David Rasnick (vera storia dell’AIDS)- Eugen Galasso



Nel suo “La vera storia dell’AIDS”, MIlano, Spirali, 2001, David Rasnick, biochimico che con la problematica AIDS si è confrontato a lungo, smonta, in forma romanzesca (la biochimica prestata al giornalismo Core , affascinante, siamo in molti, tra quelli che hanno letto il libro, a volerla presentificare-materializzare e magari incontrare….) il mito della medicalizzazione forzata della malattia, considerata come eziologicamente legata alla sindrome da HIV-deficienza. Ora, come Rasnick mostra che tale rapporto non sia A che implica B, mentre esistono motivazionio profonde e importanti,legati al sociale, alla miseria (nulla a che vedere con il clericalismo assistenzialistico, anzi), che possono essere invece fomiti reali dell’AIDS, allo stesso modo, pur se in un ambito diverso, ha sempre agito il medico-psicoanalista-antipsichiatra Giorgio Antonucci, smontando la costruzione “falsa e bugiarda” (mi si permetta l’endiadi dantesca) di una psichiatria tassonomica che, da Pinel ad Arieti, passando per la frenologia di Gall e la psichiatria criminologica (e criminalizzante) di Lombroso, lega la malattia psichica, assunta e assurta a dogma, simile a quelli cattolici (dove contro gli eretici “Anathema sit!”) a alterazioni della funzioni cerebrali, tutte da dimostrare e non a caso mai veramente dimostrate, neppure per via di approssimazione.

Prescindo qui dalle considerazioni sulla psicanalisi, un tema più complesso, nel quale però domina (come peraltro Antonucci ha abbondantemente rilevato) il pressapochismo, unito a un ventaglio multiforme di teorie, anzi meglio pure ipotesi, che si contraddicono l’una con l’altra. Da questi dogmi sono discesi (o meglio fatti discendere) strumenti “terapeutici” quali lobotomia, elettroshock o nel migliore dei casi psicofarmaci. Ricordo la sorella maggiore di un mio coetaneo, pittore o almeno aspirante tale che, al mio reiterato invito a leggere le opere precedenti (allora non esisteva “Diario dal Manicomio” di Antonucci, dopo aver letto (credo) le opere stesse mi rispose: “Sì, libri intetessanti, ma Gianfranco come può fare senza psicofarmaci?”, senza pensare che gli psicofarmaci danno assuefazione e provocano reazioni anche molto forti, oltre, ovviamente, a creare dipendenza… Il problema sta, in ambiti diversi del sapere operativo, come quello medico, nel non assolutizzare paradigmi. Dopo la geometrie non euclidee, la teoria della relatività einsteiniana, anche nelle successive elaborazioni, il principio di indeterminazione di Heisenberg, l’epistemologia di René Thom e Prigogyne, abbarbicarsi ancora a eziologie azzardate e a tassonomie discutibili, anzi molto peggio, già a priori, significa decisamente incorrere in equivoci ed errori oltre a tutto pericolosi, perché forieri di applicazioni pratiche terrificanti, dannose o almeno inutili. Ma, oltre alla débacle teorica, molte “scienze” si definiscono per la scarsa attenzione alla ricaduta pratica del loro agire, per la totale assenza di attenzione al pràgma oppure, se si vuole, alla prassi (altro che pragmatismo!). Per non dire dell’assenza di umanità, che è “altra” cosa…


Eugen Galasso

Pubblicato il: 16 giugno, 2010
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo