A.D.H.D. : UN PROBLEMA DELLA PSICHIATRIA – Eugen Galasso



Quando, ancora all’inizio degli anni Novanta dello scorso secolo, non esisteva l’ADHD (disturbo da iperattività e carenza attentiva, pur se la traduzione non può essere precisa), nel senso che non si”configurava”come disturbo conclamato, certamente bambini/e e adolescenti annoiat/ei a scuola c’erano come anche bambini/e e adolescenti con la “fregola” di muoversi anche al di fuori di luoghi e tempi canonici(altra costruzione socio-culturale).  Come venivano curati/e? In genere in nessun modo, ma non succedeva nulla.  O la persona evolveva nel senso di adattarsi a ogni coazione socioculturale (in genere avviene ciò) oppure diveniva un/a ribelle (casi più rari, statisticamente). Non c’era la proliferazione di farmaci nuovi e nuovissimi e quindi del ciclo economico domanda-offerta con tanti farmaci (di nuovissima generazione) venduti e altrettanti acquistati, con un jamming (compressione) chimico micidiale, dove sarà opportuno bel testo di Maria Rosaria D’Oronzo e Paola Minelli, “Sorveglaito mentale”, Torino, Nautilus, 2009. Sinteticamente si potrà solo dire che l’effetto di questi (come degli altri, certo,  solo che questi, più nuovi, sono anche più”duri”) psicofarmaci  sono certamente analoghi (se non uguali, ma qui bisognerebbe comparare la composizione chimica specifica di ogni sostanza con quella di ogni altra e ci perderemmo nel calcolo stechiometrico) a quelli delle droghe, ossia con l’induzione di danni da astinenza, quindi con il bisogno di assumerne sempre di più e di nuovi.  Purtroppo, in questo scenario, si hanno morti per suicidio indotto o per assuefazione, per “overdose” (lemma inesatto, da un punto di vista medico, ma comodo per intenderci) etc. Una documentazione utile, in questo quadro, è il DVD “Errore fatale. Come gli psicofarmaci possono uccidere il vostro bambino”,  presentato dal Comitato dei Cittadini per i diritti umani/Citizen Commission on Human Rights). Molto “americano” (diremmo meglio, statunitense, “gringo”) nella confezione, con ritualità diverse da quelle europeee (riunioni familiari, associative, celebrazioni di compleanno che da noi esistono molto diversamente che là-l’antropologia culturale e sociale serve proprio a capire ciò), il documentario è utile, pur con un accompagnamento musicale a tratti troppo insistente, ma anche “larmoyant” (d’altronde, però, le circostanze non sono allegre), per comprendere la tragedia di figli adottivi, ma  molto  più spesso, invece, pienamente “naturali”, che  fanno la spesa di diagnosi stilate in un attimo, speso compilate senza neppure vedere il bambino/a o il/la “paziente” (se si tratta di un adolescente). Le cause della cosiddetta “depressione”, come di altre definizioni appioppate a una persona spiega un medico-scienziato nel documentario, sono di tipo medico-clinico (quindi una malattia, fisica, però, magari anche allergie mai diagnosticate) oppure  sociale (richieste eccessive della famiglia, della scuola, del gruppo amicale,  di altro); mai e in nessun caso gli psicofarmaci risolvono problemi, anzi li aggravano sempre, spesso in modo (appunto) irreparabile… Ma allora (mi viene da dire così, quasi fossimo alla conclusione di un teorema geometrico, ma là il procedimento è deduttivo, qua invece ricorro all’induzione)…possiamo dire che ogni diagnosi (e a fortiori terapia, per gli effetti che ha) psichiatrica è a-scientifica e arbitraria, che l’ “ADHD” non è che un aspetto del problema più grande che si chiama “psichiatria”, con “malattie mentali” indotte e quindi a maggior ragione arbitrariamente curate.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 18 aprile, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo