SORVEGLIATO MENTALE-di Paola Minelli e Maria Rosaria D’Oronzo

Sorvegliato mentale – Effetti Collaterali degli Psicofarmaci- Manuale d’uso”, edizione Nautilus, Torino, 2009

Illustrazione e grafica: Paola Minelli

Gli psicofarmaci sono droghe commercializzate in farmacia che oltre che essere spacciate ipocritamente come “terapeutiche”, sono spesso indotte coercitivamente nel corpo delle persone in difficoltà, del diverso, di chi non si adatta.
L’enorme diffusione sul mercato di molecole psicoattive, il dilagare della psicomedicalizzazione su fasce della popolazione sempre più ampie, la divulgazione di studi circa la gravità dei danni prodotti da alcuni psicofarmaci hanno reso urgente il rifacimento di Effetti Collaterali, testo originariamente curato dal Telefono Viola di Milano, ora rivisto e ampliato.
Il proposito è quello di fornire strumenti per l’autodifesa dalla psichiatria in un’ottica realista, in cui sarebbe di scarsa utilità parlare di psicofarmaci decontestualizzandoli dall’ambito in cui sono usati.
Il libro si propone come una guida che suggerisce alcuni mezzi per l’autodifesa o l’uso consapevole degli psicofarmaci, in un’ottica di rifiuto della terminologia medico-psichiatrica e delle sue pratiche psico-poliziesche.
CONTENUTI
Effetti collaterali sulla società, sull’individuo, sul corpo, sulla sua esperienza e come disfarsene
Effetti collaterali di ogni psicofarmaco.
Le autrici

Paola Minelli è attivista nella controinformazione sulle questioni psichiatriche e ha esperienza come operatrice socio-sanitaria dissidente in ambito psichiatrico. Maria Rosaria D’Oronzo è coordinatrice del Centro di Relazioni Umane di Bologna ed ex presidente del Telefono Viola di Bologna.
PREFAZIONE di Paola Minelli
Nella mia vita in generale, e ancor più durante la stesura di questo testo, ho frequentato quotidianamente consumatori di psicofarmaci, ovvero persone medicalizzate sotto costante controllo comportamentale e sistematicamente avvelenate. Ho potuto constatare con i miei occhi i danni immensi che tali trattamenti portano a tutti gli aspetti della loro esistenza. Per aiutarle a trovare soluzione mi sono ritrovata a proporre questo aggiornamento a EFFETTI COLLATERALI, frequentare operatori dei cosiddetti Servizi di Salute Mentale e a leggere cose che non avrei mai creduto di studiare, tra le quali pubblicazioni scientifiche ufficiali.
Alla luce di queste esperienze ho visto consolidarsi il mio naturale rifiuto non solo del trattamento psichiatrico o psicofarmacologico (l’uno non esiste senza l’altro), ma anche, più in generale, dei postulati e delle credenze di quella che a tutti gli effetti si propone come una neoreligione scientifico-tecno-cratica, ovvero una credenza collettiva gestita da un potere specifico. La mia opinione iniziale circa la natura violenta e fraudolenta dei trattamenti psichiatrici non solo quindi non è cambiata, ma si è rinforzata; fa sorridere, non senza preoccupazione, l’idea che possa apparire eretico un atteggiamento critico nei confronti dell’approccio scientifico alla comprensione dell’esistente. La nuova religione, come quelle che l’hanno preceduta, è satura di dogmi e certezze non comprovabili, o le cui prove vengono dimostrate in base a osservazioni faziose e parziali, ma gli effetti disastrosi sia sull’ecosistema sia sulle sofferenze inflitte agli esseri viventi sono indiscutibilmente concreti e reali. Di questa nuova religione applicata alla salvezza dell’animo umano i teologi sono gli scienziati, i medici sono i sacerdoti, l’acqua santa è la chimica artificiale, il rituale indispensabile è “assumere regolarmente la terapia”, la confessione avviene durante i “colloqui obbligatori” con il medico-sacerdote. La redenzione opera attraverso il tentativo di omologazione delle differenze, la persecuzione dell’eretico-non-allineato, con lo sfruttamento selvaggio delle risorse naturali e la modifica dei suoi meccanismi, anche i più reconditi. Opera attraverso il “miracolo-progresso” al fine “paradiso-società perfetta”, cioè cessazione delle sofferenze interiori e sociali o improbabile felicità (psichiatria dal greco significa cura dell’anima). Ed eccoli all’opera, questi pseudosacerdoti mentre si arrogano la veste di alchimisti dell’anima, tutti intenti a intervenire con i loro alambicchi – brevettati dalle multinazionali – su neurotrasmettitori, recettori, materia grigia, squarci di pensiero, emozioni e comportamenti altrui. Eccoli, mentre con le loro pozioni – brevettate dalle multinazionali – compiono la loro crociata contro il “male” dopo aver inventato le loro arbitrarie classi di demoni (diagnosi) e proclamato una conoscenza che invero non appartiene loro.
Ed ecco i corpi altrui ammalarsi e deformarsi, le loro bocche azzittirsi, o raccontare di incubi sempre più terribili e lontani, le loro vite interrompersi, chiudersi in un “percorso terapeutico” che è isolamento, stigma, mutilazione, i loro occhi spegnersi a volte ignari, altre atterriti e impotenti.
PREFAZIONE di Maria Rosaria D’Oronzo
Se una società continua ad aver bisogno di ospedali, vuol dire che la sua evoluzione è fallita (J. J. Rousseau).
Fino al 1870 non esisteva la psichiatria. Nel mondo antico, classico, greco e romano non c’era il concetto di malattia mentale. C’era la malattia, c’era il dottore ma non esistevano gli ospedali psichiatrici. Come faceva la gente ad occuparsi di questo problema? Circa 300 anni fa iniziò ad esserci l’idea che la gente che si comportava in maniera differente, cioè con un comportamento anche problematico, avesse un difetto al cervello. Fu l’inizio dei manicomi, delle cliniche per gli insani, che vennero costruiti prima
che esistesse la psichiatria.
Cosa c’era di sbagliato in queste persone? Sono state trovate malattie del cervello da infezione come la sifilide, o neurologiche come l’ictus, o malattie trattate con la neurochirurgia come il tumore al cervello. Queste sono vere malattie, non sono trattate dagli psichiatri. Di cosa si occupano gli psichiatri? Del controllo del comportamento, della non malattia di persone che disturbano altre persone. Se non si disturba probabilmente non si finisce in un ospedale per malattie mentali.
La malattia è un’alterazione biologica: ma questo concetto è stato cambiato in psicopatologia.
Cos’è psico? E’ una parola greca che significa anima, mente, persona. E’ un concetto astratto. Questa è la ragione per cui gli anatomo-patologi non possono trovare le malattie mentali nel corpo o nel cervello quando li sezionano. Non possono trovare lo spirito. Nella fisica, nella chimica, nella biologia siamo interessati solo alle cause, non ai significati.
Il Centro di Relazioni Umane è un tentativo verso questo cambiamento culturale. Il dialogo permette di capire il ragionamento. Il mondo di un’altra persona lo si conosce con il dialogo. La comunicazione distrugge il concetto di pazzia. Per sapere i significati di una persona bisogna ragionare insieme. Resta di capire.
Ciò che io mi auguro e che vorrei è che fosse abolita tutta la psichiatria coercitiva, quella non volontaria, incluso diagnosi, ospedali, trattamenti. Se si vuole un trattamento psichiatrico si potrebbe fare volontariamente, come dice Thomas Szasz: sarebbe come una religione scelta volontariamente.




Per richiedere il libro in copia singola o in distribuzione scrivere a:
Nautilus@ecn.org

Recensione

http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/?s=prunetti&x=25&y=11

http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2009/07/10/diritti-rom-e-psichiatria-piero-colacicchi-sorvegliato-mentale/

Pubblicato il: 6 marzo, 2009
Categoria: Libri, Luoghi comuni della psichiatria

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo