L’articolo sulla disoccupazione di Giorgio Antonucci – Eugen Galasso



Leggo l’intervento di Giorgio Antonucci (dello scorso 20 giugno) su depressione, dove giustamente Antonucci, contro la psichiatria, sostiene le responsabilità sociali che portano alla tristezza e talora alla disperazione che è facile quanto sciocco etichettare (perché etichettare bisogna, altrimenti che cosa si fa?) come “depressione”. Ma, certo, nella logica dei poteri, che cosa si fa, senza sorvegliare per punire ma anche per vendere psicofarmaci? Ancora, per il violentatore o il molestatore sessuale che cosa fare se non dire “è un malato”, soffre di “turbe” etc. Una logica orribile, che depriva anche il responsabile della libertà che porta alla colpa; deresponsabilizzare è sciocco e colpevole, anche perché (io credo) il responsabile è privato della libertà che porta alla colpa. Punire, se pure in forma adeguata e non discriminata (in questo, credo, la legge Gozzini, rimane uno spunto importante,  può servire, mentre spesso le sue applicazioni si staccano dal modello gozziniano), porta con sé la responsabilità e la colpa (nessuno dirà che lo stupro non è un crimine). Anche qui Giorgio Antonucci ha ragione, ma è quasi tautologico ridirlo, perché sappiamo che è (quasi sempre, non diremo sempre, nessuna persona è infallibile) così. Tuttavia il dottor Antonucci non credo abbia mai espresso pareri “sbagliati”, dico la verità.  Ora, poi, su “Libero” di domenica 19.06.2011, pag. 21, leggo invece, a fronte dei testi sciocchi giustamente redarguiti da Antonucci, un articolo meramente descrittivo, ma bello e nobile di Cristina Lodi, “La vittoria di Trieste.  Dove c’era il manicomio il paradiso dei matti”, nel quale l’articolista, nobilmente (su un giornale di centrodestra, di quel centrodestra che ha in sé proposte come quelle del suo esponente Ciccioli, purtroppo…), virgoletta “pazzi”, mettendo completamente in discussione il concetto, concludendo (o quasi) il suo articolo con “C’erano camicie di forza, elettroshock, manette e neurolettici travestiti da scienza medica. E’ servito molto tempo per cancellare tutto questo. Trieste ci è riuscita”. Un po’ assertorio-troppo semplice, dirà qualcuno. In primis il giornale non si legge come un libro, poi , comunque, è nobile l’intento, è ben scritto, dice cose importanti. Chapeau a Cristina Lodi, che non conosco, che sicuramente  si è schierata dalla parte giusta e, cristianamente (non intendo la religione, ma la disposizione di comprensione verso l’altro),  in uno  dei non tanti articoli cannibalistici sul tema, che in genere è campo aperto per speculazioni neo-razziste, per affermazioni reazionarie  gratuite che rimpiange i “bei tempi” quando “i matti stavano al loro posto, cioè al manicomio” e via dicendo sciocchezze…

Eugen Galasso

Pubblicato il: 22 giugno, 2011
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo