Sugli esclusi – Eugen Galasso

Società e cultura dominata, quella in cui viviamo, tra poteri e contropoteri (qui è utile rileggere Foucault, credo, più ancora del sempre valido Noam Chosmky), dove il sogno orwellino del “Big Brother” si è realizzato, tra Echelon, files sempre più “osservate”-controllate,  Wiki-Leakes (vene, falle, la traduzione di “leakes”, non a caso…), metodi per controllare ogni sms, ogni chiamata da cellulare (je m’en fous, si dice, me ne frego, ma talora rompe…). Il problema è che, questa società “che ci strangola” (lo diceva anche un prete in odore di Dom Perignon, dunque…), dove prevale l’avere sull’essere, come aveva ben capito Erich Fromm, poi insopportabilmente ripetuto-copiato-scimmmiottato da tanti(e) sociologi, psicologi, pedagogisti, persino papi (Giovanni Paolo II, con la voce da attore, era certo più convincente del papa attuale, che queste cose le dice poco e in modo un po’ troppo complicato, quando le dice), dove il profitto e l’iperproduttivismo sono tutto (Keynes no, si dice, troppo “socialista”, viva Milton Friedman, il padre del neo-liberismo spietato, quello che aveva dato la stura alla Thatcher e a Reagan, per non dire di Pinochet…),  chi non raggiunge certi standard lavorativi- produttivi è un escluso e viene escluso, comunque.

Vale per chi ha problemi fisici e neurofisiologici (dall’ ipovedente al sordastro, dal diversabile a livello fisico e/o neurofisiologico, mentre sarà il caso di dimenticare finalmente espressioni quali “diversabile psichico”-il tutto risulta dalle scorie, mai superate,  della dicotomia instaurata da Descartes all’inizio della scienza moderna, ossia nel 1600, tra “sostanza estesa” (res extensa) e “sostanza pensante” (res cogitans), oppure “insufficienza cognitiva” et similia),  per chi la società discrimina perché ne ha paura perché pensa e vive “autrement”, diversamente (il “pazzo” o “folle”, pur se la seconda espressione è più “fine”, dato che c’è l’amore folle-amour fou-surrealista con il grande padre fondatore, lo psichiatra – sic! – André Breton),  per la “strega”, lo “stregone” (alcuni storici e storici della cultura battono giustamente sul fatto che anche molti stregoni furono “onorati” con un bel rogo…),   per chi ama diversamente ( l’omosessuale, maschio o femmina,  sarebbe “contro natura”….), per chi “non si adatta a portar le catene” ( “Il fannullone”, vecchissima canzone di Fabrizio De André, testo di Paolo Villaggio! Ma il sintagma è ben più antico dei due grandi Genovesi…). Ora, a ridosso della morte per suicidio del grande Mario Monicelli si sente parlare di depressione, anche se (bontà sua, ultimamente non si era sempre distinto per estrema finezza e “gentilezza” diagnostica) per es. Vittorino Andreoli si premura di dire che non era “depresso”, ma si tratta di una constatazione razionale della perdita di senso della propria vita. Il suo conterraneo-versiliese come lui e (credo) amico Mario Tobino, psichiatra e notevole scrittore,  da sempre avversario dell’anti-psichiatria, se fosse ancora vivo, credo gli avrebbe rimproverato di essere… depresso. Del resto, i mistici come Fjodor Dostoevskij e Maurice Clavel sono “paranoici”-”delirano”, per molta cultura dominante, ma anche i grandi “eresiarchi” (Dante lasciamolo stare, visse fino al 1321, esprimeva altre culture, volendo sistematizzare quella del suo tempo finì per accettare e far suo solo in parte, con “molta libertà” il “sorvegliare e punire” del suo tempo) sono pericolosi, mentre certi atei diventano quasi “di stato” (Margherita Hack, Odifreddi), non si sa ancora bene perché… ”Et vivent les bossus, ma mère/ et vivent le pendus” (Jacques Brel; traduzione: “E viva gli storpi, per Diana, e viva gli impiccati”. Sì, ma i nuovi storpi e i nuovi impiccati sono partout, dappertutto, infrattati chissà dove. Sta quasi certamente a noi riconoscerli.
Eugen Galasso

Pubblicato il: 3 dicembre, 2010
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo