L’INDISCIPLINA DI LEONARDO-Uccelli Senza Gabbia-di Giorgio Antonucci

da Frigidaire n°171-172-173

 

Scriveva Nietzsche di Leonardo: “C’è in lui qualcosa di silenzioso, qualcosa che è proprio di colui che ha contemplato una cerchia troppo vasta di cose buone e cattive”.

E l’aneddoto racconta che un suo giovane allievo (non ricordo chi era) lo aveva sorpreso un giorno in contemplazione del cielo e gli avava chiesto perchè guardasse le stelle e Leonardo gli aveva risposto che guardava gli spazi oscuri, chiedendosi se si trattava di vuoto.

E all’allievo che diceva che questo è un problema di filosofia aveva risposto che lo riteneva un problema di pittura.

In ogni modo ciascuno, in questi secoli, ha cercato di catturare Leonardo per farne un custode del prorio giardino, criticando d’altra parte il suo carattere dispersivo.

Hanno provato tutti ad inquadrarlo.

Ed ecco il pittore che dice che Leonardo ha lasciato pochi lavori, e diversi incompiuti, e scontentava i committenti, e rovinava gli affreschi e le pitture murali con gli esperimenti sull’uso dei colori e sulla preparazione delle pareti.

Lo scultore e l’architetto trovano solo progetti invece di opere, e già Michelangiolo lo aveva accusato di incapacità e negligenza, forse anche perchè lui stesso sentiva dentro di sè un simile fuoco di nebulose incompiute.

Gli sperimentatori lo accusavano di essere pellegrino e frammentario e gli scienziati di non essere sistematico.

I filosofi lo trovano senza verità, i mistici senza religione, i poeti senza passione.

Freud lo considera troppo riservato per non essere sospetto.

E il nibbio-avvoltoio vola in un cielo senza risposte.

Così Leonardo forse non sarebbe a posto col cervello.

Il sorriso delle pitture sarebbe ambiguo.

I moralisti troveranno che rubava i cadaveri di notte e disegnava armi per i signori.

In quanto alla sessualità non solo sarebbe stato omosessuale, ma anche omosessuale represso.

Insomma un fallito.

Un genio mancato.

Tutti guai derivati da un’infanzia senza madre.

Ma chi sono tutti questi commentatori?

Come pure altri che attribuiscono a Leonardo le proprie idee o i propri sentimenti?

Sono conchiglie che vogliono rinchiudere il mare o vasi di cristallo che vogliono raccogliere i venti?

Sembrano i cacciatori della balena bianca.

Per fortuna Armando Verdiglione, nel suo libro acuto su Leonardo, ironizza sui tentativi passati e presenti di catturare questo maestro di volo, che sfuma ogni volta tra le dita del cacciatore, e ci lascia assorti sul pensiero dell’infinito come sulla riva del mare o come alle soglie degli spazi.

“La parola originaria. Nel suo idioma e nella sua qualità, Leonardo se ne occupa quasi allo stato nascente” – scrive Verdiglione.

E sottolinea l’estranietà di Leonardo a qualunque compiutezza che è conformismo e prigionia, pericolo di autorità e intolleranza, promessa di rigidità e pietrificazione.

Il principio del terzo escluso che vuol dire o con me o contro di me. Ed è la fine della poesia e l’inizio dei recinti di morte, che noi del secolo ventesimo abbiamo subito in particolare.

Invece Leonardo sa come pochi che l’universo non è una gabbia di uccelli.

Pubblicato il: 4 gennaio, 2009
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo