Giorgio Antonucci non usufruisce (che io sappia) di un diritto umano: quello all’errore.   – Eugen Galasso



Ancora una volta bisogna dire che ogni persona ha diritto a sbagliarsi: Giorgio Antonucci sembra (per quanto ne so) non ne usufuisce, nel senso che è difficile trovare un punto di non accordo con lui su ogni questione. Non voglio dire che il dott. Antonucci ha sempre ragione(ricorderebbe affermazioni pericolose di chi “un giorno ha fatto furore , ma non ha ancora cambiato colore”-da “E la vita, la vita” degli immortali Cochi e Renato) ma quanto sopra per me, fino a prova contraria (la famosa falsificazione popperiana), vale. Anche la sua consuetudine di spulciare i giornali, credo, serve a cogliere lo spirito del tempo. A tal proposito ritrovo un vecchio ritaglio di giornale (del 22 gennaio 2008, “Quotidiano Nazionale”, ossia “IL Giorno”, “La Nazione”, “Il Resto del Carlino”), conservato, a proposito di una dichiarazione del poeta e critico letterario Edoardo Sanguineti, nel frattempo scomparso, che in quel mese aveva rivalutato, da marxista mai pentito, l’odio di classe” perché i potenti odiano i proletari e l’odio deve essere ricambiato. Oggi la merce-uomo, il suo lavoro è la più svenduta e chi dovrebbe averne coscienza, ossia la classe operaia, non ce l’ha, inibita da una cultura dominata dalla TV”.   Ancora, contro “i ragazzi di Tien-An-Men”, quegli studenti del 1989 che nella grande piazza di Pechino si batterono contro la polizia cinese, armata fino ai denti, finendo massacrati, con l’aggravio terribile per le famiglie di dover ripagare le pallottole (sic!) spese dai funzionari statali, ossia dai funzionari di polizia: “quelli erano veramente dei ragazzi, poveretti, sedotti da mitologie occidentali, un poco come quelli che esultarono quando cadde il muro di Berlino. Ma insomma, erano dei ragazzi che volevano la Coca-Cola”. Giudizi discutibili, cioè alla lettera “da discutere”, sia il primo che il secondo. A modesto parere di chi scrive, la lotta di classe vale ancora, ma non include solo la classe operaia, direi, non è di per sé uguale all’ “odio di classe”; quanto ai ragazzi di Tien-An-Men, può essere anche vero che alcuni (e) di loro erano attratti da miti consumistici, ma ciò non giustifica la violenza della polizia, di un regime che, dopo l’avvento al potere di Deng-Shiao-Ping, si stava trasformando in “turbocapitalista”, reprimendo ogni dissenso, però, anche magari quello di chi si sarebbe mosso in senso analogo alle riforme previste. Nulla di tutto ciò giustifica il giudizio (riportato sempre nello stesso articolo, non firmato né siglato), proveniente dalla Lega Nord , nella persona del senatore (non so se rieletto, si era nella precedente legislatura) Piergiorgio Stiffoni (ma la politica partitica qui non c’entra per nulla). “Ha bisogno di recarsi da qualche bravo psichiatra che gli spieghi che siamo nel 2007, in Italia, e non a Pyong Yang.  Basta che lo specialista lo riporti un po’ alla realtà e poi vedremo se i media gli danno tanto spazio”. Lotta e politica, d’accordo, “à la guerre comme à la guerre” (all’epoca Sanguineti era candidato alle primarie genovesi per “Rifondazione comunista”), ma lasciamo fuori causa gli psichiatri, che non spiegano nulla, ma recludono, “puniscono”, esercitano un potere violento , motivo per cui Stiffoni fa anche una confusione di ruolo (a “spiegare” saranno, semmai, altri operatori, non gli psichiatri). Idem per l’uscita di Alberto Asor Rosa, storico della letteratura e critico, quando ha invitato a un “golpe” di sinistra contro Berlusconi. Qui non condivido nulla (lo ammetto, anche per un pregiudizio contro il personaggio, di cui non apprezzo neppure l’impostazione metodologica nell’ approcciare la letteratura), perché un “golpe di sinistra” è un ossimoro, perché non ci sono le condizioni per atti simili, perché l’eversione potrebbe anche essere “fasciocomunista” (c’è chi non lo è consapevolmente, come invece lo scrittore Antonio Pennacchi) e comunque è sempre antilibertaria  etc.etc. Diremo allora, però che Asor Rosa sbaglia, che non ha capito nulla di politica, ma non che è senescente oppure che è incapace di intendere e di volere, come pure si può leggere in vari articoli e prese di posizione. Criticare sempre, psichiatrizzare mai (anche farlo sulla carta o come ipotesi accademica non và bene): potrebbe essere questo uno slogan adatto alla bisogna.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 22 giugno, 2011
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo