Un fatto accaduto a Bologna, grave. – Eugen Galasso

Solidarietà e Apello contro il  T.S.O.

Ieri è stato effettuato, presso San Vitale, un TSO (Trattamento sanitario obbligatorio) di un cittadino inglese, senza alcuna condizione “opportuna” (chi scrive, sarebbe comunque contrario al TSO, tout court), essendosi rifiutato lo psichiatra consultato di firmare per il TSO (non ne ravvisava le condizioni necessarie). La psicologa dott.Maria D’Oronzo, tra l’altro coordinatrice del “Centro di relazioni umane” e del relativo sito (il nostro, quello per cui scrivo anche questo piccolo contributo), avendo cercato di distogliere le troppo solerti forze dell’Ordine (PS), con argomentazioni solide quali quelle esposte sopra, facendo inoltre presente che il cittadino inglese, palesemente in condizione “alterata” per alcolismo, voleva parlare con sua moglie e non richiedeva alcun TSO, è persino stata denunciata dagli agenti di PS. Chi scrive ritiene (non è piaggeria) che le forze dell’ordine svolgano e possano-debbano svolgere una funzione importante nella società, per prevenire reati. Non sembra, però, che la condanna senza appello che è il TSO sia una condizione ideale, non sembra che la condizione opportuna e necessaria per realizzare la “salute pubblica” (o almeno la relativa quiete) passi per un internamento.

In questo caso la polizia (o meglio alcuni suoi rappresentanti) ha (hanno) agito extra legem, potremmo dire contra legem, violando le stesse norme sul TSO e previste per attuarlo (l’avallo di uno psichiatra è richiesto), non tenendo in alcun conto le argomentazioni di una specialista, anzi denunciandola. Dove scattano molte riflessioni, relative: A)alla validità del TSO, inesistente per chi scrive; B)all’applicazione della stessa legge, pur assolutamente perfettibile (in realtà da abolire, per dirla chiaramente); C)all’habeas corpus, ossia alla fondatezza di un crimine (vorremmo sapere dove esso esista, in questo caso), alla necessità di procedere sensatamente, quando ciò sia veramente necessario. In questo caso, non c’è né “turbamento della quiete pubblica” né tantomeno altro; D)ai diritti inalienabili di ogni persona, dove in questo caso sono almeno due le persone la cui libertà è stata violata(il “paziente” sottoposto coattivamente a TSO e la dott.D’Oronzo, denunciata, ma probabilmente anche lo psichiatra, la cui decisione è stata tenuta in non cale; E)alla legge sul TSO, oltremodo discutibile di per sé, che lascia ampi argini margini di ambiguità per quanto concerne l’applicazione, sempre “peregrina”, poi, nei fatti. C’è, insomma, una schisi tra disposizione di legge e tecniche procedurali, procedura, più semplicemente. Augurando una rimozione “fattuale” (ritiro del TSO, ritiro della denuncia a Maria Rosaria D’Oronzo, che altrimenti si vedrebbe costretta a una controdenuncia), ritengo che una revisione della legge sul TSO (mirante, quantomeno in prospettiva, se non nell’immediato, a una sua totale rimozione, si spera) divenga auspicabile, anzi necessaria. I margini di libertà in questo paese sono già oltremodo ristretti, tanto più che sono aumentati i TSO per alcolismo e vagabondaggio, dove “vagabondaggio” è termine generico e pericoloso (nasconde ancora una volta la volontà di sorvegliare e punire chi non sa/può affermare la propria volontà e libertà); oltre a tutto, i “vagabondi” erano vittime pre-destinate del fascismo e della procedura penale vigente sotto il Regine (il codice penale Rocco, a parte revisioni non sostanziali, è ancora in vigore…).

Eugen Galasso

Pubblicato il: 10 settembre, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo