limite”. Giorgio Antonucci

https://www.youtube.com/watch?v=4EPSUdYZNjM


Seconda Parte

Con la presentazione di Stefania Guerra Lisi dell’opera pittorica di Giuseppe Tradii, pittore dei muri e porte e quadri dei reparti “Autogestito” all’ospedale psichiatrico di Imola.

“La pura gioia di vivere e la pura bellezza, la troviamo nell’arte, perché la nostra cattiva educazione c’è l’ha tolta dalla vita di ogni giorno”. Dai taccuini di Giorgio Antonucci

“L’arte è funzionale al cambiamento del mondo, è strumento di comunicazione tra le persone, è rappresentazione della realtà. È fondata sulla libertà. Giorgio Antonucci ha usato l’arte come strumento di resistenza contro le barbarie del manicomio” Maria D’Oronzo

https://www.youtube.com/watch?v=omZJYPM8L40


Pubblicato il 27 marzo, 2021
Categoria: Notizie

Giorgio Antonucci: Umanizzare i luoghi della psichiatria – Intervista a Maria D’Oronzo – Il Reparto Autogestito di Imola



https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o

In questa nuova intervista ho raccontato di quanto fosse presente l’arte e il divertimento nei reparti di Antonucci. Il titolo, scelto dal Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo, credo voglia richiamare parafrasando, l’idea di Basaglia che era ‘umanizzare il matto’.


Ho raccontato solo il 30% della storia dell’Autogestito. Riporto il commento all’intervista di Giovanni Angioli sui social media :
Giovanni Angioli: -All’autogestito del Lolli ogni momento era quello giusto per fare intrattenimento con i pazienti. Giorgio Antonucci era un vulcano di idee. Un giorno mi disse : domani arriva un gruppo di musicisti giapponesi che fanno quattro spettacoli in Europa per l’Italia hanno scelto il nostro reparto . Fu un pomeriggio favoloso ma la cosa che ci sorprese di più di che chiusero il concerto i tornando Romagna mia. Un’altra volta Giorgio mi disse: ho incontrato Francesco Bacini gli ho chiesto se fosse disponibile a venire a fare un concerto nel nostro reparto, mi ha detto che appena si libera dagli impegni ci contatterà. Non tardò molto. Venne un pomeriggio e dedicò il concerto ai ricoverati, non solo del nostro reparto ma di tutto l’ospedale. In quell’occasione parteciparono anche molte persone dalla città e fu un modo anche per fare conoscere il nostro lavoro a chi non si era mai domandato cosa fosse un ex reparto psichiatrico . Questo per ricordare alcuni degli avvenimenti svoltisi a favore dei nostri degenti.-
Mostre di scultura e pittura concerti di clavicembalo e musica pop, concerti per pianoforte, anche un concorso di bellezza ‘ Miss over ‘50’.




L’intervista su YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o


grazie al Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo

Pubblicato il 4 gennaio, 2021
Categoria: Notizie, Video

Trattamento sanitario obbligatorio e COVID – Eugen Galasso






Sentire il Presidente del Consiglio, evidentemente non a conoscenza della questione TSO (trattamento sanitario obbligatorio) parlare del non ricorso a questo strumento per un eventuale obbligo vaccinale, ovviamente contro il COVID, sconcerta sia per i toni, sia soprattutto per la palese ignoranza del fatto, gravissima per il capo del governo. Una norma estremamente discutibile, palesemente di stampo autoritario, usata dalla politica dell’epoca (Legge “Basaglia”, anche se Franco Basaglia ne negava la paternità, va ricordato) quale contrappeso alla”chiusura dei manicomi”, invero non realizzata, dovrebbe sparire dal vocabolario, anche perché Conte non ha parlato di “uso metaforico del termine”, ma lo ha usato senza remora, il che, ancora una volta, appare grave sia per l’ignoranza della cosa, sia per la tacita approvazione (sempre ammesso che sappia qualcosa della disposizione specifica) del TSO e del suo indiscriminato.       Eugen Galasso

Pubblicato il 15 dicembre, 2020
Categoria: Notizie

Maria D’Oronzo: III° Convegno Associazione Radicale – Diritti alla follia -





https://www.youtube.com/watch?v=Uos860Tc-PE&fbclid=IwAR0by-PUILwnjUEGnAUYBVt4PJUVISkakwpJCQj7OCbobVJbGIvwrqlBV74


3° Congresso Associazione Radicale Diritti alla Follia,
24 ottobre 2020 – sessione del pomeriggio.

Pubblicato il 24 novembre, 2020
Categoria: Notizie

Maria D’Oronzo – Intervista: Gli psichiatri ordinavano i T.S.O., ma Antonucci risolveva senza. Come faceva?






https://www.youtube.com/watch?v=UKYI0rJFy9Y

Pubblicato il 20 novembre, 2020
Categoria: Notizie, Video

Paola Torsello : In ricordo di Giorgio




(Giorgio Antonucci con un paziente del reparto di neurologia “Centro di relazioni umane” a Cividale del Friuli, 1968)


24 febbraio 1933 – 18 novembre 2017
Giorgio manca immensamente da tre anni.
Giorgio è il professore Antonucci, ma lui si faceva chiamare per nome e si faceva dare del tu.
Lui accorciava lo spazio dei rapporti, anche dei rapporti medico-persona, li rendeva umani.
Restituiva alle persone il diritto alla sofferenza, così come dovrebbe essere ma non sempre lo è.
Al contempo non risparmiava uno sguardo concreto sul disagio politico delle istituzioni, dell’ambiente, della collettività, della storia.
Il professore Antonucci è stato un uomo che ha vissuto la sua vita e la sua professione per affermare giustizia, chiarezza e ben-essere, adoperando l’ascolto e instaurando il dialogo come unico strumento di ‘cura’.
È stato il solo medico al mondo ad aver lavorato in manicomio senza mai usare strumenti psichiatrici.
Il solo al mondo a non aver mai fatto un Trattamento Sanitario Obbligatorio e, il suo impegno, era sempre rivolto alla critica e all’inutilità bestiale delle coercizioni, in ogni tipo di istituzione.
Lui ha restituito consapevolezza e libertà alle persone col ‘solo’ uso delle Relazioni Umane e della creatività.
Lui è stato un insegnamento fertile per tutti noi, ovvero per chi ha voluto aprire uno sguardo su un Fare differente rispetto una realtà già impostata, realtà da de-costruire e rendere vitale.
Non elenco i suoi premi internazionali e il rumoroso silenzio di certe istituzioni alla sua vita professionale e alla sua memoria… ma esistono le numerose testimonianze a dimostrare e a dirci che si può fare molto diversamente…
Ringrazio Maria D’oronzo, sua preziosa collaboratrice e una cara amica sempre presente al bisogno, per avermelo fatto conoscere; la ringrazio anche perché col suo lavoro di donna e di psicologa, prosegue a diffondere la stessa libertà e lo stesso rispetto che ha condiviso e praticato insieme a Giorgio. Paola Torsello



(La foto di Piero Colacicchi fu uno “scatto rubato” durante la prima visita della popolazione della montagna reggiana al manicomio di San Lazzaro di Reggio Emilia. Erano delle calate in manicomio per denunciare le condizioni dell’Ospedale Psichiatrico. Nella foto si vede un bambino legato a una panca e al suo fianco Giorgio Antonucci)

Pubblicato il 18 novembre, 2020
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo