Il potere della parola -Eugen Galasso



Nella nostra cultura occidentale logocentrica, la parola è espressione forte del potere-volere, della dominanza della psiche sul corpo, della razionalità sulle emozioni e sui  sentimenti, del “lavoro” (il “lavora, non disperarti” di Carlyle rimane tristemente emblematico).  La parola, anche a scapito del linguaggio pre-, para, non-verbale, è espressione del dominio: tutta  o quasi la psicoanalisi si basa sulla parola, non per sua colpa (in maniera totale in Jacques Lacan, con il parlant-e^tre, parlantessere, come in Viktor Frankl, con la sua “logoterapia”) , ma perché espressione del citato dominio, che non accetta il pensiero “altro”,  come si vede nei diversi livelli del linguaggio parlato-scritto. Così: A) A livello “basso” si dice “è matto, lascia perdere”. “Poveretto, è stato in clinica, sai…” etc. Già tra fine Ottocento-inizio Novecento, però questo livello basso si innalzava, tanto da invadere anche il teatro, con un testo (commedia, anche pregevole, a suo modo, come “Se no i xe mati no li volemo” (se non sono matti, non li vogliamo), ma la “follia”, in qualunque modo (anche solo come “pura metafora”) pervade tutta la cultura del Novecento, come dirò nel punto C.  B) A livello divulgativo, ultimamente, oltre all’invasione mediatica del disturbo bipolare (alternanza euforia/depressione, secondo le “sacre tavole” della psichiatria…!),
sbandierato dappertutto, scandalizzando anche gli psichiatri molto “old style”, che dicono essere un “tradimento basso” della “più nobile” “schizofrenia”, alcuni giornalisti ne parlano metaforicamente, giocando sulla doppiezza del lemma, tra psichiatria e politica (i due blocchi  o “poli”). In questo senso, il giornalista dell’ “Espresso” Marco Damilano ha giocato brillantemente sul “leader bipolare”, facendo ridere, anzi provocando scrosci di risate da tutte le parti politiche. E ciò in un talk-show politico in TV. Mala tempora currunt… Persino il medico Luigi Cancrini, progressista, leader di “Medicina democratica”, da sempre vicino all’antipsichiatria, però, attacca il premier Berlusconi, in un articolo ne “L’Unità”, definendolo “pazzo”. Gli risponde, per fortuna, chi da sempre e tuttora con grande forza propugna lo smontaggio critico della psichiatria, Giorgio Antonucci che, da medico sul campo, psicoanalista, teorico, spiegando l’assurdità di tale presa proposizione. C) Se in Luigi Pirandello tutta l’opera, non solo teatrale, ma anche novelle, romanzi, produzione teorica è pervasa dal fantasma della “follia” (“folle” era, a suo dire, la moglie, forse anche una buona scusa per corteggiare l’attrice Marta Abba, come noto…), anche in altri, da Kafka a Beckett, da Breton (non è un caso che il fondatore del surrealismo fosse psichiatra…) a Saramago, tale fantasma non lo potrete eliminare… A livello teorico, il filosofo Gilles Deleuze e l’ “antipsichiatra” (ambiguo, però, apre, nella pratica clinica) Félix Guattari, parlano di “Schizofrenia” (da qui schizoanalisi, versus “psicoanalisi”) e di “Paranoia” come fossero categorie assolute, da assumere a priori. Se il “paranoico”, per loro, è “cattivo e reazionario” perché nelle sue manie di grandezza parla di razze e di autorità assolute, di “superiorità”, lo”schizo”, invece, quindi chi ha (avrebbe, ovviamente) personalità multipla è “buono”,” creativo”, “ribelle”…  Figurarsi gli altri….

Eugen Galasso

Pubblicato il: 23 dicembre, 2010
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo