Tu non ucciderai – Articolo per “Senza Confine” – Giorgio Antonucci



Firenze 5 gennaio 1993


La torre.
(fantasia).


Come se fosse
un sogno:
quasi
una poesia.




Ma stolto è chi non vede
La giovinezza come ha ratte l’ale.

Giacomo Leopardi.


Era meglio il silenzio delle pietre.
Poi qualcosa si è mosso.
Non si sa come è accaduto, ma s’immagina in molti modi, dall’opera di un apprendista divino, al casuale rimescolio degli elementi.
O un eterno ripetersi dello stesso circolo.
Il cielo che s’allarga e ritorna su un punto e poi di nuovo da capo.
Intanto le stelle scintillano nel vuoto.
La luna guarda dall’alto.
Vennero i batteri, i funghi, i protozoi, le piante, gli animali. I protisti navigavano i mari come vascelli leggeri.
Gli alberi si piantaveno nella terra come colonne.
Fra tutto questo, attraverso vie sconosciute, la nascita dell’IO.
Così ora l’universo è pieno di viventi, feroci gli uni contro gli altri.
Ma perchè i generi diversi devono divorarsi?
Dobbiamo perennemente fuggire come caprioli dei boschi, come i granchi degli scogli, come i lombrichi della sabbia, come i gabbiani delle rocce.
Forse i primi uomini si sono uccisi per divedersi il mangiare, oppure si mangiavano l’un l’altro.

Ma gli uomini estendono l’aggressione all’interno della specie e inventono la frode sistematica e la violenza metodica col piacere di uccidere.
Nascono la coscienza e l’etica, la visione della morte e la proibizione dell’omicidio.
La morte del singolo è già un fatto assoluto, non meno della morte della specie.
Però l’etica, in un mondo silenzioso, per individui che devono uccidere da soli, è in ogni caso un motivo di paura.
Ora, dopo millenni di cultura, viviamo nelle società dei funzionari, che decidono su comando, o semplicemente su indici burocratici prestabiliti.
I funzionari per eccellenza sono i boia e i militari: eseguono perchè così è disposto, e nulla hanno da chiedere.
La condanna a morte e le guerre sono fenomeni di costume, spacciati come legge di natura.
E’ quello che si afferma quando si dice che sono inevitabili.
Ma anche gli impiegati degli uffici, i medici degli ospedali, i giornalisti della televisione, i giocatori di calcio, sono funzionari passivi al servizio dell’ impresa.
E’ utile essere disumani, è utile apparire nessuno.
E’ utile essere sottomessi.
Chi decide da solo è peggiore di un alieno, più estraneo di un vampiro, più forestiero d’un pellegrino del tempo.
Come dice un esperto:”- quello che conta è l’impresa, il danaro, la borsa, il circolo d’affari”.
Conta l’economia dei circoli internazionali.
Ecco finalmente lo scopo.
Altrimenti milioni di persone sarebbero morte per nulla.
Il singolo non conta, i popoli si disgregano.
“Venite facciamo mattoni e cuociamoli al fuoco”.
Costruiamo una torre per il cielo.


II


Scriveva Kafka in uno dei suoi frammenti:

“Non riuscirai mai ad attingere acqua
dalle profondità di questo pozzo.”

“Quale acqua, quale pozzo?”.

Giorgio Antonucci

Pubblicato il: 6 giugno, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo