“Vasco Rossi e il male di vivere” Blasco y no solo – Eugen Galasso



Vasco Rossi alias “Blasco” squarcia il velo, parlando non di “depressione” ma di “male di vivere”.  Termine che troviamo in Pavese, in Montale (“spesso il male di vivere ho incontrato”), ma il concetto è quello di Baudelaire dello “spleen”. E’, ancora, l’ennui filosofico (da”La nausée “sartriana alla “Noia” di Moravia), per non dire di ciò che il cristianesimo condanna come peccato (l’accidia), in un ‘imposizione iper-lavoristica introiettata (per altre religioni le cose sono molto diverse, ma il  cristianesimo fattosi chiesa è così; contro Max Weber che vede solo il protestantesimo calvinista come fonte del lavorismo potremmo dare agevolmente la colpa anche al cattolicesimo, anzi, oggi, forse di più che ad altre chiese e ideologie).  E ancora altro: non “depressione”, invenzione psichiatrica diventata di uso comune-popolare.   In musica, a parte i grandi “segnati” dal male di vivere, come i Romantici, in specie Schumann e E.T.Hoffmann, anche scrittore e pittore, certi componimenti di Bach, assolutamente chiaro è il concetto in Jacques Brel,  che parla di “mal d’e^tre moi” (male di essere me), significativamente.  Sembra di rileggere le pagine migliori (difficile dire quali, in quanto tutte lo sono) di Giorgio Antonucci, che smonta la “depressione” come ulteriore (e abbastanza recente, peraltro) invenzione della psichiatria.
Se quindi la testimonianza di “Blasco” sembra andare nel senso “nostro”, del “Centro”, quasi un “quod erat demonstrandum” (come volevasi dimostrare – chi abbia un minimo di dimestichezza con la geometria ma anche con la logica formale ricorderà), in direzione quindi di Giorgio e di altri, contro la confusione che regna somma nei manuali di psichiatria, dove “grande è il caos sotto il cielo”, appunto… ciò che sconcerta e contrasta con la prima parte è quando lo stesso cantautore viene a ringraziare il cocktail di farmaci che lo “aiutano a vivere”. Sembra quasi che il neo-cantore rock (neo, perché i padri del rock sono altri, soprattutto inglesi e made in USA) si diverta a sfidare fan (non chi scrive, che, semmai preferisce decisamente Ligabue) e persone interessate ad altro (lettori/lettrici e chi scrive questa nota) con una conclusione che sembra “voler spiazzare”. Dire di più rischia di iper-interpretare, di sfidare inutilmente Blasco su un terreno che, oltre a tutto, non è il suo, ma…la considerazione complessiva, già tratteggiata qui, ritengo sia valida comunque.    


Eugen Galasso

Pubblicato il: 16 agosto, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo