Il Vaticano e l’omosessualità- di Giorgio Antonucci


Sabatoseraonline 12 gennaio 2009 | 14:13

La dichiarazione di monsignor Celestino Migliore, che a nome del Vaticano si è opposto al progetto di depenalizzazione universale del reato di omosessualità, ci porta indietro di un secolo e mezzo. A quando Karl-Maria Kertbeny coniò il termine “omosessuale” per polemizzare contro la legge prussiana che introduceva leggi contro le pratiche omosessuali considerate allora “contro natura”. Per il letterato ungherese, lo Stato non aveva alcun diritto di intromettersi negli affari privati degli individui e nel loro comportamento sessuale, fu il primo a scriverlo chiaramente.
In Occidente, negli anni successivi, si passò però dalla criminalizzazione dell’omosessualità alla sua medicalizzazione e psichiatrizzazione.
Richard von Krafft-Ebing, alla fine dell’ottocento, definì l’omosessualità una malattia degenerativa ed i suoi scritti hanno influenzato Freud ed un’intera generazione di psichiatri. Un’ideologia che proseguì fino agli anni settanta del novecento, quando psichiatri e psicologi statunitensi, accortisi che anche tra di loro vi erano omosessuali, decisero, attraverso voto a maggioranza, che l’omosessualità non era da considerarsi una malattia.
Episodio esemplificativo di come le malattie psichiatriche si possano cancellare tramite voto assembleare.
Ricordo ancora che quando sono giunto a Imola, negli anni settanta, l’elettroshock era stato abolito solo da pochi mesi e tra le persone che venivano sottoposte alla terapia elettroconvulsiva vi erano anche gli omosessuali. E c’è poco da stupirsi, visto che, come noto, da diagnosi arbitrarie discendono terapie arbitrarie.
Solo in anni più recenti si è finalmente compreso come uno sia libero di esprimere la propria sessualità come meglio creda nel rispetto del partner e che non siamo nè omosessuali né eterosessuali, ma che ci affidiamo all’una o all’altra esperienza a secondo del sistema sociale, dell’ambiente e del momento. E’ quindi grave che una parte del mondo cattolico e il Vaticano si oppongano alla depenalizzazione di un reato che viene punito con il carcere in decine di paesi del mondo, tra cui Cuba, e con la condanna a morte in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Nigeria, Mauritania, Sudan, Yemen.
Purtroppo, nel cristianesimo ufficiale la sessualità è sempre stata considerata in maniera negativa. Fino a Freud una donna che faceva l’amore volentieri era considerata “patologica”. Personalmente ho sempre trovato volgare la volontà del Vaticano di ridurre la sessualità alla pura procreazione. Cela una visione degli uomini simili ad animali. Il sesso rivolto alla pura procreazione si ridurrebbe ad un puro ansimare, senza sensualità e poesia. Sentimenti che hanno generato grandi artisti, poeti e musicisti.
Il sesso, anche quello omosessuale, è una passione che genera arte. Da Saffo a Shakespeare, da Oscar Wilde a Pasolini. Troppi se ne dimenticano.

Giorgio Antonucci

Pubblicato il: 12 gennaio, 2009
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo