Ivan Bormann -”Sconfinato. Storia di Emilio”- Eugen Galasso



In un articolo di Ivan Bormann (“Sconfinato. Storia di Emilio”, a pag.19 del periodico libertario “Germinal“, n.115) si trova la storia di Emilio Coslovi, istriano, uomo, per molti versi “s-confinato”, come scrive lo stesso Bormann. Di umili origini, vissuto in campo profughi, poi in seminario, poi prete, prete operaio, vicino alla teologia della liberazione; scomodo e originale nelle sue posizioni teologiche e nella sua pastorale (i suoi atteggiamenti concreti, cioè), Coslovi viene punito dalla Gerarchia ecclesiastica che lo fa ricoverare in cliniche psichiatriche dove subisce camicia di forza, elettroshock, tutto l’armamentario ben noto a chi frequenti anche solo sporadicamente questo sito. Viene da dire: don Emilio così, altri preti “più famosi” vengono anch’essi allontanati, ma rinchiusi in case protette non prettamente psichiatriche, di rieducazione teologica: una logica sempre e comunque funzionale al “surveiller et punir” foucaultiano,  pur  se usando almeno due pesi e due misure (per il secondo aspetto cfr. un difficile film di Damiano Damiani degli anni Settanta, “Il sorriso del grande tentatore”, 1974). In seguito, Emilio viene non sospeso a divinis ma messo “in quarantena”: non può dire messa ma confessare (una delle pratiche più controverse del cattolicesimo, sacramento di puro comodo, tardivo, meno che scarsamente ancorato nei Vangeli, molto duro per don Emilio), negli anni Novanta subisce un TSO, né l’incontro con l’antipsichatria basagliana lo aiuta, perché ormai don Coslovi ha interiorizzato un quadro oltremodo negativo di ogni istituzione, in specie psichiatrica (la differenza con la teoria e la prassi  basagliane gli sfugge, ormai).  Diviene una vittima non tanto di sé, quanto dei Poteri convergenti nell’escluderlo: autobarricato in casa, morirà per un incendio casalingo, causato da una stufa mal funzionante.  A parte la citazione iniziale di un celebre titolo foucaultiano, mi permetto di farne un’altra: Charles Fourier, il grande “socialista utopista” (definizione che trovo riduttiva, perché imbriglia un grande, lo “intruppa” indebitamente) diceva, da grande teorico e sostenitore dell’Armonia tra gli Esseri, tra uomo e natura etc., che spesso c’è un problema che impedisce a priori l’Armonia: la fame. Ora, che in Emilio come in  tanti altri la causa della repressione della persona, in specie con strumenti psichiatrici, sia stata la fame, è innegabile. Ciò vale, come insegna anche la pratica (direi la clinica, ma l’espressione  non è amata da Giorgio, a ragion oltremodo veduta) di Giorgio Antonucci, in tanti casi. Ogni “caso” è diverso (meglio dire ogni vicenda umana, altrimenti si ricade nello “psichiatrichese”, ovvio) ma le condizioni socio-economiche di partenza giocano un ruolo-chiave.


Eugen Galasso

Pubblicato il: 15 luglio, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo