Lingua “rovinata” dalla psichiatria – Eugen Galasso


Certo, sarebbe difficile, oggi come oggi, recedere totalmente dal linguaggio della psichiatria in letteratura, in poesie, per esempio: come definire altrimenti l’ “amour fou” (amore folle) surrealista, ma retroattivamente anche romantico? Ma, attenzione, è “folle”, non pazzo, ha già in sé qualche patente di “nobiltà”, diremmo. Poi , per es., c’è Robert Bloch, con “Psycho”, romanzo “hard” anni Cinquanta del secolo scorso, nell’accezione thriller (ma “romanzaccio”, dice Alfred Hitchock, che ne trasse, nel 1960, un film geniale), dove il protagonista, dopo aver ucciso sua madre, perché “indegna”, “prostituta”,  no…non racconto il seguito a chi non abbia letto il libro o visto il film. Si dirà: ma là il protagonista è “schizofrenico”,  soffre di “dissociazione della personalità”;  certo, il “gringo” Bloch  e l’ inglese mai diventato americano pur se lavorava negli States Alfred Hitchock (sir, per meglio dire e aggiungere) erano imbevuti di corrente cultura psichiatrica, quella che aveva portato alle “magnifiche sorti e progressive” (sic!Il lettore capisce l’antifrasi dell’espressione) di elettroshock e lobo (prima anche leuco) tomia… Sì, ma poi, soprattutto il geniale Hitch poi se ne stra…fotte, con un finale da teatro di ricerca (che nel 1960 non mi consta esistesse, nella forma in cui lo conosciamo da 30 anni a questa parte, almeno), e allora anche i parametri medico-clinici, quelli dell’ “attenta osservazione del paziente” (in realtà fatta solo per “sorvegliare e punire”, però) vanno a farsi benedire, non hanno più nulla a che vedere con l’opera d’arte che, certo, nasce anche (non solo) dai cascami dell’ “altro”, intubato (termine metaforico, ovvio) e inquadrato, ma poi, bellamente, va da altre parti, in direzione diversa… Il famoso “scarto”, insomma… Chi invece, registra di più, era Ken Kesey, autore vicino alla “beat generation” che scrisse “Qualcuno volò sul nido del cuculo” (romanzo, ma anche versione teatrale, in seguito, mentre il film, successivo di circa un decennio, è di Milos Forman), dove la lotta contro il manicomio, esemplificata da un “sabotatore”, avviene all’insegna della trasgressione, ma seguendo e poi capovolgendo la logica del “sorveglia e punisci”.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 5 aprile, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo