Esproprio per “follia” – Eugen Galasso



In una realtà multietnica e molto conflittuale del Nord-Est italiano, dove si scontrano (pur come “fuoco che cova sotto la cenere”), qualche anno fa si era prodotto un vulnus grave, nel senso che un’associazione culturale era stata espropriata, quanto a denominazione e ragione sociale, a una pittrice, tacciandola di pochezza culturale e di “follia”. Sulla seconda accusa non si può neppure discutere, trattandosi di un puro pregiudizio; sulla prima si dovrebbe riflettere più a lungo, dovendo esaminare una pluralità di fattori che non sempre emergono in modo chiaro; sarebbe una discussione troppo lungo da proporre, in questa sede, che richiede anche una certa brevità (non tanto la lettura in rete, ma quella nel sito richiede una certa brevitas, associata alla necessaria velocità di lettura). Certo dire a qualcuno “sei pazzo/a” vuol dire bypassare i suoi argomenti, non volerli considerare, il che è grave. Pregiudizi forti quanto radicati, in certe realtà. Ma veniamo al rovescio della medaglia: le ritorsioni della pittrice in questione sono dure e spiacevoli, con sms di natura anche (a tratti) antisemita,  il che è molto grave. Allora, quali conseguenze trarne? Chi l’ha estromessa dall’associazione, appropriandosene, ha fatto qualcosa di illecito, di ingiustificabile, di arbitrario, ma la pittrice, con la sua insistenza spesso colpevole, non può barricarsi dietro il suo abuso di consumo alcolico, le sue difficoltà finanziarie etc. per nascondere il problema: deve rispondere delle sue manchevolezze come i suoi “espropriatori”, dato che, appunto, appellarsi all’essere un “minus habens” per ragioni psichiche è una sciocchezza e la “malattia mentale” è un fantasma, non una  realtà. La pittrice divenga consapevole, i suoi espropriatori si rendano conto di quanto ha fatto. Utopia? Forse, ma in una realtà culturale deprivata, dove la corsa al risparmio (l’ossessione dei “conti pubblici non in ordine” ) impedisce una life-long-education, un approfondimento delle proprie capacità psico-fisiche-sociali( includendo in questo ambito quelle motorie, ovvio), senza quei pregiudizi che derivano in genere dal fanatismo religioso, in certe realtà territoriali ancora diffuso, dall’arretratezza socio-culturale.  E qui la colpa è di tutta la società, anzi meglio di tutto un modello di società.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 13 settembre, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo