Giuseppe Casu. La psichiatria divisa sulla contenzione – dott. Giorgio Antonucci – Leonardo Tondo – Gian Battista Cassano



L’Unione Sarda


Il dibattito sempre aperto tra due diverse visioni. Parlano Tondo, Cassano e Antonucci

La psichiatria divisa sulla contenzione

Giovedì 21 ottobre 2010

Due le scuole di pensiero, simili quasi a due religioni che non trovano punti d’accordo. Chiedere agli psichiatri di parlare dell’uso della contenzione fisica (o contenzione meccanica, come la chiamano in gergo tecnico), così come dell’elettroshock, può scatenare un dibattito dai toni accesissimi. Esistono due visioni diametralmente opposte della stessa pratica, accomunate dall’unico spartiacque che è la legge di riforma della psichiatria ideata dal medico triestino Franco Basaglia.

LA CONTENZIONE «La contenzione fisica si dispone sempre più raramente», dice Giovanni Battista Cassano, professore ordinario di psichiatria all’università di Pisa e direttore del dipartimento di psichiatria, neurologia e farmacologia. «Quanto più le malattie riusciamo a prevenirle e curarle tempestivamente, tanto più si evitano crisi e aggravamenti che possono prevedere la limitazione della libertà». Qualche esempio? «In neurochirurgia», prosegue, «con un paziente che subisce un intervento e ha uno stato confusionale con agitazione psicomotoria, può essere necessaria una contenzione di qualche ora, o al massimo di qualche giorno, così come può accadere nei pazienti con particolari limitazioni sull’uso dei farmaci. Ma sia chiaro: la contenzione è una soluzione che deve essere usata raramente. Ovviamente, non deve accadere quello che accadeva un tempo, quando le persone venivano contenute e restavano legate a letto per giorni e giorni. E quando ancora oggi viene utilizzata, il medico e gli infermieri devono sorvegliare intensamente il paziente, ogni venti minuti per valutarne i parametri ed evitare danni. Ma non bisogna avere pregiudizi o posizioni ideologiche, così come è riprovevole l’ostilità contro l’elettroshock». Dello stesso parere lo psichiatra Leonardo Tondo, docente associato di psicologia generale alla facoltà di Scienze della Formazione a Cagliari. «La contenzione è una pratica diffusa in medicina», ammette, «basti pensare che si attua regolarmente nei reparti di pediatria, geriatria, chirurgia, rianimazione e in tutte quelle situazioni in cui un individuo che non è in un pieno stato di coscienza può causarsi lesioni, come ad esempio strapparsi un’endovena. È capitato, infatti, che un paziente non contenuto quando era necessario si sia fatto male e poi abbia accusato i medici di negligenza. La contenzione è dunque, in primo luogo, una protezione per il paziente, ma esiste una visione fondamentalista da parte di chi vede la psichiatria non come una branca della medicina, bensì come una condizione legata alla società, ma sono gli stessi che pensano che le terapie si debbano fare senza farmaci».
I BASAGLIANI Chi ormai da decenni condanna fermamente la contenzione fisica è Giorgio Antonucci, psichiatra di fama internazionale che a Gorizia lavorò a lungo proprio con Franco Basaglia. «Come medico e come esperto di biologia dico che legare una persona vuol dire creare comunque un danno all’organismo», attacca lo specialista che oggi vive a Firenze, «si tratta prima di tutto di un attentato alla libertà personale e poi alla salute. Sono contrario, da medico, ai ricoveri obbligatori, quando non legati alla commissione dei reati. Se una persona la si prende con la forza, la si porta in un luogo chiuso privandola della libertà, che siano i manicomi o i moderni reparti psichiatrici, è normale che si ribelli. Vuole andarsene e per contrastare quella condizione spesso si cerca di legarlo. Contenere una persona legandola a un letto è un delitto perché si attenta contemporaneamente sia alla sua salute e che alla sua libertà».
FRANCESCO PINNA

Pubblicato il: 21 ottobre, 2010
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo