Serata presentazione libro “Diario dal manicomio” di Giorgio Antonucci- Eugen Galasso – Musica: Anthony Sidney



Anthony Sidney:




Eugen Galasso

Quando sentiamo parlare di fumisterie politico-sociali, giustamente ci stufiamo e abbiamo bisogno del “ritorno al reale” (o almeno di quanto identifichiamo per tale, sempre che le questioni gnoseologiche e ontologiche ci coinvolgano molto), di quel mondo della vita che sembra spesso allontanarsi, da cui facciamo epoché anche quando ci addentriamo nel mondo non dorato delle tassonomie, delle identificazioni classificatorie,  arriva una serata come quella fiorentina (a”Liberi Libri”, lo scorso 21 giugno) con Giorgio Antonucci, persona dolcissima quanto intelligente (intelligere=comprendere o, se vogliamo – capire, ma Giorgio include entrambi gli aspetti), capace di reale empatia con tutti, che, da medico psicoanalista ma anche da psichiatra sul campo, per tanti anni operante nei manicomi, che ha lavorato sul campo “slegando matti” (letteralmente, non solo metaforicamente), confrontandosi con situazioni difficili, con la “reazione” sempre in agguato, fatta di psichiatria pavidi oppure legati a concezioni antiche quanto superate, anzi assurde in partenza (i tipi lombrosiani, per fare degli esempi, per non dire, in campo “terapeutico”, di lobotomia, elettroshock, coma insulinico, nel “migliore” dei casi psicofarmaci a profusione),

di magistrati che spesso non conoscono né la situazione della reclusione manicomiale né più in generale quella della “struttura alienante” o “istituzione totale” che dir si voglia (ma il concetto è quello ed è chiaro), che attribuiscono responsabilità per “fare il loro dovere” o invece per “eseguire un mandato”, Giorgio non “rimane sul libro” (che pure è da leggere assolutamente, questo “Diario dal manicomio”, Milano, Spirali), ma ci fa arrivare alla concretezza dei problemi, l’incomprensione dei colleghi, la faciloneria di certi media (per es.il  telefilm “C’era una volta…la città dei matti”, prodotto Rai dello scorso inverno, non disprezzabile ma superficiale, non “dialettico” ma neppure critico-discorsivo), il ruolo sempre ostracizzato della donna, tuttora rinchiusa in un ruolo pieno di tensioni moralistiche, sempre ostracizzata, la “vera colpevole di tutto” per chi non sopporterebbe  di essere criticato mai e poi mai per i propri “vizi”, ma alla donna attribuisce ogni responsabilità etc.  Una persona viva, Antonucci, non un intellettuale che salga in cattedra per mostrare verità perdute o nuove, ma un dialogante vero, un interlocutore, non un Gargantua sterile della parola, ma dove ogni proposizione deriva realmente dall’esperienza viva, dalla decostruzione (attuata da lui, ma non da altri, purtroppo, oggi, come rilevato anche nel corso del dibattito) di patterns e modalità “terapeutiche” che nel secondo decennio del secondo millennio non ci si aspetterebbe più di incontrare… La musica del maestro Anthony Sidney, compositore e impegnato qui anche come chitarrista, fedele alla consegna di “dover essere assolutamente moderno”, ma con intelligenza, senza inutili escapismi o fughe “altrove” (un minimalismo spesso di maniera, la new-age, post-sperimentalismi o altro ancora) ha integrato pienamente il “parlato”, conferendogli anzi uno statuto, se possibile, di ulteriore libertà, di quella libertà che è “sì cara”, con quel che segue, in Dante, e che ci fa provare “come sa di sale lo pane altrui”, metaforicamente ma non solo…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 29 giugno, 2010
Categoria: Testi, Video

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo