Ministro Calderoli, a quando il taglio della mano per i ladri? – Giorgio Antonucci



Sabatoseraonline

16 luglio 2009 | 14:23

Ora, per cercare consensi elettorali si è tornati a proporre anche la castrazione chimica. Non solo, pare sia partita anche una raccolta di firme a sostegno di questa barbara iniziativa. I provvedimenti da regimi autoritari ormai si moltiplicano quotidianamente. Si dimentica che castrare i violentatori o i pedofili, come proposto dal ministro Calderoli significa un passo indietro rispetto alla civiltà. Significa prendere la strada che porta al taglio della mano per un ladro o della lingua per i delatori. Ovviamente lo stupro va considerato un reato grave e i responsabili vanno individuati e puniti come meritano, ma con certe proposte si ritorna alla legge del taglione. Si preannunciano provvedimenti che risalgono a prima dell’abolizione della tortura e della condanna a morte.


La castrazione chimica viene presentata come un bene per lo stupratore, ma è solo una legge del taglione travestita. Un provvedimento barbarico mascherato da terapia come abitualmente accade nel pensiero psichiatrico. Esattamente come la lobotomia e l’elettroshock venivano proposti per il bene del paziente. Ricordo ancora quando, negli anni settanta, mi recai in un ospedale psichiatrico di Olomouc nell’allora Cecoslovacchia. Lì si praticava la orchiectomia, ovvero veniva tolta la parte funzionante dei testicoli per risolvere i problemi sessuali dei ricoverati.
Tornare a quei metodi migliora la nostra convivenza civile? Siamo ancora la culla del diritto o pensiamo di poter tornare alle lapidazioni delle adultere?
Ormai, rifacendosi ad una presunta sicurezza, è stato proposto di tutto, manca solo la richiesta del ripristino della pena di morte e, a questo proposito, anche l’iniezione letale con cui si giustiziano i condannati a morte negli Stati Uniti è mascherata da terapia: un trattamento medico per spedire qualcuno al creatore.
Nonostante questo, la proposta del ministro Calderoli è accompagnata da favorevoli campagne di stampa, per cui ci tocca leggere anche titoli come “Stupri, cade il tabù della castrazione”. Un ribaltamento della questione che arriva a definire arretrato e contro il progresso chi si oppone alle pratiche proposte da Calderoli. Nei miei anni di studi universitari, mi facevano ridere le lezioni in cui si citava Freud a proposito della paura maschile della castrazione. Ai tempi mi chiedevo, “ma chi è che vive nella paura di essere castrato?” Evidentemente mi sbagliavo, la castrazione è, almeno simbolicamente, radicata nella nostra cultura e ci si dimentica che anche chi è accusato di stupro ha dei diritti. Altrimenti, tanto vale spararsi per le strade. Come nel Far West.

Giorgio Antonucci

Pubblicato il: 16 luglio, 2009
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo