Sul viaggio di Antonucci alla ricerca di Huber – Eugen Galasso



Leggo il testo di Piero Colacicchi sul viaggio a Heidelberg di Giorgio Antonucci, dello stesso autore, di Aldo Rosselli alla ricerca del dott.Wolfgang Huber, ex-psichiatra nel manicomio (definirlo reparto psichiatrico sarebbe un inopportuno eufemismo) della città germanica. Un viaggio che, annunciatosi come un’impresa (non si sapeva se Huber fosse finito in manicomio, in prigione, additrittura fosse morto), si sarebbe rivelato un vero e proprio “giallo”, per meglio dire un viaggio allucinante, in cui la BRD (Repubblica federale tedesca) si rivela senz’altro non meno intollerante dell’allora esistente DDR (Repubblica democratica tedesca, quella “comunista”, diremmo meglio di osservanza sovietica), tanto che vari membri dell’SPK(Sozialistisches Patientenkollektiv), fondato da Huber, sarebbero finiti, per protesta estrema-disperazione, nella Rote Armee Fraktion (RAF – Frazione armata rossa – la “banda Baader-Meinhof”). Un documento storico prezioso, quello del dott. Colacicchi, redatto da lui ma di cui possiamo senz’altro ritenere coautori anche i dott.Antonucci e Rosselli, che però ci interrogano sull’oggi e sul domani. Se, come è vero, la libertà di una società e di uno stato si  vedono decisamente da come gestiscono il “disagio psichico”, le “magnifiche sorti e progressive” dell’Occidente sarebbero (quindi sono, in realtà) più che a rischio. Il dott.Huber, marxista convinto, riteneva che le malattie psichiche fossero senz’altro (tout court, se si vuole) un prodotto della società borghese, una sua invenzione. Chi scrive, forse meno convinto di una tesi marxista onnicomprensiva, che possa spiegare tutto, non nega però che le cause di quello che chiamiamo “malestàr”-”Unbehagen” (l’espressione è di Freud nella sua straordinaria opera”, certo “monca” nei rimedi.”Il disagio della civiltà”-”mal d’e^tre”) siano anche e forse prevalentemente sociali, se per “sociali” intendiamo anche i rapporti inter-personali, però, dove le cause socio-economiche sono determinanti ma non le uniche “parti in causa”. Viaggio “tremendum et fascinans” (mutuo l’espressione dallo storico delle religioni Rudolph Otto, che parla della “visio Dei”. Personalmente mi riferisco più laicamente alla ricerca di Huber), perché, avendone il tempo, rifarei volentieri lo stesso viaggio oggi, per vedere se gli archivi hanno “allentato le molle”, se oggi la  repressione di allora s’è ridotta, pur se, conoscendo  il riserbo germanico (non  avendo problemi con la lingua, ho fatto vari  soggiorni di  studio in parti diverse della Germania), ritengo che sul tema anche oggi rimarrebbe un  velo di “sostanziale omertà” SULLA QUESTIONE, del tutto cruciale per capire se e come possa evolvere la psichiatria convertendosi in antipsichiatria…   Nell’Europa del paziente al guinzaglio (cfr.articolo relativo dal “Corriere della sera”, anche in Facebook, spazio di Giorgio Antonucci,   relativo a un caso relativo alla “democratica”-sic!- Olanda) una prospettiva ispirata all’antipsichiatria, alle relazioni umane e assolutamente contrapposta alla repressione, ha purtroppo, chances molto limitate, quando si  scontra (cosa che n ecessariamente, avviene sempre)con i poteri costituiti. Ultima osservazione: la prefazione di Jean Paul Sartre, riportata sul sito, fermo restando il rispetto per il grande pensatore nonché “decostruttore di Freud”, al libro di Huber e dei suoi collaboratori (Cfr.ibidem) suona non peregrina ma  un po’ di maniera…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 21 febbraio, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo