Il punto di vista di Eugen Galasso sul problema dell’antipsichiatria



In Italia, come in tutta Europa, ma anche negli States, in Canada, in Australia, è in atto un gigantesco tentativo di “Controriforma”, di reazione pura e dura che sacrifica la giustizia sociale sull’altare del produttivismo più esasperato e del mito dell’efficienza come anche la libertà a favore di non meglio precisare “istanze superiori”, di una “ragion di stato” che, più che il grande Machiavelli, richiama Botero, più di Hegel, del basso hegelismo di approdo inevitabilmente fascista. In tale quadro, la reazione psichiatrica, il ritorno all’ordine, per elettroshock, psicofarmaci a profusione etc. In tale contesto e in tale ambito d’impegno, incolpare chi da sempre fa dell’antipsichiatria la sua vita, come lo psicoanalista e medico dott. Giorgio Antonucci oppure la dott.Maria D’Oronzo, psicologa e coordinatrice del “Centro di relazioni umane di Bologna” di contributi indebiti versati da associazioni religiose come “Scientology”, appare grottesco. A parte il fatto che, sic stantibus rebus, se ci fossero fondi per sostenere una causa come quella dell’antipsichiatria, essi andrebbero presi e  riusati per promuovere in ogni modo la causa stessa, con la propaganda e l’azione (quella invocata e mitizzata da presunti rivoluzionari, non si sa bene come e perché, dove “perché” vale in accezione finale, ossia come “cui prodest?”), i suddetti veri e unici pionieri dell’antipsichiatria non hanno “beccato un Euro”, mentre hanno solo organizzato non con Scientology, che tra l’altro non è una “chiesa” in accezione gerarchico-istituzionale, però invece un movimento religioso, discutibile, cioè “da discutere”, alla lettera, ma con la “Citizens Commission on Human Rights” (Commissione dei Cittadini per i diritti umani), associazione culturale e umanitaria, assolutamente a-religiosa,  congressi, convegni, rassegne, in cui hanno mostrato come la persona, per mezzo di ricoveri coatti quali il TSO, ma non solo, anche con mezzi meno diretti ma non meno “impattanti”, sia vittima dei soprusi di Stati e organizzazioni multinazionali che ormai degli Stati si servono come di semplici manutengoli. Un’azione, quella dei nostri amici e compagni, che appare decisamente più importante di chi un giorno sì e l’altro pure promettono insurrezioni e/o rivoluzioni che puntualmente non arrivano mai e, se  mai un giorno sopraggiungessero, rafforzerebbero magari la repressione dei poteri costituiti, magari adducendo la scusa di cambiare di segno i poteri stessi, della “necessaria transizione” etc.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 20 luglio, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo