L’ALBA- Articolo su “Senza confine” di Giorgio Antonucci

 

 

L’aurora una volta mi pareva trasparente, al contrario di ora che mi sembra sanguigna; e le stelle erano puntine di diamante, ma ora le notti sono opache, e versano incubi.
Forse sono cambiati gli occhi.
Pochi giorni orsono alcuni amici, a pranzo da me a Firenze, erano arrivati a discutere, sulla guerra o sulla pace, su Ernesto Balducci e Norberto Bobbio, e si leticava sul giusto o non giusto della “Guerra del golfo”.
Ma è stata una guerra o un genocidio?
Ricordo da adolescente quando in pubblico per la prima volta mi ero alzato con grande paura e avevo contraddetto un domenicano vecchia maniera che diceva che i bombardamenti erano moralmente ammissibili se ristretti entro un certo numero di vittime, e io gli avevo chiesto ironicamente di informarmi con precisione sul numero.
Quel domenicano era sostenitore avanti lettera della guerra chirurgica.


Ma perchè si ripetono sempre le stesse cose con monotona mancanza di fantasia?
Perchè gli scienzati e gli artisti quando parlano della guerra diventano illogici e insensibili?
Dopo il caso di Eichmann si continua a essere razzisti e seguaci dello Stato e dopo la tragedia di Eatherly e di Hiroshima si continua a parlare del potere equilibratore delle armi al servizio del diritto.
Io non ho mai capito, e non voglio neanche capire, com’è che un uomo che ritiene, a buon diritto, che non è bene uccidere un proprio simile per invidia o per gelosia, o per altre motivazioni passionali, e tantomeno per interesse, possa sentirsi autorizzato dagli ordini dall’alto a bombardare innocenti che non ha mai conosciuto, pensando inoltre di compiere impresa gloriosa, o cosa che è di dovere.
O addirittura cosa utile alla civiltà.
Rileggiamo dunque insieme questa conclusione di lettera di Gunther Anders a Claude Eatherly, quasi un memorandum dell’uomo contemporaneo, che riflette sulla fine della specie:
“Che proprio tu sia stato colpito; che proprio tu sia dovuto diventare il personaggio infelice che hai vissuto – è stato un puro caso, milioni di altri avrebbero potuto essere colpiti allo stesso modo. Ma tu non sei esistito solo come personaggio infelice, bensì anche come un simbolo. E di questa funzione di simbolo, toccata proprio a te, ti sei dimostrato all’altezza. Se di un qualsiasi contemporaneo si può affermare che la sua vita ha avuto “senso” (ma questa parola affettata, mi riesce difficile di pronunciarla) si può affermarlo di te. Tu infatti ci hai provato – grazie al cielo, questo ho potuto fartelo capire quando ancora eri vivo- che Eichmann non può essere l’unica incarnazione della nostra epoca. Che una alternativa esiste. Thanks and good bye.”
E a proposito delle classi dominanti dei popoli ricchi che uccidono i poveri sia dentro sia fuori dei confini di ogni singolo Stato sia nelle baracche delle metropoli, sia nei deserti e nelle foreste del terzo mondo, per demoniaca irrazionale avidità annunciatrice di apocalisse, ricordiamoci insieme la celebra terzina del poeta fiorentino

Maledetta sie tu antica lupa
che più di tutte l’altre bestie hai preda
con la tua fame senza fine cupa.

Giorgio Antonucci

Firenze, Giugno 1992, “Senza Confine”

Pubblicato il: 17 maggio, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo