Eugen Galasso-gruppo antipsichiatrico libertario-pomeriggio antifascista con Giuseppe Bucalo



Umanita Nova,

Giuseppe Bucalo, attivo nel settore antipsichiatrico da 1/4 di secolo, ha  relazionato, a conclusione della settimana “Fest Festival Antifa”, presso il circolo “Iqbal Masih” di Bologna, su “La malattia mentale non esiste”, titolo, tra l’altro, di un suo libro. Partendo sempre da esempi, argomentando quindi induttivamente, cioè a partire dai fatti, “senza fare filosofia”, Bucalo ha raccontato le sue esperienze in Sicilia, precisamente nel Messinese, con comunità dove si trovano persone con problematiche tra loro diverse (“pazienti psichiatrici”, ex-detenuti in OPG, ossia Ospedali psichiatrici giudiziari, alias Manicomi criminali, persone di genere femminile, in genere extra-comunitarie, che hanno dietro di sé un vissuto difficile, in quanto quasi sempre erano state in carcere per prostituzione). Rifiutando l’approccio psichiatrico, mirante a dare -somministrare ai “pazienti” psicofarmaci e quello psicologico, che viene ad essere -in genere - una stampella per giustificare o preparare il paziente ad accettare gli anzidetti farmaci, a farli assumere, in qualche modo, ove siano stati rifiutati, Bucalo ha parlato di esempi quali quello della ragazza di origine africana che pratica il vodoo, per liberare il suo ambiente circostante da entità malefiche, di un uomo che crede nella presenza di extra-terrestri con cui sarebbe in contatto, ma anche di Pippo, personaggio pittoresco quanto considerato estemamente pericoloso nella realtà territoriale nella quale Giuseppe Bucalo opera, in quanto “violento” etc. Bucalo ne ha ricordato le esperienze pregresse quando Pippo era stato invitato a una riunione pubblica, appunto di un quarto di secolo fa, con sindaco, parroco etc., quando si “temeva il peggio”. Contrariamente alle aspettative, il “personaggio” non aveva né inveito contro qualcuno né aveva “dato in escandescenze”, limitandosi a parlare di quanto gli era stato negato, cioè a dire quanto gli averebbe fatto bene, come per es. buttarsi a terra, in certi momenti. Ecco allora la “ricetta Bucalo”, volendo esemplificare: partire dalle esigenze reali delle persone, senza, appunto, “filosofeggiare”, quali il mangiare, l’avere sopra di sé un tetto, il sesso (le comunità coordinate da Giuseppe, che, per motivi pratici, sono “monosessuali”, composte cioé da sole donne e soli uomini, garantiscono tuttavia l’incontro amoroso), senza tabuizzare l’uso del farmaco, ma tantomeno promuovendolo. Un’esperienza, quella di Bucalo, che rimane assolutamente fondamentale in campo europeo e non solo italiano, forse “unica e irripetibile”, anche perché si rapporta criticamente con le istituzioni , in parte “gabbandole”, come quando le relazioni provenienti dalle comunità sono comunque a favorevoli agli “ospiti di OPG”, qualunque cosa gli stessi facciano; certo, poi, ha aggiunto Bucalo stesso, sarebbe comunque opportuno che gli stessi detenuti non si mettano in condizione di peggiorare la loro condizione, cosa che invece, regolarmente o quasi,  fanno… Se dall’approccio bucaliano emerge comunque un quadro più che interessante, c’è eventualmente da fargli un solo appunto: spiace, cioè, che abbia menzionato l’opera del compagno dott.Giorgio Antonucci, che ha iniziato la sua opera molto prima di Bucalo, solo una volta, anche se quasi all’inizio della sua relazione.

Eugen Galasso per il Centro di relazioni umane-Gruppo antipsichiatrico libertario

Pubblicato il: 12 luglio, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo