Alcune considerazioni “storiche” sulla “follia” – Eugen Galasso

Credo che sulla “follia” e sulla sua “storia”, sulla sua “gestione” e la  reclusione “dei folli” abbia detto cose determinanti e “vincolanti” Michel Foucault, ma mi aggiungo di apporre qualche determinazione. A parte una considerazione sui presocratrici e il filosofo-poeta Empedocle, ritenuto “folle” dagli sciocchi, perché era democratico e si credeva messaggero dell’Assoluto incarnato dalle 4 realtà “elementali” (acqua, aria, terra, fuoco), dove non a caso Empedocle diviene eroe eponimo della tragedia “romantico-classica” di Friedrich Hoelderlin “La morte di Empedocle”, dove il poeta in questione visse molti anni in una torre da recluso perché “folle” e inviso ai poteri- con un certo sgomento leggiamo che i suoi, di Hegel-esegeti, lo definiscono “folle quieto” o parlano di “quieta schizofrenia” (Pierre Bertaux), come “folli” furono altri romantici (Schumann, Nerval il suicida, Nodier, in parte Hoffmann, ma perché non anche Mozart e Beethoven, Baudelaire, Verlaine e Rimbaud?), ma anche dopo il “dèmone” attecchì, nella visione della “plebe” bigotta e conformista al peggio…

Esempi quali Van Gogh, Dino Campana e tanti altri ne fanno fede… nella considerazione di una critica letterararia e artrtistica moralistica e “rassicurante”, da cui poi il mito romantico del “solo folle solo poeta” che va da Nietzsche a Léo Ferré, ma che, con la sua acre e geniale ironia rischia di tipicizzare il cliché del “maudit” facendogli un buon servizio solo a metà. Ma torniamo all’epoca antica: Caligola, che nominò senatore il suo cavallo, forse voleva demistificare il potere/i poteri(Camus, nel suo “Caligula”, lo intravvede solo a tratti), pur nella sua crudeltà degna del peggio di ogni potere costituito immaginabile….  Nerone, forse (ma ne sappiamo ancora poco) non era da meno, pur se con altri mezzi e diverse modalità. Certamente dopo Costantino, che, per motivi schiettamente politico-imperiali, scelse il cristianesimo montante quale “religione di stato”, senza (pare) convertirsi ad esso, anzi rimanendo perennemente in oscillazione tra il culto pagano del “Sol invictus” e il cristianesimo stesso, i “pagani” furono ritenuti “insani”, quindi appunto “pazzi”, espressione più volta usata dai “padri della chiesa”….! Vedasi il caso dell’”insana” Ipazia, uccisa dal fanatismo religioso, emblema di quante/i oggi fanno la stessa fine.  Prima della statuizione della “pazzia” da punire, con l’Ottocento meccanicistico della “frenologia” di Franz Gall e Cesare Lombroso, comunque, c’è un “luminoso” esempio di “folle che aveva capito tutto”, Donatien-Alphonse-François de Sade, parigino ma di origini provenzali (tra i suoi antenati la “Laura” cantata dal Petrarca), che muore nel 1814 nel manicomio di Charenton, il manicomio di Parigi (Sade muore nel 1814, molto prima di Charcot, lo psichiatra che fu maestro anche di Freud….), condannato alla reclusione manicomiale…  Sade, geniale evidenziatore delle contraddizioni insanabili dell’illuminismo (cfr., inter cetera, Adorno-Horkheimer, “Dialettica dell’illuminismo”, ma anche i geniali saggi di Roland Barthes e Jean Paulhan sul filosofo-scrittore francese), era scrittore e pensatore originalissimo, tale per cui la sua radicalità, che demistifica il “male nell’ordine”,  ma anche un rivoluzionario francese, aristocratico “traditore” della sua classe,  avversario convinto della pena di morte, notoriamente praticata, invece, dai rivoluzionari che si affermarono quali leader politici, spaventava la “gente proba” impegnata a difendere i propri vizi privati e pubblici…Fare, a questo proposito, i nomi di Danton, Robespierre, Marat, non sarebbe esaustivo di una situazione troppo diffusa per essere quantitativamente enumerata. Ma, oltre alla reclusione manicomiale, forse primo esempio celebre di un recluso in manicomio famoso,  il “divino marchese” subì anche l’umiliazione di essere considerato dalla psichiatria e dalla psicoanalisi capostipite di una “perversione”, quella che da lui prende il nome: il “sadismo”, come iniziarono a dire i “sistematizzatori” della psichiatria Krafft-Ebing, nella sua “Psychopathia sexualis” e poi Freud nei “Tre saggi sulla sessualità” ma anche altrove. Ora, il “marchese” (conte, in realtà, ma insomma…) pagava le “prestazioni” alle sue “vittime” che certo non uccideva, le pagava come fanno tanti clienti “sadici” (il sadomasochismo, come rileva Gilles Deleuze nel suo magistrale saggio su Masoch, è un’invenzione di Freud e della psicoanalisi), senza molestare nessun altro.   Che poi si valuti in modo diverso quello che il moralismo ancora imperante e il neo-moralismo chiamano “amore mercenario” è altra cosa, ma rimane la demonizzazione di chi demistificava la “quieta coscienza” della “normalità”, per es.di quella imperiale e imperialistica, che, nel nome dell’”Occidente cristiano”, del “Profeta e di Allah”,  della patria e dei suoi “sacri confini”,  mandò a morire migliaia di persone in una carneficina che apparve sempre come normale e giusta a chi la promosse e di chi stupidamente (ma spesso per paura e necessità) la subì.  Una cartina di tornasole implacabile, de Sade!     Eugen Galasso

Pubblicato il: 16 maggio, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo