Dal “phreneticus” di Seneca alla diagnosi moderna – Eugen Galasso
Per dimostrare come nel mondo antico le presunte “malattie mentali” non trovassero spazio, ossia non venissero considerate tali, se non qualcosa di “molesto”, basterebbe citare il seguente passo di Seneca, nel quale si ricordano comportamenti considerati assurdi, come quello di un presunto “sapiens” (saggio) che si dichiara offeso da un’ingiuria, invece di considerarla inesistente, non dando a chi provoca la soddisfazione di reagire.. “Quis enim phrenetico medicus irasciitur?” (“Quale medico infatti, si arrabbia con un pazzo?”) (Seneca, De constantia sapientis” (la saggezza del saggio). Non si nega che esitano comportamenti “frenetici”, ma non si ritiene necessario “curarli” e tanto meno “punirli”. Pensiamo invece all’oggi, con tanto di attentatore, forse un “islamico radicalizzato”, che a Modena qualche tempo fa, ha voluto compiere un’azione criminale, facendosi passare per “pazzo” onde evitare la pena carceraria. La reazione di moltissimi? Prenderlo per un “povero pazzo”, in definitiva denigrandolo, considerandolo senz’altro “incapace di intendere e di volere”. Non solo. si e’ parlato di problemi psichiatrici oggi trascurati, con l’intento (non espresso in questo modo, ma sotto traccia l’argomento e”quello”) di tornare a “curare le malattie mentali” (si dice”psichiatriche”, ma il senso e’ lo stesso, anzi con un’aggravante notevole), forse per schivare il pericolo del terrorismo di origine religiosa (“In Italia non abbiamo questi problemi” e simili), si torna massicciamente a criminalizzare chi si comporta in modo “antisociale”, risparmiandogli (magari) la pena, per infliggergliene una molto peggiore…. Eugen Galasso

Pubblicato il 4 June, 2026
Categoria: Testi
La differenza tra gli psichiatri e gli altri (cit.) – Eugen Galasso

“La differenza tra gli psichiatri e gli altri malati di mente è come il rapporto tra follia convessa e concava” (Karl Kraus, 1974-1936 aforista austriaco di origini ebraiche) .
Nell’aforisma del geniale autore sono da sottolineare due elementi: A) da un lato Kraus sembra accettare l’esistenza della malattia mentale; B) dall’altra, quasi “dialetticamente” la mette in scacco, qui come in altri aforismi, ridicolizzandola, quindi finendo per dire che “tutti sono folli” che è come dire= tutti sono savi/sani di mente o qualcos’altro. Comunque si trovano in una condizione simile, dunque non esiste “pazzia”.
Il compianto nonpsichiatra Giorgio Antonucci avrebbe giustamente fatto rilevare l’ambiguità del testo dell’aforisma krausiano, ma allo stesso tempo ammesso che la posizione dell’aforista andava comunque oltre le posizione comunemente ammessa (purtroppo) che discrimina chi pensa o si comporta in modo considerato “anomalo”, in realtaà solamente diverso da quello della massa mediocre, che vale come “normale” e magari come “esempio di “nomalità”. Eugen Galasso
Enrico Gianini, un esempio di repressione del dissenso – Eugen Galasso
Il caso di Enrico Gianini, ex operatore aeroportuale di Malpensa, sottoposto a pesanti restrizioni della libertà personale per aver espresso opinioni divergenti da quelle dominanti in materia di bio-ingegneria, attualmente ricoverato (potremmo dire “detenuto” ) presso una REMS: struttura che è “erede” del manicomio giudiziario, affermando di volerlo superare, ha dato adito a un importane incontro dell’Associazione radicale “Diritto alla follia”, che ora è diventata anche giuridicamente associazione di prevenzione sociale, con specialisti (psicologi, avvocati, medici e altre figure) che hanno evidenziato come lil caso di Gianini sia emblematico di una realtà nel quale si celebra l’abbraccio mortale tra psichiatria e giustizia, seguendo il paradigma lombrosiano, per cui ogni persona “psichicamente infera” (ossia in realtà chi non la pensa come la maggioranza dominante, “silenziosa” o meno che essa sia….) sia anche, almeno potenzialmente, un delinquente. In tal senso la dottoressa Maria Rosaria D’Oronzo, psicologa del Centro di relazioni umane, già collaboratrice del dottor Giorgio Antonucci e continuatrice del suo pensiero, ha rilevato come a suo tempo fossero considerati “semiinfermi di mente” Charles Baudelaire e Fjodor Dostoevsky, ossia due personalità che hanno profondamente cambiato la cultura moderna e poi contemporanea, ma che all’epoca erano ritenute “pericolose”, in quel caso da parte dello stesso nucleo familiare. In altri termini, la questione non sono solo i diritti (assolutamente legittimi) di Enrico Gianini, sottoposto a misure di “contenimento” assurde, come l’obbligo di assumere medicine (psicofarmaci nello specifico) contro la propria volontà, ma i diritti di tutte le persone, se pensano e dicono qualcosa che si distingue dalla “common opinion”. Eugen Galasso
VIDEO
il canale youtube di
Enrico Gianini: https://www.youtube.com/@metalgoldrush
Psichiatria e psicoterapia – Eugen Galasso
Nel 27°convegno sulla “Globalità dei linguaggi”, svoltosi a Livorno , la dottoressa Maria D’Oronzo ha giustamente ribadito, versus le affermazioni di Piergiorgio Curti, psicanalista e psicoterapeuta, le tesi sostenute, tra gli altri, da Giorgio Antonucci, anti (o a.) psichiatra, per cui i “disturbi mentali” non esistono, non esistendo lesioni o ferite o altro nella scatola cranica per cui si “generebbero” “malattie mentali”, appunto. Esiste, invece, una maniera differente, “altra” di comportarsi e di pensare che in altre epoche, non legate alla mera logica della produzione e del conseguente profitto, che appunto si pongono in un’ottica diversa, non legata all’ ofelimità e al “ricavo” immediato e/o più lunga scadenza. Notoriamente quella psichiatrica è una “lobby”, una corporazione che difende sé stessa in ogni modo, anche ricorrendo a figure “altre”, appunto non psichiatriche, e che teme, in modo deciso, ogni messa in discussione delle proprie “verità”. In questa “contesa” il dottor Curti ha voluto ribadire le proprie tesi, ma non é riuscito a scalfire la tesi della dottoressa D’Oronzo. Si tratta, in questo caso di una tesi e di un’antitesi, dove però non si vede come possa emergere ciò che definiamo “sintesi” -una dimensione, questa, che rimane “non prevista” e non possibile, almeno per ora…. Eugen Galasso

Pubblicato il 13 May, 2025
Categoria: Testi
Storie di elettrochoc – Eugen Galasso

Finalmente, nel telefilm “La bambina che non voleva cantare” ispirato all’autobiografia di Nada Malanima, cantante ancor attivissima anche ricercatrice etnomusicale, riemerge la questione della violenza psichiatrica, perpetrata sulla madre, “curata” all’epoca (fine anni 1960 -inizio anni 1970) con massicce sedute di terapie elettroconvulsvivante, senza praticamente la possibilità di opporsi. Che il film sia passato in prima serata su RAI 1, canale notoriamente conservatore e legato a ogni forma di tradizione, è un segnale, pur se piccolo, di una certa autonomia, che si crea (o viene creato, quasi in “autonomia”) da qualche autore-autrice, che cerca di muoversi contro e comunque al di fuori di un “pensiero unico” che sembra tornare anche in campo medico e psichiatrico (come ricordava sempre Giorgio Antonucci, la psichiatria non ha seri fondamenti medico-scientifici) e’ in qualche modo una “pseudoscienza”.
C’è da augurarsi che si parta magari anche da questo film per ritrovare la possibilità di un serio e articolato dibattito in merito. Eugen Galasso
Pubblicato il 6 June, 2024
Categoria: Testi
La psichiatria nel contesto culturale attuale – Eugen Galasso

Contrariamente alle indicazioni, importanti quanto non considerate o meglio snobbate, di grandi autori quali Thomas Szasz e Giorgio Antonucci, la psichiatria non solo viene sempre considerata come “vera scienza”, per quanto il suo statuto epistemologico sia debole, oscillante tra neurofisiologia e terapia anche coattiva, tra medicina e “altro”, tanto che oggi non c’e quasi un caso giudiziario nel quale per il presunto colpevole non si invochi una “perizia psichiatrica”, tanti che persino il caso di Ilaria Salis, attivista politica detenuta in Ungheria, potrebbe profilarsi tale eventualità. Più in generale, contrariamente a tutto il movimento anti-e non-psichiatrico, da tempo si assiste a un “revival” della psichiatria; di cui vorrei fornire un esempio, piccolo ma rivelatore: di recente assistevo a una conferenza-spettacolo, che avrebbe introdotto un ciclo più ampio di incontri dal titolo (mogol-battistiaino) “Tu chiamale se vuoi emozioni”.. Ebbene il relatore, psichiatra e membro della Società italiana di psichiatria, a parte l’insistenza sulla “disforia” e sulle emozioni negative, ha parlato delle componenti “elettriche” delle emozioni e di come esse agiscono nella dinamica cerebrale,il che, anche senza volere insistere troppo, richiama fatalmente la terapia elettroconvulsivante, detta comunemente elettroshock. Honnyi soy qui mal y pense, (sia svergognato chi pensa male), per citare la famosa frase pronunciata dal re inglese Edoardo III quando alla sua amante era caduta una giarrettiera, ma non credo di essermi discostato troppo dal vero ventilando tale interpretazione della conferenza cui accennavo, che è solo un esempio tra i tanti di questa “ri-psichiatrizzazione” del contesto sociale e culturale attuale, non solo in Italia. Eugen Galasso
Pubblicato il 5 February, 2024
Categoria: Testi
Sanità di mente e patriarcato – Eugen Galasso

Per Filippo Turetta, che ha assassinato la ex-fidanzata Giulia Cecchettin,l’unica possibilità di difesa sembra essere proprio l’infermità o meglio semi-infemità mentale, che gli consentirebbe di non scontare il possibile ergastolo. Se l’azione degli avvocati fosse incentrata su ciò, a parte la questione politica, che darebbe una sponda all’estrema destra che punta sull'”ergastolo senza sconti” (se ci fosse, ossia se fosse prevista dal codice penale vigente, proporrebbe la pena di morte), verrebbe riproposto lo schema della “malattia mentale”, da tempo invalidato ma sempre riproposto per non affrontare seriamente la questione di atti certamente criminali ma che sfuggono alla “normale razionalità”, al common sense ancora dominante. Con la possibile definizione di Turetta (come di altre persone) quale “malato di mente”, a parte la sconfitta della volontà di combattere seriamente contro patriarcato e discriminazione della donna, verrebbero invalidate nella pratica giuridica concezioni importanti sull’alterità (Szasz e Antonucci, tra gli altri), a favore della riproposizione di mentalità grette e conformiste, che in definitiva avallerebbero la visione tuttora dominate, che a parole sembra orientata verso la parità di genere, mentre in realtà la sconfessa nella pratica. Eugen Galasso
La follia nell’arte – Eugen Galasso

La “follia” (ossia l’essere, il pensare, il comportarsi diversamente dalla maggioranza delle persone, qualcuno dice dalla loro “mediocrita” )trova espressione nell’arte “figurativa” (esempi massimi: Caravaggio, Van Gogh), nella musica (Schumann, Le’o Ferre’, ma gli esempi sono tanti), nel teatro (Pirandello, Beckett, le innumerevoli versioni teatrali del romanzo “Qualcuno volò sul nido del cuculo” di Ken Kesey) per non dire nella letteratura (almeno “L’elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam va citato, ma è inutile far troppi elenchi) e nel cinema (torna il titolo citato prima, “Qualcuno volo’…” ma anche qui molti altri esempi). Tutto dipende da come si vede la cosa, dall’angolo visuale scelto, ossia se si intende il comportamento o anche il testo “strano” in modo giocoso e creativo e comunque “accogliente” (la prospettiva di Thomas Szasz e di Giorgio Antonucci, ma anche dei situazionisti, come del Sessantotto che gridava “L’imagination au pouvoir”) o invece come qualcosa di anomalo e da controllare, in modo, insomma, “poliziesco, quella è l’angolo visuale di tutta la psichiatria, compreso Ronald Laing, che come rilevava anche Michel Foucault, nelle conversazioni americane con gli studenti e con il prof. Simeon Wade degli anni 1970 (in “Foucault in California”,trad.it., recentissima, Milasno , Blackie edizioni, 2023), dopo essere stato con Cooper l’alfiere dell’antipsichiatria, sarebbe tornato a posizioni quasi “reazionarie”, comunque da psichiatria “classica”, normalizzante. Per acquisire il punto di vista giusto, quello appunto delineato come creativo e accogliente, “giocoso”, basta rovesciare la prospettiva tradizionale, spesso “cieca” o almeno “monoculare”. Per fare ciò, via paraocchi conclamati, pregiudizi, sedimenti culturali nocivi… Eugen Galasso
Pubblicato il 10 May, 2023
Categoria: Testi
Su l’intervento di Giorgio Antonnucci versus Thomas Szasz nel 1980 – Eugen Galasso

L’intervento di cui in oggetto si trova nel sito d’archivio del prof Giorgio Antonucci www.giorgioantonucci.org
nel taccuinio https://giorgioantonucci.org/taccuini/diari-novembre-dicembre-1980/
Giorgio Antonucci, negatore della psichiatria, che giustamente considerava (ma io vorrei averlo qui, Giorgio, vivo e vegeto e comunque ci rimane, ben vivo, il suo pensiero, con la sua opera) in questo testo del 15 novembre del 1980, che è il suo intervento a un convegno promosso dal CCDU, svoltosi nell’Aula Magna dell’Università’ di Roma, alla presenza di Thomas Szasz, riporta casi concreti, con cui si confrontava, da “psichiatra” presso l'”Ospedale Psichiatrico “L’Osservanza” di Imola, ma anche, due o tre volte al mese presso un Ospedale Civile, reparto psichiatrico, dove faceva il medico di guardia. E’ un crimine, afferma, sottoporre una persona, chiunque sia, a un trattamento che non accetta. Premessa giusta quanto indispensabile per capire e apprezzare il suo pensiero, che è quello di un vero umanista e che vale, peraltro, anche per la medica “non psichiatrica”, dato che è illegittimo sottoporre a un intervento chirurgico pericoloso (ma anche non pericoloso) chi rifiuti tale tipo di terapia e gli esempi si sprecherebbero. Ma Giorgio, opportunamente, fa esempi concreti: di un trentenne che il padre voleva sottoporre al TSO perché era “girovago” invece che “stanziale”, di una contadina, segnata alla gravidanza recente che non poteva più (fisicamente, si badi) sottoporsi al duro lavoro nei campi, di una ventiduenne, eroinomane, buttata fuori di casa dalla madre e in quel tempo nelle mani di chi gestisce il traffco della prostituzione. Contro leggi truffa che prevedono comunque più che la chiusura del manicomi, la loro sostituzione con istituti simili, solo cambiati di nome, con l’arma terribile del TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) Antonucci si è sempre battuto coerentemente, anche prima della pubblicazione delle celebri opere di Szasz. Con una lucidià e una coerenza più che semplicemente “encomiabili”, il dottor Antonucci rimane, anche proprio in virtu’ della sua chiarezza, della sua capacità di esprimersi con esempi concreti, ossia “induttivamente”, un grande faro nella lotta contro l’abuso che il potere compie sempre quando, sulla base di indicazioni superficiali quanto assurde colpisce una persona in base al “nulla” di indicazioni colpevoli, mal intenzionate o semplicemente idiote. Eugen Galasso
L’Amministrazione di Sostegno: diverse interpretazioni
Il testo si commenta da solo, ma certo, si tratta di un attacco assolutamente in linea con le volonta ‘repressive’ del nuovo esecutivo, tra l’altro con un attacco senza alcuna remora, chiaramente forte di protezione politica assicurata a priori, nel senso dell'”ordine” ad ogni costo, naturalmente tenendo conto del fatto che le persone colpite anche da interventi come questo sono “socialmente svantaggiate”, anzi diciamo pure la parola expressis verbis, proletari e proletarie. Il progetto di chi scrive testi simili e ‘ispirato’ a “loi et ordre”, “ley y orden”, “law and order”, “Ordnung und Gesetz”, senza minimamente tener conto delle persone come tali. Espressioni come “apodittico”, “sognatori” etc. sono un chiaro segno rivelatore e retaggio culturale della psichiatria repressiva e di chi, invece sogna il ritorno tout court ai “manicomi criminali” senza se e senza ma, invero mai aboliti, come sappiamo, veramente ma solo “addolciti”. Eugen Galasso
ps: riferimento al post di P.Cendon dal titolo “L’ART. 12 DELLA CONVENZIONE ONU 2006 SULLA DISABILITÀ C’ENTRA FINO A UN CERTO PUNTO CON L’AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO – PAOLO CENDON”
Pubblicato il 16 November, 2022
Categoria: Testi

