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Presentazione dell’OMBUSDSMAN PERSONAL – Maria D’Oronzo



Il convegno organizzato dall’Associazione Radicale “Diritti alla follia” – GIUDICI TUTELARI E AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO: prassi da superare e percorsi formativi da seguire – è stata l’occasione per fare la nostra presentazione della figura professionale e del ruolo del Ombusdsman Personale svedese.


https://www.youtube.com/watch?v=a41_-zJmOZw&t=480s


Al minuto 2:20:00
https://dirittiallafollia.it/2021/06/05/giudici-tutelari-e-amministrazione-di-sostegno-prassi-da-superare-e-percorsi-formativi-da-seguire/






Mi presento. Sono Maria D’Oronzo, psicologa; mi sono formata con il dottor Giorgio Antonucci, sua collaboratrice per venticinque anni.
Questa sera parlerò dell’Ombusdsman Personale che, per semplificazione, chiamerò Personal Supporter: figura professionale dell’esperienza svedese.

L’Associazione Radicale “Diritti alla follia”, di cui faccio parte, ha tra i suoi obiettivi la salvaguardia di spazi di autodeterminazione e scelte delle persone nella procedura dell’amministratore di sostegno: così come è previsto nelle Osservazioni delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, e le Raccomandazioni di:
- Abrogare tutte le leggi che permettono a tutori e amministratori di sostegno di sostituirsi alle persone interessate
- Promuovere le emanazioni di provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo
- La formazione di professionisti in campo giuridico, sanitario e sociale per apportare tale cambiamento di prospettiva.

Nell’ottica delle Raccomandazioni ONU, l’associazione “Diritti alla follia” ha preso contatti con una ONG Svedese, OP-Skane, che ha sviluppato un sistema di Supporto Personale in linea con le osservazioni delle Nazioni Unite.
L’iniziativa dell’OP-Skane nasce nel 1995 dalla collaborazione tra l’Associazione di Utenti e l’Associazione di Familiari pazienti psichiatrici, in una provincia della Svezia: Skane.
Il Personal Supporter è un professionista formato dall’ONG OP-Skane, con finanziamenti statali (2/3) e comunali (1/3).
Visti gli aspetti positivi sia sotto il profilo di recupero personale, meno ricoveri e meno farmaci, sia per gli aspetti economici, il Parlamento Svedese ha deciso di allargare a tutta la Svezia il nuovo sistema e le Nazioni Unite raccomandano il sistema OP-Skane a livello mondiale.

Il Personal Supporter è un professionista con qualifica magistrale oppure giuridica oppure psicologica o altro.
La novità del Personal Supporter è che lavora esclusivamente su commissione del paziente psichiatrico, suo cliente: non ha alleanza né con la psichiatria, né con i servizi sociali né con le Autorità né con i familiari del paziente.
La posizione del Personal Supporter è indipendente rispetto alla cura e assistenza e quindi non può essere equiparato ai servizi sociali o ad altre forme di Autorità.
La mission del Personal Supporter è di migliorare la qualità di vita e le condizioni di vita dei clienti psichiatrici. Il Personal Supporter “fa solo ciò che il suo cliente vuole che lui faccia”.

Spesso occorre molto tempo prima che il cliente sappia oppure voglia dire il tipo di aiuto che desidera, questo vuol dire che il Personal Supporter deve impegnarsi per lungo tempo con i suoi clienti per sviluppare una condizione necessaria per una relazione di fiducia che permetta di affrontare questioni sempre più essenziali ed esistenziali.
L’esatto opposto di quanto usualmente avviene nei servizi territoriali dove il paziente viene assistito da professionisti che si propongono come suoi portavoce.
Il Personal Supporter contribuisce al recupero della persona dove per recupero si intende:

“opportunità di vivere la vita che vuoi in presenza o assenza di malattia.”

La collaborazione si basa sui desideri della persona e include:
- Supporto
- Collaborazione
- Risoluzione dei problemi
- Monitoraggio dei diritti
- Sostegno
- Orientamento alla cura

Il Personal Supporter ha anche il ruolo di segnalare le carenze del sistema assistenziale: carenze nell’accessibilità delle cure oppure pratiche discriminatorie che possono portare all’esclusione. Ad esempio trattamenti che limitano il potere dell’individuo e che portano ad una mancanza di speranza o ancora ad una mancanza di coordinamento tra gli attori responsabili della cura della persona.

Il lavoro del Personal Supporter mira a:
- Migliorare l’opportunità di influenzare le condizioni di vita del cliente e la sua partecipazione nella società
- Di ottenere l’opportunità di una vita più indipendente per il cliente
- Dare supporto agli utenti alloggiati i hoausing, o gruppi appartamento o unità abitative.
- Avere l’influenza sulla formazione del personale e sulla gestione delle residenze assistenziali e aumentare la comprensione delle prospettive degli utenti.

Il lavoro del Personal Supporter è un lavoro singolare nel significato che si è “soli nel lavoro” con u forte sentimento di solitudine: si incontrano molte situazioni differenti e individui che possono significare rischi sia fisici che emotivi; per questo è previsto un gruppo di preparazione alla crisi con un rappresentante sempre disponibile per i dipendenti da contattare in caso di incidenti o eventi seri.

Il Personal Supporter si deve mantenere su regole o linee-guida etiche:

- Incontrare l’altro i un rapporto alla pari
- Empatia, impegno, rispetto
- Beneficiare la persona
- Rispetto per l’autodeterminazione
- Migliorare il potere personale del cliente
- Ha il diritto di rifiutare la missione
- Non ha u ufficio perché “l’ufficio è potere”; non ha un orario d’ufficio ma è preparato a lavorare a qualsiasi ora 24/24 perché i problemi del suo cliente non si concentrano nelle ore dell’ufficio.
Il Personal Supporter lavora secondo uno schema flessibile in relazione ai bisogni e desideri dei suoi clienti che sono particolarmente diffidenti e abbandonati a sé stessi perché difficili da raggiungere e da aiutare.

Il Personal Supporter lavora secondo il modello relazionale, vuol dire uscire e incontrare i clienti nei loro luoghi: una piazza, per strada oppure dietro una porta chiusa.

I passi di contatto con i clienti sono:
- Realizzazione del contatto
- Sviluppo della comunicazione
- Costruzione di una relazione
- Mantenere un dialogo aperto
- Sviluppare progetti e/o impegni.

Per ottenere un Personal Supporter è necessario stabilire una relazione e semplicemente volere un Personal Supporter.

Il cliente deve avere il diritto all’anonimato di fronte alle autorità. Il Personal Supporter potrebbe essere pagato dalla comunità per il servizio che offre ma nel contratto di lavoro è chiaramente scritto che il Personal Supporter può rifiutarsi di dare i nomi delle persone e i luoghi dove le incontra.
Il personal Supporter dovrebbe supportare il cliente in tutte le questioni e non solo su quelle pratiche-concrete. Le prime priorità dei clienti solitamente non sono pratiche di tipo occupazionali-abitative piuttosto esistenziali. Ad esempio: perché la mia vita è diventata la vita di un paziente psichiatrico?
Il Personal Supporter deve essere in grado di spendere molto tempo a parlare con il suo cliente anche di queste questioni.
Il Personal Supporter deve essere ben preparato per tutelare i diritti del cliente di fronte alle autorità e anche nei tribunali.
Il cliente deve avere la massima trasparenza del lavoro che si sta eseguendo.
Il Personal Supporter ha il dovere alla privacy
Il Personal Supporter ha l’obbligo di denuncia nei casi di minori
Il Personal Supporter ha l’obbligo di eseguire l’incarico in conformità con la legge
Il Personal Supporter non può usare sul lavoro alcolici o psicofarmaci
Il Personal Supporter deve usare una grande cautela quando si tratta di ricevere regali o regalie dai clienti o loro familiari.

Il Consiglio Nazionale della Salute della Svezia ha limitato il tempo di supporto a due anni, ma questo non è una regola solo un punto di riferimento per non creare dipendenza in quanto c’è il rischio di diventare il risolutore dei problemi piuttosto di aiutare la persona a risolvere da sé stesso i problemi.

Il Personal Supporter è un supporto per le persone con disabilità mentale che hanno bisogno di aiuto per gestire la loro condizione di vita ed essere in grado di essere maggiormente coinvolti nella società.

A questo riguardo voglio ricordare, per onestà intellettuale ma anche per le similitudini le lezioni del dottor Giorgio Antonucci che dal 1960 ha sempre lavorato nella prospettiva di costruire rapporti alla pari, dare autonomia, poter personale e un ruolo nella società ai pazienti psichiatrici dentro e fuori i manicomi italiani.

Pubblicato il 13 giugno, 2021
Categoria: Notizie, Testi, Video

Giorgio Antonucci: Umanizzare i luoghi della psichiatria – Intervista a Maria D’Oronzo – Il Reparto Autogestito di Imola



https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o

In questa nuova intervista ho raccontato di quanto fosse presente l’arte e il divertimento nei reparti di Antonucci. Il titolo, scelto dal Comitato dei cittadini per i diritti dell’uomo, credo voglia richiamare parafrasando, l’idea di Basaglia che era ‘umanizzare il matto’.


Ho raccontato solo il 30% della storia dell’Autogestito. Riporto il commento all’intervista di Giovanni Angioli sui social media :
Giovanni Angioli: -All’autogestito del Lolli ogni momento era quello giusto per fare intrattenimento con i pazienti. Giorgio Antonucci era un vulcano di idee. Un giorno mi disse : domani arriva un gruppo di musicisti giapponesi che fanno quattro spettacoli in Europa per l’Italia hanno scelto il nostro reparto . Fu un pomeriggio favoloso ma la cosa che ci sorprese di più di che chiusero il concerto i tornando Romagna mia. Un’altra volta Giorgio mi disse: ho incontrato Francesco Bacini gli ho chiesto se fosse disponibile a venire a fare un concerto nel nostro reparto, mi ha detto che appena si libera dagli impegni ci contatterà. Non tardò molto. Venne un pomeriggio e dedicò il concerto ai ricoverati, non solo del nostro reparto ma di tutto l’ospedale. In quell’occasione parteciparono anche molte persone dalla città e fu un modo anche per fare conoscere il nostro lavoro a chi non si era mai domandato cosa fosse un ex reparto psichiatrico . Questo per ricordare alcuni degli avvenimenti svoltisi a favore dei nostri degenti.-
Mostre di scultura e pittura concerti di clavicembalo e musica pop, concerti per pianoforte, anche un concorso di bellezza ‘ Miss over ‘50’.




L’intervista su YOUTUBE https://www.youtube.com/watch?v=BgNl6zmaT9o


grazie al Comitato dei Cittadini per i Diritti dell’Uomo

Pubblicato il 4 gennaio, 2021
Categoria: Notizie, Video

Maria D’Oronzo – Intervista: Gli psichiatri ordinavano i T.S.O., ma Antonucci risolveva senza. Come faceva?






https://www.youtube.com/watch?v=UKYI0rJFy9Y

Pubblicato il 20 novembre, 2020
Categoria: Notizie, Video

Stefania Guerra Lisi:3°Congresso associazione Radicale Diritti alla Follia ottobre 2020 (pomeriggio)





href=”https://www.youtube.com/watch?v=WnG7G4Fd10w&feature=youtu.be


Bellissimo intervento, dove essendo partita dalla capacità autotelica dell’individuo in relazione con il “grembo sociale” e senza, in apparenza, aver toccato la critica , se vogliamo “foucaultiana”, ai poteri e al loro consolidarsi con e nell’imposizione di”saperi”, intesi come modi di comportamento, in realtà
è riuscita perfettamente a centrare il problema:diritto all’essere altro, anche esplicantesi quale”diritto alla follia”, inter cetera(ossia n+ 1 possibilità).

Pubblicato il 18 novembre, 2020
Categoria: Video

Psichiatria e Non. Oltre la diagnosi “la pratica di Giorgio Antonucci” – Intervista a Maria D’Oronzo



Il lavoro del “Centro di Relazioni Umane”, dall’inizio.


Video QUI





https://youtu.be/IZ7tF9bw9xw

Grazie all’impegno di

TuEdIo – Narcisismo e Amore

Pubblicato il 7 aprile, 2020
Categoria: Notizie, Video

Poesia di Giorgio Antonucci – “Se mi ascolti e mi credi”


Lettura di Maria D’Oronzo





https://www.youtube.com/watch?v=wvxVeKZumHw&t=76s


Le poesie del dottor Giorgio Antonucci nascono dalle conversazioni del dottore con le internate nei reparti degli ospedali psichiatrici in cui il dottore ha lavorato.
Il dottore rifiuta la diagnosi: “La diagnosi viene negata in quanto pregiudizio psichiatrico che impedisce di intraprendere il vero lavoro psicologico con la sofferenza degli uomini per le contraddizioni della natura e della coscienza e per le contraddizioni della società e i conflitti della convivenza.” wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Antonucci.


Testo




Se mi ascolti
e mi credi
posso raccontarti
in che modo
sono finita
qui dentro


in che modo
sono finita
qui dentro



posso raccontarti
cos’è accaduto
quando avevo
sedici anni


La mia storia
è molto
semplice


La mia storia
è semplice
e chiara


La ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità
nonostante tutto


Nonostante il ricovero a tradimento
Nonostante gli interrogatori dei primi tempi
Nonostante
gli insulti


Sei agitata!
(io mi ribellavo)


Sei incomprensibile!
(io cercavo di spiegarmi
e di sapere)


Sei pericolosa!
(io mi difendevo)


Nonostante la camerata e il cortile
dove il sole e la luna
concedono poco
per mancanza di spazio


Nonostante i miei anni
senza nulla


La mia storia
è semplice
e chiara


e la ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità


se mi ascolti


se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi


e se hai
il coraggio
di credermi


perché vedi
non mi ha
mai
creduta
nessuno


perché
non mi ha
mai
creduta
nessuno


Ho perduto le gambe sotto il treno


Per loro fu un tentativo di suicidio


Io potrei dirti


forse è successo
per disgrazia


forse volevo uccidermi


Ma che t’importa perché è successo?


Per loro non fu disgrazia
Per loro non fu disperazione


Per loro fu pazzia


loro spiegano
tutto
con la pazzia


e sono venuta qui dentro
e ci resto


e debbo ringraziare l’infermiera
se la mia seggiola a rotelle
viene spinta


dalla cella
al cortile


e dal cortile
alla cella


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


Se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi
la mia storia
come vedi
è molto semplice.


di Giorgio Antonucci

Pubblicato il 30 dicembre, 2019
Categoria: Audio, Testi, Video

Festival Psy 2019 – Paris 16-17 novembre





Saremo presenti con la proiezione del docufilm, progetto di Laura Mileto regista Alberto Cavallini, “Se mi ascolti e mi credi. Giorgio Antonucci un medico senza camice“. Anteprima in francese. Presentazione della dott Maria D’Oronzo

Pubblicato il 9 novembre, 2019
Categoria: Eventi, Immagini, Notizie, Presentazione, Video

Centro di Relazioni Umane. Al lavoro di Giorgio Antonucci – Maria D’Oronzo



Ripercorrere le vicende, che si sono succedute negli anni di lavoro del dottor Giorgio Antonucci per una nuova linfa e nuovi stimoli alla lotta al Pregiudizio Psichiatrico. Giorgio Antonucci non solo dovette curarsi della liberazione di centinaia di donne e uomini internati, ma si occupò di restituire loro alla pienezza della vita.













Abbiamo realizzato un VIDEO dell’opuscolo https://www.youtube.com/watch?v=BYwQdRz0Xe8


Qui la versione A3 per stampa
Giorgio Antonucci A3
E’ disponibile anche la versione A2 se richiesta.

Pubblicato il 20 giugno, 2019
Categoria: Notizie, Presentazione, Testi, Video

Centro di Relazioni Umane di Bologna. Al lavoro di Giorgio Antonucci – VIDEO





Né psichiatria né antipsichiatria.
La lezione di Giorgio Antonucci e il Centro di Relazioni Umane di Bologna. L’immenso lavoro di Giorgio Antonucci non può essere descritto in pochi righi, ma il Centro di Relazioni Umane di Bologna vuole rinnovare con ogni mezzo e in ogni occasione l’unico medico al mondo che concretamente ha praticato la sola rivoluzione umana nel campo della sofferenza interiore. “Il manicomio è la base per il sostegno della violenza nella società, per questo deve sparire” Giorgio Antonucci.


https://www.youtube.com/watch?v=BYwQdRz0Xe8

Pubblicato il 2 giugno, 2019
Categoria: Notizie, Video

I GIOVANI PRIME VITTIME DELLA PSICHIATRIA – di Piero Colacicchi – il Giorno della Memoria

Inviato a Elisabetta Armiato da Piero Colacicchi:
 


Io credo ( o, piuttosto: spero) che in un tempo futuro, ma forse non troppo lontano da oggi, verrà istituito il Giorno Mondiale della Memoria in commemorazione delle vittime della Psichiatria e, se ciò dovesse davvero accadere, la data giusta sarebbe il 23 di novembre.

Il Giorno della Memoria in commemorazione delle vittime dell’Olocausto è stata indetta in ricordo del 27 gennaio 1945 quando le truppe russe entrarono ad Auschwitz e il mondo fu messo di fronte alle conseguenze del pensiero razzista. Il 23 novembre del 1971 avvenne la prima delle ‘Calate’, cioè la prima delle cinque visite popolari spontanee di controllo all’Ospedale Psichiatrico Statale San Lazzaro di Reggio Emilia. La visita era nata in seguito al lavoro svolto dal Dott. Giorgio Antonucci durante l’anno precedente nella provincia di Reggio per tenere in libertà coloro che erano in pericolo di ricovero obbligato in quell’ospedale. Parteciparono una sessantina di persone venute dai paesi della montagna reggiana ed alcune, io compreso, chiamate da Antonucci da altre città. Questa fu, per quanto ne so, la prima volta nella storia che un gruppo numeroso di cittadini sia entrato insieme, improvvisamente e senza preavviso, in un’istituzione chiusa come un ospedale psichiatrico con la dichiarata intenzione di vedere quello che veramente succedeva. Tutti i giornali locali ed alcuni tra quelli nazionali ne discussero per mesi. Ne parlarono anche all’estero. Ed è appunto perciò che il 23 novembre sarebbe la data giusta per ricordare gli orrori di cui è responsabile la psichiatria: la svalutazione totale e definitiva del pensiero di migliaia di persone e la lenta e metodica distruzione dei corpi.
Un resoconto di quella visita lo feci già anni fa nel capitolo che Antonucci mi chiese di scrivere per il suo libro “Critica al Giudizio Psichiatrico” edito da Sensibile alle Foglie nel 1993 (1), ma voglio qui riprendere la parte che descrive il momento in cui entrammo nel reparto ‘De Sanctis’, cioè nel reparto in cui erano rinchiusi le persone più giovani, tra cui anche bambini.
Eravamo passati da vari reparti per adulti, alcuni dei quali erano lì da venti, trenta e più anni, trovandoci di fronte a scene terribili come stanze con donne mezze nude legate ai letti e perfino alle inferriate delle finestre e uomini, coperti dei loro escrementi, messi in tutta fretta sotto violenti spruzzi d’acqua appena si era sparsa la voce che noi giravamo l’ospedale, ed avevamo i nervi a fior di pelle, ma non immagginavamo di poterci trovare di fronte a scene ancora più sconvolgenti.

Nel capitolo “Le calate di Reggio Emilia” del libro scrivevo:
Alla fine della mattinata ci dirigemmo verso l’edificio più lontano ed isolato, il reparto De Sanctis, dove vivevano rinchiusi i bambini.
Prima di entrare dovemmo sostenere un’animata discussione con le infermiere ed entrammo solo quando si furono assicurate che avevamo il consenso del direttore < consenso alla visita dell’Ospedale che era stato concesso di malavoglia, dopo molti tentativi di mandarci via con le buone, e soltanto perchè richiesto in modo sempre più pressante da gente determinata e convinta che il diniego nascondesse cose che nessuno doveva vedere >. Ancora un grande stanzone con panche lungo le pareti vuote, ma questa volte vedemmo ragazzi e bambini, alcuni dell’età di cinque o sei anni, di cui alcuni legati che piangevano e chiedevano di essere liberati. Ordinammo alle infermiere di scioglierli, ma loro si rifiutarono. Rimanemmo lì un pò di tempo e cercammo di parlare con i bambini, ma fu difficile, specialmente per l’atteggiamento chiuso e minaccioso delle infermiere che si intromettevano protestando ogni volta che si provava ad avvicinarsi.
Dopo un pò, mentre giravo per un corridoio, sentii qualcuno piangere disperatamente, ma non vidi nessuno. Mi sembrò che i lamenti provenissero da dietro una piccola porta metallica.

Pubblicato il 17 gennaio, 2019
Categoria: Notizie, Video

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo