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Presentazione dell’OMBUSDSMAN PERSONAL – Maria D’Oronzo



Il convegno organizzato dall’Associazione Radicale “Diritti alla follia” – GIUDICI TUTELARI E AMMINISTRAZIONI DI SOSTEGNO: prassi da superare e percorsi formativi da seguire – è stata l’occasione per fare la nostra presentazione della figura professionale e del ruolo del Ombusdsman Personale svedese.


https://www.youtube.com/watch?v=a41_-zJmOZw&t=480s


Al minuto 2:20:00
https://dirittiallafollia.it/2021/06/05/giudici-tutelari-e-amministrazione-di-sostegno-prassi-da-superare-e-percorsi-formativi-da-seguire/






Mi presento. Sono Maria D’Oronzo, psicologa; mi sono formata con il dottor Giorgio Antonucci, sua collaboratrice per venticinque anni.
Questa sera parlerò dell’Ombusdsman Personale che, per semplificazione, chiamerò Personal Supporter: figura professionale dell’esperienza svedese.

L’Associazione Radicale “Diritti alla follia”, di cui faccio parte, ha tra i suoi obiettivi la salvaguardia di spazi di autodeterminazione e scelte delle persone nella procedura dell’amministratore di sostegno: così come è previsto nelle Osservazioni delle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, e le Raccomandazioni di:
- Abrogare tutte le leggi che permettono a tutori e amministratori di sostegno di sostituirsi alle persone interessate
- Promuovere le emanazioni di provvedimenti per il sostegno al processo decisionale autonomo
- La formazione di professionisti in campo giuridico, sanitario e sociale per apportare tale cambiamento di prospettiva.

Nell’ottica delle Raccomandazioni ONU, l’associazione “Diritti alla follia” ha preso contatti con una ONG Svedese, OP-Skane, che ha sviluppato un sistema di Supporto Personale in linea con le osservazioni delle Nazioni Unite.
L’iniziativa dell’OP-Skane nasce nel 1995 dalla collaborazione tra l’Associazione di Utenti e l’Associazione di Familiari pazienti psichiatrici, in una provincia della Svezia: Skane.
Il Personal Supporter è un professionista formato dall’ONG OP-Skane, con finanziamenti statali (2/3) e comunali (1/3).
Visti gli aspetti positivi sia sotto il profilo di recupero personale, meno ricoveri e meno farmaci, sia per gli aspetti economici, il Parlamento Svedese ha deciso di allargare a tutta la Svezia il nuovo sistema e le Nazioni Unite raccomandano il sistema OP-Skane a livello mondiale.

Il Personal Supporter è un professionista con qualifica magistrale oppure giuridica oppure psicologica o altro.
La novità del Personal Supporter è che lavora esclusivamente su commissione del paziente psichiatrico, suo cliente: non ha alleanza né con la psichiatria, né con i servizi sociali né con le Autorità né con i familiari del paziente.
La posizione del Personal Supporter è indipendente rispetto alla cura e assistenza e quindi non può essere equiparato ai servizi sociali o ad altre forme di Autorità.
La mission del Personal Supporter è di migliorare la qualità di vita e le condizioni di vita dei clienti psichiatrici. Il Personal Supporter “fa solo ciò che il suo cliente vuole che lui faccia”.

Spesso occorre molto tempo prima che il cliente sappia oppure voglia dire il tipo di aiuto che desidera, questo vuol dire che il Personal Supporter deve impegnarsi per lungo tempo con i suoi clienti per sviluppare una condizione necessaria per una relazione di fiducia che permetta di affrontare questioni sempre più essenziali ed esistenziali.
L’esatto opposto di quanto usualmente avviene nei servizi territoriali dove il paziente viene assistito da professionisti che si propongono come suoi portavoce.
Il Personal Supporter contribuisce al recupero della persona dove per recupero si intende:

“opportunità di vivere la vita che vuoi in presenza o assenza di malattia.”

La collaborazione si basa sui desideri della persona e include:
- Supporto
- Collaborazione
- Risoluzione dei problemi
- Monitoraggio dei diritti
- Sostegno
- Orientamento alla cura

Il Personal Supporter ha anche il ruolo di segnalare le carenze del sistema assistenziale: carenze nell’accessibilità delle cure oppure pratiche discriminatorie che possono portare all’esclusione. Ad esempio trattamenti che limitano il potere dell’individuo e che portano ad una mancanza di speranza o ancora ad una mancanza di coordinamento tra gli attori responsabili della cura della persona.

Il lavoro del Personal Supporter mira a:
- Migliorare l’opportunità di influenzare le condizioni di vita del cliente e la sua partecipazione nella società
- Di ottenere l’opportunità di una vita più indipendente per il cliente
- Dare supporto agli utenti alloggiati i hoausing, o gruppi appartamento o unità abitative.
- Avere l’influenza sulla formazione del personale e sulla gestione delle residenze assistenziali e aumentare la comprensione delle prospettive degli utenti.

Il lavoro del Personal Supporter è un lavoro singolare nel significato che si è “soli nel lavoro” con u forte sentimento di solitudine: si incontrano molte situazioni differenti e individui che possono significare rischi sia fisici che emotivi; per questo è previsto un gruppo di preparazione alla crisi con un rappresentante sempre disponibile per i dipendenti da contattare in caso di incidenti o eventi seri.

Il Personal Supporter si deve mantenere su regole o linee-guida etiche:

- Incontrare l’altro i un rapporto alla pari
- Empatia, impegno, rispetto
- Beneficiare la persona
- Rispetto per l’autodeterminazione
- Migliorare il potere personale del cliente
- Ha il diritto di rifiutare la missione
- Non ha u ufficio perché “l’ufficio è potere”; non ha un orario d’ufficio ma è preparato a lavorare a qualsiasi ora 24/24 perché i problemi del suo cliente non si concentrano nelle ore dell’ufficio.
Il Personal Supporter lavora secondo uno schema flessibile in relazione ai bisogni e desideri dei suoi clienti che sono particolarmente diffidenti e abbandonati a sé stessi perché difficili da raggiungere e da aiutare.

Il Personal Supporter lavora secondo il modello relazionale, vuol dire uscire e incontrare i clienti nei loro luoghi: una piazza, per strada oppure dietro una porta chiusa.

I passi di contatto con i clienti sono:
- Realizzazione del contatto
- Sviluppo della comunicazione
- Costruzione di una relazione
- Mantenere un dialogo aperto
- Sviluppare progetti e/o impegni.

Per ottenere un Personal Supporter è necessario stabilire una relazione e semplicemente volere un Personal Supporter.

Il cliente deve avere il diritto all’anonimato di fronte alle autorità. Il Personal Supporter potrebbe essere pagato dalla comunità per il servizio che offre ma nel contratto di lavoro è chiaramente scritto che il Personal Supporter può rifiutarsi di dare i nomi delle persone e i luoghi dove le incontra.
Il personal Supporter dovrebbe supportare il cliente in tutte le questioni e non solo su quelle pratiche-concrete. Le prime priorità dei clienti solitamente non sono pratiche di tipo occupazionali-abitative piuttosto esistenziali. Ad esempio: perché la mia vita è diventata la vita di un paziente psichiatrico?
Il Personal Supporter deve essere in grado di spendere molto tempo a parlare con il suo cliente anche di queste questioni.
Il Personal Supporter deve essere ben preparato per tutelare i diritti del cliente di fronte alle autorità e anche nei tribunali.
Il cliente deve avere la massima trasparenza del lavoro che si sta eseguendo.
Il Personal Supporter ha il dovere alla privacy
Il Personal Supporter ha l’obbligo di denuncia nei casi di minori
Il Personal Supporter ha l’obbligo di eseguire l’incarico in conformità con la legge
Il Personal Supporter non può usare sul lavoro alcolici o psicofarmaci
Il Personal Supporter deve usare una grande cautela quando si tratta di ricevere regali o regalie dai clienti o loro familiari.

Il Consiglio Nazionale della Salute della Svezia ha limitato il tempo di supporto a due anni, ma questo non è una regola solo un punto di riferimento per non creare dipendenza in quanto c’è il rischio di diventare il risolutore dei problemi piuttosto di aiutare la persona a risolvere da sé stesso i problemi.

Il Personal Supporter è un supporto per le persone con disabilità mentale che hanno bisogno di aiuto per gestire la loro condizione di vita ed essere in grado di essere maggiormente coinvolti nella società.

A questo riguardo voglio ricordare, per onestà intellettuale ma anche per le similitudini le lezioni del dottor Giorgio Antonucci che dal 1960 ha sempre lavorato nella prospettiva di costruire rapporti alla pari, dare autonomia, poter personale e un ruolo nella società ai pazienti psichiatrici dentro e fuori i manicomi italiani.

Pubblicato il 13 giugno, 2021
Categoria: Notizie, Testi, Video

DSA, diagnosi e pregiudizio psichiatrico – Eugen Galasso

“Invero la questione dei DSA (disturbi specifici dell’apprendimento)




è controversa, sia a livello diagnostico (più che semplicemente “iperattività”, come segnalato nel sito, si tratta/tratterebbe di dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia) sia anche di rilevamento: 1,2% per cento come nei rilevamenti del MIUR (popolazione scolastica) o invece 3-5%, come da indagini epidemiologiche? Questione aperta, ma anche dal punto di vista eziologico si pone la questione: disturbi di origine neurobiologica (come generalmente ammesso) o implicati dalla socializzazione? Questione aperta, come anche confermato dalla questione del rapporto/differenza con i BES (Bisogni educativi sociali), che includono/includerebbero disabilità non incluse nei DSA (oltre ai DSA stessi), come autismo, disprassia, autismo, anche l’area dello svantaggio, di tipo socioeconomico, linguistico, culturale, da malattie, traumi, dipendenze, insomma dato da problemi di vario tipo, ma più che riconducibili alla socializzazione (cfr.sopra). Da non sottovalutare, però, quanto detto e scritto da uno specialista come Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva che ridimensiona fortemente il problema (qui si parla sempre dell’età scolare, sia detto per inciso) riconducendolo al poco tempo che le madri e i padri, in genere educatrici ed educatori, impegnate/i nel lavoro o altrimenti, dedicano a bambini e ragazzi. Da un punto di vista di un utile prontuario pedagogico-descrittivo si veda di Annapaola Capuano, Franca Storace, Luciana Ventriglia “BES e DSA”, Firenze, libriliberi, 2013, ma anche in versione online nel sito www.libriliberi.com, ma a livello più generale, rimane l’intervento massiccio della psichiatria che, riuscito solo parzialmente per i bambini, ora vuole estendere le sue larghe maglie e le sue grinfie/ tenaglie sugli adulti, appunto”psichiatrizzandone” (a suon di psicofarmaci e forse non solo…) circa due milioni (le stime in questi casi sono sempre approssimative/approssimate, in genere per difetto…). Come anche per l’epilessia e i disturbi comunque classificati come “epilettogeni”, psichiatria e psichiatri non rinunciano al proprio potere, cercando di estenderlo sempre in modo ovviamente molto improprio. Il problema è vedere se la “società civile”, spesso ancora irretita dal pregiudizio psichiatrico (a parte dichiarazioni orali spontanee da parte di persone “insospettabili”, sentivo di recente l’iterazione del pregiudizio a proposito del pluriomicida e poi suicida svizzero delle sue due figlie – un caso che aveva fatto scalpore qualche anno fa – da parte di Conchita De Gregorio, giornalista e scrittricen”di sinistra” che si riterrebbe “immune”, che affermava perentoriamente “non era un pazzo”) riuscirà a superare i pregiudizi indotti, delegittimando una pratica non medica e per nulla utile come la psichiatria, i suoi esponenti, il colossale business economico rappresentato dalle case farmaceutiche…    Eugen Galasso 

Luglio 2015

Pubblicato il 16 febbraio, 2021
Categoria: Testi

“Viva la scienza” – Eugen Galasso




Un ex-compagno di università più vecchio, Cesenate, ex docente di filosofia e storia presso il locale liceo, è generalmente considerato “pazzo” o comunque “strano” perché si infuria  per questioni da nulla (controversia su Coop-Conad, per ex., se ben ricordo) o perché sostiene tesi ”curiose”. In realtà, a ben vedere,  è persona conformista, anzi decisamente tale da attribuirgli quello che Wilhelm Reich chiama “corazzamento caratteriale”- ne fornisco un esempio, a proposito della querelle di questi mesi sul Covid e sulla capacità-obiettività dei virologi, negava esservi quanto invece sembra assodato, ossia che i virologi stessi, abbiano sostenuto tesi (meglio diremmo “ipotesi”) diverse sull’eziologia del virus (le cause, insomma), la sua natura, le diverse modalità per combatterlo) – ecco, per la persona in oggetto, non esisterebbe alcuna controversia, quasi negando l’evidenza di violente discussioni, non solo sulla stampa o in TV ma anche durante convegni etc. Non credo vi sia da aggiungere altro. Rispolverando un positivismo dogmatico e di maniera (questo il mio pensiero a riguardo), questa persona sostiene che anche in questa specifica questione, esisterebbe un “consensus omnium” tra gli scienziati, anche se è difficile sostenere ciò.  Curioso che uno scettico integrale, una persona aliena da ogni credo religiosa, sostenga un “Viva La scienza!” tra l’altro anche anti-storico, visto che i parametri della scienza vengono messi in discussione, epistemologicamente, anche per la matematica, un tempo la più “certa” delle “scienze”.  Non per questo è “pazzo”, anzi, al contrario(?), è forse un involontario teorico (parola grossa, diciamo meglio apostolo) della grigia conformità.   Eugen Galasso

Pubblicato il 12 gennaio, 2021
Categoria: Testi

Psichiatria del Covid 19 – Eugen Galasso





In occasione della prossima “Giornata della salute mentale”, nuova “stretta” di psichiatri e farmacisti per sostenere la lotta, considerando tout court la “depressione” come una malattia anche organica, contrariamente a tesi pur ampiamente documentate, come quella del dottor Giorgio Antonucci e di Thomas Szasz, che ne negavano l’esistenza, appunto, quale “malattia acclarata” e “documentata”. Sostenere, in particolare, che la “depressione” non solo ha conseguenze organiche (in particolare in ambito cardiovascolare) e che essa  può essere determinata e comunque trovare una concausa nel Covid 19 significa non solo ricadere nel più pesante organicismo, ma anche ri-psichiatrizzare o psichiatrizzare ex novo chi semplicemente ha paura, timore, vuole “premunirsi”, ossia manifesta atteggiamenti ”reattivi” comunque utili rispetto a una pandemia invasiva, pericolosa, la cui eziologia è comunque ancora in gran parte ignota, come purtroppo anche le terapie per sconfiggerla.   Eugen Galasso 

Pubblicato il 12 ottobre, 2020
Categoria: Testi

Il valore delle sfumature psichiche – Eugen Galasso





Che la psichiatria, destinata a diventare una sorta di “Moloch” fosse già in crisi da molto tempo, lo dimostra un testo del 1928 (!) di Maurice Garçon, 1889-1967,  dell’Académie Française, giurista, storico, che si era occupato soprattutto di parapsicologia, magia, occultismo. Nella sua prefazione a un testo su Vintras, veggente (o visionari), “eresiarca”, Garçon scrive:  “La psichiatria esercita una forma di imperialismo nel senso che, da padrona assoluta dei cervelli provvisoriamente o definitivamente “sregolati”, tende a guadagnare progressivamente e a porre sotto la propria autorità e il suo controllo degli spiriti che si allontanano dalla ragione più in apparenza che realmente. Se che tra la demenza e l’equilibrio mentale vi sono gradi spesso insensibili e sottili, non bisogna esagerare il valore delle sfumature. Il carattere inatteso di certe manifestazioni dello spirito non è necessariamente un segno di follia e dunque di irresponsabilità.  Secondo noi, bisogna essere prudenti quando ci si dedica al loro studio…” (da M.Garçon, Vintras, Héresiarque et Prophéte, Paris, Librairie Critique E’mile Nourry, 1928, p.VIII, trad.mia). Come si vede, anche se certe espressioni rimandano a una concezione psicologica (e dunque anche della psichiatria) di stampo meccanicistico, l’assunto di fondo contesta la pretesa assolutista della psichiatria come scienza, il che, se consideriamo l’epoca, non è considerazione da poco, anzi…   Eugen Galasso

Pubblicato il 5 ottobre, 2020
Categoria: Testi

Il pensiero di Giorgio Antonucci – 24° convegno GDL – Maria D’Oronzo

Diritto ad Esserci così come si è – 24° convegno Globalità dei linguaggi di Stefania Guerra Lisi





Fin dai primi tempi della storia conosciuta si definisce follia il comportamento di coloro che non corrispondono alle direttive dei costumi di qella società, cosi varia il concetto di follia a seconda del giudizio che si dà sui costumi che devono essere imposti.
La storia della psichiatria è più recente cioè la storia del Mito della Medicina sulla variazione del costume.
Nel ’600 con il capitalismo, con la nascita delle grandi metropoli, tutte le persoe che non si sa dove mettere, vengono rinchuse negli Ospedali Generali e la psichiatria diventa sempre più necessaria. Quello che è grave no è solo che ci sono questi ghetti, ma che questi ghetti si configurano come luoghi di cura.
Quando un pensiero non torna è considerato non saggio,per lo psichiatra è un difetto del cervello. Ad esempio Lombroso dice che gli anarchici hanno un difetto fisico per cui il loro modo di ragionare politico dipende da questo difetto fisico e devono essere eliminati in qualche modo e molti anarchici sono finiti in manicomio. Così succede agli artisti per il loro carattere creativo, per la loro essenza creativa, esprimono cose che non corrispondono al moralismo corrente e rischiano di essere internati.
Ad esempio quello che è ritenuto saggio in una cultura è ritenuto assolutamente impraticabile in un’altra.
Se uno vive insieme con i Buddhisti e poi viene i Italia, in Europa, si trova i difficoltà perchè deve cambiare un sacco di modi di pensare. Questo discorso importante fa vedere che il mondo è fatto di tante culture, di tante pratiche diverse di tante morali diverse perciò di tante filosofie diverse.
Le teorie correnti sono due. Una è quella degli psichiatri cosidetti organicisti, che dice che quando una persona non torna negli schemi che loro stessi creano, allora ha un difetto organico, biochimico del cervello. L’altra teoria dice che il difetto non è organico o biologico ma è un difetto nella storia della persona.
Giorgio Antonucci non ritiene di dover andare a trovare i difetti nelle persone. Con una persona che viene da noi dobbiamo cercare, insieme, qual’è il suo rapporto con la realtà e vedere qual’è, senza che questo implichi che ci sia un rapporto normale, sano, dei sani di mente, e un rapporto anormale, malato, dei malati di mente.
Per lo psichiatra c’è un difetto fisico, per lo psicanalista c’è un difetto psicologico. Questo rigurada anche Freud. Dopo la sua esperienza negli spedali di Parigi, ha detto: ho smesso di fare il medico, e ho iniziato a fare il biografo. Ma il problema è che le sue biografie sono pensate in cerca del difetto.
Giorgio Antonucci rifiuta quest’idea del difetto. Ci sono tanti modi di essere e di pensare e tante storie.
E’ chiaro che quando si discute con una persona creativa non si può smettere di tener conto del mondo che c’è intorno, altrimenti non serve a niente; però non si può escludere nemmeno tutta l’altra parte dell’interlocutore.
Quando ci sono le iniziative che possono facilmente avere per risultato l’esclusione dalla società, allora non si cerca il torto o lo sbaglio, l’errore, ma si avvisa la persona, la si mette in guardia, in modo che la sua creatività non lo porti i conflitto con la società: essendo l’individuo più debole della struttura sociale, ne sarebbe travolto.
Si discute su queste basi: io ho la mia creatività, i miei pensieri, le mie scelte, il mondo è quello che è, allora adesso cosa facciamo?
Non sulla base di un difetto, ma sulla base realistica, bisogna confrontarsi con quelli che ci stanno intorno, se no si rischia di essere travolti.
La storia del lavoro di Giorgio Antonucci si caratterizza da subito in un’attività ben precisa: evitare gli internamenti e di non aver mai fatto eccezione in questo.
Giorgio Antonucci comincia a evitare gli internamenti perchè il suo pensiero è che ogni persona ha la sua ricchezza creativa e questa ricchezza creativa va risettata.
La creatività non è un difetto e le persone che si trovano in determinati conflitti sociali e sotto il pregiudizio sociale non devono essere internnate ma devono continuare ad esercitare la loro creatività.
Bertal Russel si esprimeva con ironia sulla distinzione tra fantasia e realtà. In pratica – comentava – la fantasia è ciò che dice il paziente; la realtà è ciò che dice l’analista.
Le contraddizioni psicologiche non sono effetto di una disgregazione della personalità, come ritiene la psichatria, ma al contrario sono la rivelazione e l’espressione di un conflitto strettamente legato con l’intelligenza.
In questo modo la ricerca comincia a diventare biografia.
Il pensiero antonucciano comprende in primo luogo il collegamento di tutte le tensioni interiori con le possibili motivazioni, in secondo luogo la possibilità di acquisire metodicamente un sempre più attento controllo di sé stessi per divenire il più possibile autonomi verso la libertà.
Si cerca insieme di chiarire il pensiero. Si cerca intensamente una nuova chiarezza di linguaggio per rinnovare la propria comprensione della realtà e per ritrovare sé stessi.
Si cerca insieme un nuovo linguaggio per chiarire il pensiero, e da qui la collaborazione di Giorgio Antonucci con il professore del D.A.M.S., Gino Stefani.
La questione psicologca è innanzitutto un roblema di linguaggio e charezza di pensiero non è un problema di medicina.
La condotta di un individuo come la condotta delle faccende di una società. può venire paragonata ad un gioco.
Più semplice e meno numerosi sono i giiochi, più facile è il giocarli. Le relazioni, leggi, costumi della società costituiscono le regole secondo le quali le persone devono giocare. Gli individui trovano logorante e difficile condurre contemporaneamente due o più giochi così le società trovano logorante e difficile tollerare contemporaneamente l’esistenza di una pluralità di giochi per accaparrarsi l’attenzione e adesione dei cittadini. Da qui nasce la costruzione del malato in giurisprudenza. Viviamo in una società in cui un numero maggiore di individui perde la sua libertà mediante le cure psichiatriche.
Maria D’Oronzo


Giorgio Antonucci wikipedia

Pubblicato il 14 settembre, 2020
Categoria: Testi

Su Maupassant – Eugen Galasso



I testi di Guy de Maupassant, grande scrittore dell’Ottocento sulla “follia” non sono pochi, trattandosi soprattutto di novelle e racconti.  Sono testi , in genere, che spiegano come il “pazzo” o venga preso per tale perché non lo si capisce/non lo si vuole capire, oppure perché si comporta in modo considerato “eccentrico”, ossia, praticamente, quasi la stessa cosa.  Il “paradosso”, se vogliamo, è che lo stesso Maupassant sia morto in una condizione considerata (da quasi tutti, purtroppo) di “alterazione mentale” (altri parlando tout court di “paranoia”) e che si sia suicidato, in preda a una “crisi”. Forse, anche a questo “proposito”, converrebbe proprio rileggere i “Pensieri sul suicidio” di Giorgio Antonucci.  Il discorso si potrebbe, certo, estendere ad altri personaggi, ma credo che questo sia un caso “esemplare” che non può lasciare “indenni” da una riflessione che vada oltre a stereotipi e “idee ricevute” o pregiudizi di vario tipo…    Eugen Galasso

Pubblicato il 10 giugno, 2020
Categoria: Testi

Esorcisti e psichiatri – Eugen Galasso





Che tecniche come l’elettroshock e la lobotomia siano “naturali prosecuzioni” delle tecniche usate dalla “Sancta Inquisitio” cattolica è fuori di dubbio. IL protestantesimo, in particolare la tradizione che si rifà a Lutero, non può vantare pretese di “democraticità” e di tolleranza, in quanto la persecuzione di presunte streghe, di “stregoni”, di “eretici”, di Ebrei non manca neppure nel “campionario” evangelico, ma la “Sancta Inquisitio”, tra l’altro protetta da ogni sorta di poteri costituiti, non c’è, nel campionario indicato. Certo, l’intolleranza e la persecuzione di chi pensa e agisce diversamente da quella “massa critica” individuata come “normale” non manca mai, soprattutto nelle religioni storico-positive, ma la Chiesa Cattolica, al netto di qualche timida “apertura” (cfr.Papa Francesco e in genere la tradizione post-conciliare), appare la più intollerante. Per rimanere in ambito psichiatrico, perché non ricordare l’esistenza, ancora fortemente radicata e mai messa in discussione neppure da questo papa, degli esorcisti? Una straordinaria forma di potere esercitata indiscriminatamente da chi detiene quello che un tempo si definiva e veniva definito “potere spirituale”… Pur usando con ogni riserva l’espressione, credo si tratti dell’unica forma ancora in voga, in un ambito extra-poliziesco, di “lavaggio del cervello”…    Eugen Galasso 

Pubblicato il 17 febbraio, 2020
Categoria: Testi

Paolo Lorenzini e lo psichiatra di “Sussi e Biribissi” – Eugen Galasso





Talora, scoprendo qualche testo anche teatrale, succede che si incappi in qualche sorpresa interessante: il romanzo fiorentino “Sussi e Biribissi”(1902) di Paolo Lorenzini, nipote di Carlo Collodi alias Lorenzini, l’autore del “Pinocchio”, presenta due ragazzi tredicenni, che hanno preso un “trip” per Jules Verne e il suo “Viaggio al centro della terra” cercano il luogo in questione disperatamente e in modo improprio, finendo quasi nelle fogne.  Una guardia regia (allora c’era il re…) li manda in manicomio, dove lo psichiatra “sragiona” e fa discorsi che porterebbero ogni comune morale dritto in psichiatria con TSO accelerato… Giorgio Antonucci e Thomas Szasz godranno dal grande nulla o dal “Paradiso per spiriti magni” in cui si trovano (???) dato che un testo insospettabile, ora recuperato in bella versione teatrale (anche teatro di figura, oltre che di attori), ci riporta una protesta inusitata contro un mondo “crazy” che ricovera obbligatoriamente chi ha anche solo un sano spirito d’avventura…  Se lo zio Carlo Collodi (in realtà Lorenzini) nelle “Avventure di Pinocchio” parlava di ospedale e carcere come destinazioni possibili per i “ribelli”, il nipote demolisce, pur se non a picconate, un’altra istituzione totale funzionale alla dittatura della borghesia, il manicomio…    Eugen Galasso

Pubblicato il 12 gennaio, 2020
Categoria: Testi

Poesia di Giorgio Antonucci – “Se mi ascolti e mi credi”


Lettura di Maria D’Oronzo





https://www.youtube.com/watch?v=wvxVeKZumHw&t=76s


Le poesie del dottor Giorgio Antonucci nascono dalle conversazioni del dottore con le internate nei reparti degli ospedali psichiatrici in cui il dottore ha lavorato.
Il dottore rifiuta la diagnosi: “La diagnosi viene negata in quanto pregiudizio psichiatrico che impedisce di intraprendere il vero lavoro psicologico con la sofferenza degli uomini per le contraddizioni della natura e della coscienza e per le contraddizioni della società e i conflitti della convivenza.” wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Antonucci.


Testo




Se mi ascolti
e mi credi
posso raccontarti
in che modo
sono finita
qui dentro


in che modo
sono finita
qui dentro



posso raccontarti
cos’è accaduto
quando avevo
sedici anni


La mia storia
è molto
semplice


La mia storia
è semplice
e chiara


La ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità
nonostante tutto


Nonostante il ricovero a tradimento
Nonostante gli interrogatori dei primi tempi
Nonostante
gli insulti


Sei agitata!
(io mi ribellavo)


Sei incomprensibile!
(io cercavo di spiegarmi
e di sapere)


Sei pericolosa!
(io mi difendevo)


Nonostante la camerata e il cortile
dove il sole e la luna
concedono poco
per mancanza di spazio


Nonostante i miei anni
senza nulla


La mia storia
è semplice
e chiara


e la ricordo assai bene
e posso parlarne
con serenità


se mi ascolti


se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi


e se hai
il coraggio
di credermi


perché vedi
non mi ha
mai
creduta
nessuno


perché
non mi ha
mai
creduta
nessuno


Ho perduto le gambe sotto il treno


Per loro fu un tentativo di suicidio


Io potrei dirti


forse è successo
per disgrazia


forse volevo uccidermi


Ma che t’importa perché è successo?


Per loro non fu disgrazia
Per loro non fu disperazione


Per loro fu pazzia


loro spiegano
tutto
con la pazzia


e sono venuta qui dentro
e ci resto


e debbo ringraziare l’infermiera
se la mia seggiola a rotelle
viene spinta


dalla cella
al cortile


e dal cortile
alla cella


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


perché così la mia vita
anche se squallida
non è monotona del tutto


Se mi ascolti
e se hai il coraggio di credermi
la mia storia
come vedi
è molto semplice.


di Giorgio Antonucci

Pubblicato il 30 dicembre, 2019
Categoria: Audio, Testi, Video

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo