“Forza” dei pregiudizi – Eugen Galasso

” Forza” dei  pregiudizi.
Due esempi, assieme ad altri che proporrò in seguito. Un lustro fa circa, anzi un po’ di più, Corrado Guzzanti proponeva uno sketch comico televisivo molto efficace: quello dove l’ultraemancipato Bossi cercava di convincere il secchione Tremonti a uscire, divertirsi e “vivere” un po: tutto bene, sembra il ciceroniano “Primum vivere, deinde philosophari” (prima vivere, poi filosofeggiare, dove il”filosofeggiare”, se non è sterile accademismo e/o tecnicismo, può andar bene, ma, se appunto staccato dalla vita…penso al mio collega d’università V.B. e allora…). Un esempio di qualche giorno fa: prima mattina, RAI, un giornalista va in pensione, trattasi di Ennio Remondino (sempre strenuo anticomunista, filo-Nato incondizionatamente, antislavo, nazionalista italiano: qui non è pregiudizio, è valutazione critico-analitica). Ora è in Turchia e gli chiedono se sia vero che colà per una ragazza è pericoloso girare da sola. Risposta dell’”inclito” (in un paese civile si farebbe una festa per essersi liberati di un cronista così fazioso, qui invece tutti rimpiangono su querida presencia…Mi sono sbagliato di pianeta, si vede…): “Mah …certo…io non sono una femminuccia…”. Stop: occhio al “lemma”. Femminuccia se rivolto a ragazza o donna è dispregiativo: una ragazza o una donna non è una femminuccia, come dimostrano prestazioni intellettuali, sportive, lavorative etc. di tante donne, grazie al cielo (o alla sorte, meglio, ma anche al carattere e al temperamento) superiore a tanti “ometti”. Ma c’è anche un’altra offesa sottesa alla parola: se detto di uomo o ragazzo, meglio se a lui riferito , vuol dire “checca” (e allora c’è anche il pregiudizio anti-gay) oppure “non virile” etc., dove per es., se apostrofato così, non mi risentirei (un decennio fa, il papà di una ragazza “Questa damina del Settecento – ero inteso io – sta svenendo. L…, porta i sali”), ma qualcuno può rimanerne ferito…. Chiaramente, dietro, c’è una concezione svalutante-pre-giudiziale, riferita a certi caratteri fisici e psichici, ma anche psico-fisici che l’uomo e/o la donna dovrebbero avere secondo gli schemi aprioristici di chi “giudica”. Caratteri primari e secondari, per dirla con Krafft-Ebing, il medico autore della “Psychopathia sexualis” che influenzò Freud, e con lo stesso Freud, che, nonostante la sua malcelata bisessualità (il carteggio con Fliess, famoso otorinolarigoiatra, è dimostrazione di amore non certo platonico), aveva pregiudizi a non finire, in questo campo. Ma consideriamo l’epoca (Freud scompare nel 1939)… E siamo nel pregiudizio sociale. Per Prouhon, pensatore politico rivoluzionario “L’uomo è la forza, la donna la bellezza” (“De la pornocratie, ou les femmes dans le temps modernes”), per Feuerbach, filosofo “tardohegeliano” e”premarxista”, “Pensare è l’uomo, essere è la donna”. E via col vento…le citazioni si sprecano. Difficile poi far capire a qualcuno(a) che certe movenze femminee, quasi femminili in un uomo o viceversa un comportamento da “machona” di una donna possono risalire all’educazione, anzi alla socializzazione primaria etc. La differenza di genere, per molti/e, è una verità a priori, qualcosa di tagliato con l’accetta, per cui tertium non datur, non esiste un’altra possibilità, Più interessante quanto diceva Gilles Deleuze, certo: “il sesso è n+1 possibilità”. Ma lasciamo perdere ora il genere, passiamo ad altro. Pregiudizi sociali d’altro tipo: gli Inglesi rimproverano di tutto ai Francesi(questioni belliche e storiche, di pessimo vicinato, di imperialismi reciproci, di invasioni a gogò, con Jeanne d’Arc/Giovanna d’Arco che salva, nella storia troppo fatta per emblemi la “douce France” dalla perdfida Albione, i “maledetti” Normanni di lingua francese minaccianti la “perfida Albione”, viceversa, nessuno/a (o quasi) in Europa e non solo ama molto i Tedeschi (ma là c’è di mezzo la storia, cfr.un bellissimo racconto di William Faulkner, oggi lo strapotere economico), gli Italiani tra spaghetti, mandolini e P 38 (Spiegel di qualche decennio fa…) e negli States “tutti mafiosi” (recenti dichiarazioni di Paolo Villaggio),  gli Irlandesi e i Polacchi che “puzzano” (letteralmente), Scozzesi e Genovesi “tirchi”-”taccagni incalliti”,  dove motivazioni economiche concrete legate alla povertà, poi superate (forse più a Genova che in Scozia) vengono “eternizzate”, Cechi contro Slovacchi etc.,  (motivazioni storiche, di confine, Spagnoli contro Catalani e il reciproco, Baschi contro Francesi e Spagnoli e viceversa).   Pregiudizi contro “Terroni”, “Polentoni”, Cinesi cattivi (in ogni racconto o quasi, in ogni romanzo o quasi di Edgar Wallace, per ex. c’è il cinese o comunque l’orientale infido e traditore, se va bene), le barzellette francesi sulla (scarsa) intelligenza dei Belgi,  dove, però, attenzione, fermiamoci un momento e facciamo outing – diciamo chi non ne ha, nati “a priori” o derivanti /derivati dall’esperienza…Personalmente, non mi piacciono certi accenti, i più vari (un fatto musicale, mi dico, per convincermi che non sono pregiudizi…), sono convinto che i Toscani e i Fiorentini in particolare siano abissalmente superiori ai Marchigiani etc.  Con i pregiudizi conviviamo sempre tutti(e), volenti o nolenti: razionalmente li scartiamo, emozionalmente li amiamo, ci crogioliamo in essi. I più detestabili e sciocchi sono quelli contro “folli”, “Matti”, ma Pirandello che pure con la “pazzia” conviveva in famiglia, parla della “corda pazza”, a differenza della “civile” e della “seria” (“il piacere del’onestà”) e non c’è attore, regista, studioso pirandelliano che non voglia emergere per “la corda pazza” (quella civile e seria sono sicuramente noiose, “borghesi”) ma poi magari scappa se “molestato” da un pazzo… “Se no i xe matti no li volemo” (se non sono matti, nulla, non li vogliamo), recitava una bella commedia d’inizio Novecento,  ma poi è diventata un proverbio, “Spellbound” (in italiano”Io ti salverò”) di Alfred Hitchock, parla di ciò, di un direttore di manicomio “pazzo”, in realtà preda dei fantasmi del ricordo “traumatico”, ma poi la soluzione è sempre (come in Pirandello) il “ritorno all’ordine”, la reclusione manicomiale etc. (altro esempio “Psycho” di Robert Bloch (romanzo), poi trasformato in film geniale da Hitchcock). Perché si ha paura della logica “altra”, di quanto mette in crisi la logica euclidea, poi aristotelico-deduttiva etc. (dico poi perché Aristotele diviene “canone” dopo l’epoca alessandrina), di quanto mette in discussione le nostre certezze e sicurezze, di quanto appare “altro”. Si ha paura dell’uomo nero/del “Nero” (che si dica nero o negro “il prodotto non cambia”, il “recente” intervento di Vittorio Feltri nell’articolo di inizio gennaio “Hanno ragione i neri” sugli episodi razzisti in Calabria lo attesta; tutto dipende da come li si considera), si temono abitudini/modi di pensare e vivere diversi, dove antropologia culturale e psicologia sociale dovrebbero aiutare a capire la condizione umana comune pure nelle enormi differenze culturali e comportamentali… Ultimo accenno: i portatori di handicap, dapprima “subnormali”, “mongoloidi” (in area veneta è ancora diffusa l’interiezione-bestemmia “Dio (o in forma sfumata-addolcita”zio”)mongolo”; pendant del Fiorentino “Madonna(o Maremma)bua”), ora, con il poltically correct “disabili”, “diversamente abili”etc. Ma il discrimine rimane, come rimangono gli steccati,  oltre le buone (o carttive) intenzioni…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 23 ottobre, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo