Disegno onirico – Eugen Galasso

Premessa

Devo fare una premessa, che forse si rivelerà un po’ lunga: ho sempre avuto grandi problemi con il disegno. L’arte mi piace moltissimo (storia dell’arte all’ univ.no, salvo un esamino – e un “esamone” di estetica – ma al liceo sì, anche con successo – poi “indecorosamente” anche recensioni di mostre “classiche”), ma non riesco ad esprimermi io stesso graficamente. Alle scuola medie inferiori (tre anni di noia, di cose scontate e di “minestra riscaldata”), per me, l’incubo si chiamava educazione artistica. Anziana prof.-”cerbero”, che mi “bastonava” ad ogni scrutinio, finché avevo scoperto l’esistenza dell’arte astratta e… l’ho messa in crisi. Certo, mi esprimo meglio con le parole (poesiole e racconti, saggi etc.), in musica, ma la “ignoranza grafica” dipende anche da un certo modo di “imporre” l’educazione artistica…In realtà, è notorio che ogni persona si esprime con dei segni, delle tracce anche grafiche; secondo certi studiosi di psicologia dell’età evolutiva, la prima traccia lasciata dal bambino è quella scatologica, ossia quella delle feci del bambino di pochi mesi.  Ma, già in età puberale-adolescenziale (dai 13 ai 15 anni) la persona si vergogna a produrre disegni, ad esprimersi graficamente; ma ciò, sicuramente, è dovuto ai pre-giudizi, al clima culturale ammorbante e “castrante” che domina nel sistema scolastico e universitario. La creatività (qui parlo anche di musica, teatro, danza, poesia, letteratura etc.) “non dat panem”, non ha ricadute immediate in termini di profitto, quindi viene esclusa.  Il disegno onirico, invece, certo non da solo (cioè non come tecnica unica-onnivora), è una tecnica per poter entrare nel disegno, per far rientrare dalla “finestra” ciò che dalla porta era stato escluso, ossia una forma fondamentale dell’espressione creativa. Storia del disegno onirico:

La tecnica, che non è solo tecnica ma anche teoria complessiva (fondamentale la “lettura” e l’”ermeneutica” del disegno), nasce negli anni Settanta del 1900 a Buenos Aires da due psicoanalisti di formazione e ispirazione (non dogmatica, però) junghiana, Alberto Bermolen e Maria Grazia Dal Porto, ma anche dalla loro collaborazione con Abel Raggio, artista post-surrealista (la definizione è limitativa).  Tra gli artisti predecessori del disegno onirico,  possiamo citare Arcimboldo, Bosch, il “Giorgione”,  Dalì,  etc., ma i nomi si sprecherebbero, purché non si sforzi la cosa per voler trovare ad ogni costo predecessori.                  Teoria del disegno onirico: Non ha senso parlare a priori e interpretando prima il disegno onirico, perché si “rovinerebbe il gioco” interpretando i disegni prima che si facciano. Bisogna, per citare il famoso detto, entrare nell’acqua per imparare a nuotare. Fuor di metafora, si tratta di disegnare in gruppo,  di lasciarsi guidare dal “dolce” accompagnamento musicale (perché solo musica barocca o new-age? Perché musica d’opera oppure anche canzoni di cantautori, rock, jazz o anche musica sinfonica potrebbero essere troppo coinvolgenti-distraenti). Tuttavia qualcosa si può dire, già prima: A)”onirico” implica il sogno, ma è “sogno” ad occhi aperti, senza che si dorma, senza che ci sia ipnosi (non sarei capace di usare l’ipnosi né autorizzato a farlo, inter cetera), uno stato di coscienza vigile, attraversato, però, dal “sogno ad occhi aperti”, appunto;  B) conta l’uso dei colori, le forme, la posizione delle forme-figure nel foglio, ma ciò non vuol dire che, per es. l’uso di un colore implichi la possibilità di interpretare tale colore (e quindi tale uso) univocamente. Per es. il rosso è colore del sentimento, anche acceso, ma anche dell’aggressività; così il blu, colore dell’armonia e della tranquillità, può anche essere simbolo di una ricerca quasi spasmodica dell’armonia. L’uso di un colore privilegiato non significa di per sé che non si possano-vogliano usare altri colori. Idem per le forme, pur se, facendo il disegno, eseguendolo, anzi meglio dopo  averlo  eseguito, dirò quali sono le “prevalenze”, le “dominanze” che tali forme (come anche la posizione del foglio e altro) esprimono.  C) Non esistono non-colori. Il nero, il bianco, il grigio lo sono, dunque, a pieno titolo, contro interpretazioni classicamente “accettate” quanto oltremodo fallaci; D) Leggere-interpretare un disegno onirico non vuol dire in alcun modo “giudicare la persona” (ci mancherebbe….!), anzi tutelarne la privacy, capirne le grandi potenzialità, sempre insite anche nella persona più schiva, meno “appariscente”; E) Il disegno onirico si fa in gruppo, non da soli. Altrimenti la dinamica di gruppo non agisce né può agire, è ovvio. Che il gruppo o alcuni suoi componenti si conosca(no) o meno, ci si diverte sempre, comunque e divertendosi,  come si sa, si impara, ma non nozioni astratte che servono a bene poco…

Eugen Galasso

Lezione disegno onirico

collegamento youtube http://www.youtube.com/watch?v=rLkrviImFGk

Salve, prima di tutto, mi presento, sono Eugen , formatore in disegno onirico nonché esperto in autobiografia e biografia (spiegherò poi in breve il legame tra le due attività) e ci tengo che nel gruppo ci diamo tutti/e del tu. Francamente non vorrei dire troppo a priori per non “togliervi il gusto”. Eppure credo che qualche indicazione generale vada pur data:   con il disegno onirico conosciamo una qualche oasi di pace, almeno relativa, sempre la mia voce non vi stressi troppo, sempre che non ci sia qualche zeppa nella mia gestualità e/o nella mia mimica (direi in levare, non in battere, per usare una similitudine musicale). L’oasi perché, come? Con la musica, soprattutto, che non sarà troppo invasiva, troppo coinvolgente, ma adatta allo scopo, di rilassarvi, ma senza farvi addormentare (onirico, sì, il disegno, cioè di sogno, ma non= di sonno).    Vi dirò innanzitutto di scegliere una posizione comoda, anche a terra, se volete. Di fare poi le pause che vi dirò, poi di disegnare.  Vi darò qualche indicazione. Prima di tutto bisogna dire che ognuno di noi sa disegnare in realtà. Il fatto è che, dopo la scuola media, spesso anche un po’ dopo (il disegno tecnico, in certe scuole superiori), ma in genere proprio quando si arriva ai 13-14 anni (terza media-prima superiore) ci spaventiamo perché qualcuno c’ha detto (magari neppure il prof./la prof, ma il compagno/la compagna di banco) che sappiamo disegnare male, o non siamo affatto capaci di farlo. Altre volte i nostri genitori o chissà chi. Invece, in un modo o nell’altro, se non”giudicati”, tutti/e sappiamo farlo. In una fase ulteriore vi spiegherò come si leggono i disegni onirici, con degli esempi. Si diceva che con il disegno onirico, anche se dobbiamo disegnare un cancello o un giardino, in realtà parliamo anche di noi. Non è infrequente che dal disegno si passi al racconto, al diario, alla poesia, alla testimonianza scritta. Quindi il disegno onirico fa da “battistrada”, apre la via ad altro. Se volete consente di aprire nuove sinapsi.    Ora, first lesson, in realtà primo esercizio di disegno onirico. Mettetevi comodi (ognuno ha un punto dove sedersi, dove “accucciarsi” e simili) dove e come volete, chiudete gli occhi,  inspirate a fondo, poi ispirate. Godetevi la serenità del momento, sempre a occhi chiusi. Poi, ma non troppo rapidamente, aprite gli occhi. Prendete un foglio, scegliete i colori che volete (ce ne sono tanti) (intanto si fa sentire la musica); ora tracciate la prima lettera del vostro nome (anche soprannome, se volete, non cognome), minuscolo, maiuscolo, in stampatello, corsivo, gotico, dritto, di lato, come volete (anche con linee curve). Poi – passa un altro po’ di tempo - replicate, altrove, in altra posizione e con altre forme, la stessa lettera. Ora (circa 5 minuti dopo, anche 7, si può) congiungete come volete (linee curve, dritte, miste-barocche) i punti delle lettere, poi (altro tempo, certo) colorate le parti vuote, come volete e con i colori che volete. Evidenziate con i colori le figure percepite. Poi mettete da parte il foglio, ne prendete un altro, dove disegnate liberamente ciò che volete. Ora date un titolo a entrambi i disegni. Commenti vostri.  Adesso vi spiego le cose principali riguardo ali colori (differenze tra colori caldi – rosso, arancio, giallo e freddi – blu, azzurro, viola, dove il verde è una specie di colore intermedio – poi i “non colori” -bianco e nero, che in realtà sono anch’essi colori). Le forme, se molto chiuse denotano rigidezza e/o chiusura, specie se figure geometriche come il triangolo se ricorre spesso, mentre il cerchio denota apertura), se aperte denotano apertura, disponibilità.  Poi invece i singoli colori: analisi.    Qualcosa sulle forme, spiegando che non esiste la forma o il colore “migliore”.  Ancora: A) la posizione del foglio (verticale o orizzontale); B) in quale  parte del foglio si disegna (sinistra, destra, centro); C) presenza di singoli punti e/o simboli, presenza di richiami e o altro; D) i titoli apposti ai disegni etc.  Altre domande…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 9 dicembre, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo