“PSICHIATRIA E PSICHIATRIA COSTRITTIVA” – Intervento – Maria D’Oronzo

Conferenza pubblica - Telefono Viola di Roma

Roma, 27-5-2010


Saluto di Giorgio Antonucci e presentazione del Centro di Relazioni Umane di Bologna di Maria D’Oronzo


Vi porto il saluto di Giorgio Antonucci che, come ha già riferito Alessio Coppola, il dottore non può essere presente per motivi di salute. Voglio leggervi  un brano dal libro di Antonucci “Diario dal manicomio. Ricordi e pensieri” ed Spirali.


Leggi :

http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2010/06/03/giorgio-antonucci-diario-dal-manicomio-ricordi-e-pensieri-ed-spirali/


Ascolta: radioradicale.it
http://www.radioradicale.it/scheda/304486/psichiatria-e-psichiatria-costrittiva

Video


Due parole sulla mia attività che svolgo a Bologna nel Centro di Relazioni Umane, di cui sono fondatrice e coordinatrice.
Mi occupo delle vicende, abusi e pratiche della psichiatria, dal 1993. Per un lavoro con l’Università di Padova, dove ho studiato psicologia, ho cercato e trovato, dopo vari tentativi, un reparto-aperto, il reparto Autogestito di Imola all’ospedale psichiatrico Lolli, diretto dal dottor Giorgio Antonucci. Sono rimasta a fianco del dottor Antonucci, nel reparto, fino alla fine del suo lavoro istituzionale. Il dottor Antonucci lascia Imola nel 1996.
La prima cosa che mi è stata chiara, in questa esperienza, era il fatto che dovevo gettare alle ortiche tutto quello che all’università mi avevano insegnato, tutto quello che avevo studiato. Dovevo ricominciare completamente daccàpo.
Iniziando dal linguaggio. Iniziando a parlare di dolore personale, di sofferenza interiore e non più e mai di malattia mentale; di modalità di linguaggi differenti e mai più di terapia; di contrasti e contraddizioni personali e sociali, di conflitti sociali e mai più di deliri. Dovevo abbandonare il linguaggio pseudoscientifico che altro non è che il linguaggio del potere; esso serve ad allontanare i familiari e il contesto umano dall’assistito che diventa “oggetto” dell’istituzione di coercizione e isolamento.



Durante l’esperienza all’Autogestito di Giorgio Antonucci ho imparato a dare sostegno a quelle persone che volontariamente vogliono smettere gli psicofarmaci. E’ interessante la lingua inglese che usa il termine “psichiatric drugs”: perchè questo sono a livello tossicologico. Queste sostanze hanno un’azione sul nostro cervello uguale a qualsiasi altra sostanza “di strada” alle droghe illegali…
Domanda: Si sbaglia, non può dire che gli psicofarmaci sono droghe..
Risposta: E’ corretto: a livello tossicologico…
Domanda: Mio figlio con la terapia sta calmo, quando smette i farmaci ha la ricaduta.
Risposta: Voglio essere precisa. Io non tolgo gli psicofarmaci. Ma posso dare sostegno a chi volontariamente vuole sospenderli. Inoltre non ci sono “ricadute” perchè, come dicevo prima, non c’è alcuna malattia. Allora, spiego cosa succedde. Lo psicofarmaco serve per sedare, per legare come una camicia di forza chimica il nostro cervello, parlo dell’organo. Quando allentiamo questa presa, per la disintossicazione, tutti i nostri pensieri ritornano in modo chiaro. Gli stessi pensieri che avevamo prima dell’assunzione degli psicofarmaci e che forse, ma non è sicuro, solo la lobotomia ci fa perdere.
Lo psicofarmaco non è selettivo, non toglie alcuni pensieri per lasciarne degli altri, lo psicofarmaco seda l’organo cervello: questo significa che il pensiero con l’assunzione dello psicofarmaco trova una barriera “per farsi pensiero”. Con la disintossicazione questa barriera diventa sempre più labile per cui i pensieri e quindi le conseguenze delle riflessioni, contraddizioni che hanno portato 10-20-40 anni prima a chiedere aiuto ad uno specialista per trovare una modalità di vita non conflittuale tra noi e il mondo ritornano prepotentemente alla coscienza, per cui siamo ancora più disperati. Non solo lo psicofarmaco non cura, ma una volta che il cervello si è liberato, e i tossicologi vorranno scusarmi se uso termini così banali, di tutta la chimica, siamo attraversati dagli stessi conflitti per cui avevamo chiesto aiuto la prima volta.
Per quanto riguarda l’emozione le cose sono ancora più complicate perchè per effetto della chimica si perde il contatto, la familiarità con l’emozione. Quindi una volta usciti dall’intossicazione chimica, farmacologica dello psicofarmaco ci si ritrova ad avere a che fare con emozioni e sentimenti che non ri-conosciamo. A cui non sappiamo dare un nome. Tutta la sfumatura della tavolozza emotiva ci è sconosciuta. E’ come avvertire dentro di noi un vulcano di emozioni. Torniamo esseri senzienti.
Quindi questo “ritorno”, a cui riferisce la signora nella sua domanda è bibliografia e letteratura scientifica.
Dopo il primo periodo di disintossicazione, un periodo di durata differente da persona a persona, ogniuno a seconda del prorpio organismo, abbiamo di nuovo gli stessi pensieri e conflitti che il nostro psichiatra voleva sedare, cambiare e quindi ci ritroviamo nello stesso conflitto per cui avevamo chiesto aiuto nel passato.
Io mi occupo di queste cose. Di dare informazioni e dare sostegno per superare queste situazioni passeggere, per ritornare ad essere “padroni” della propria vita.
Per quanto riguarda il Centro di Relazioni Umane di Bologna abbiamo un sito (www.antipsichiatria-bologna.net).
Nella pagina dei Contatti del sito, si trova un numero di telefono oltre alla mail.
Il servizio telefonico è aperto 24h, per dare informazione gratuito di difesa psichiatrica, cioè informazione legali su i trattamenti sanitario obbligatori e informazioni sugli psicofarmaci. Ad es. molto spesso ricoveri volontari vengono trattati come obbligatori.
Il Centro di Relazioni Umane di Bologna nasce dall’idea di Edelweiss Cotti di trasformare il 1° reparto psichiatrico al mondo, presente nell’ospedale civile di Cividale del Friuli, in Centro di Relazioni Umane. Il nostro obiettivo è un cambiamento della cultura per tutte le famiglie, per tutti i cittadini, per tutte le persone che si trovano in una situazione di sofferenza interiore o di conflitto relazionale-familiare-condominiale ovvero sociale e voler trovare delle soluzioni altre rispetto all’isolamento, alla coercizione, all’allontanamento psichiatrico; di voler ascoltare le ragioni di tutti per trovare un accordo tra tutti per una convivenza di reciproco rispetto. Grazie


Maria D’Oronzo

Pubblicato il: 2 giugno, 2010
Categoria: Audio, Eventi, Notizie, Presentazione

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo