“Sono un ribelle, mamma!”(Freak/Roberto Antoni/Skiantos) – Quadafi “Gheddafi” – Eugen Galasso



 
Quando sento e vedo sciocchezze brutali e brutalità idiote come quelle del presunto assassino(ma dell’assassinio) di Quadafi (forma più corretta di traslitterazione della fin troppo invalsa Gheddafi), la reazione è dura, durissima. Ri-auspico Jean Genet e L.F.Céline, che non sono politicamente corretti, al caso (?) piacendo. Sia stato uno sciocco ragazzotto (quasi a dar ragione a Quadafi, quando parlava di “ratti”) oppure la NATO, mandante con qualche sicario prezzolato(lo stesso ragazzotto? Forse, forse no), il fatto è vomitevole, a dimostrazione ancora una volta di un declino dell’Occidente e delle sue false democrazie (borghesi? Sì, ma non hanno la dignità neppure di essere ciò). E’ che Quadafi, tra luci (sì, anche quelle) e ombre (certo non poche) getta ombra sulle pseudodemocrazie, sui loro inganni, sul loro vergognoso culto del’ “Occidente cristiano”, dove il cristianesimo= cattolicesimo del’ inquisizione, quello che Ratzinger (io dico Natzinger) restaurerebbe subito, se potesse… mentre l’Occidente, concetto anche geograficamente decisamente vago, è quello di Novalis (ahi noi Novalis-Friedrich von Hardenberg, che cavolata hai inventato, tu uno dei pochissimi romantici tedeschi a credere alla Madonna, perché ti ricordava la tua amata! Non è, comunque, colpa tua, se dopo hanno creato questi aborti…). L’Occidente cristiano è quello di Francisco Franco y Bahamonde, di Augusto Pinochet, di Viola e Videla, dei colonnelli greci (troppo orientali? No, non in quel caso), sempre che questo mito infausto esista; ma esiste, rinascendo dalle ceneri quale Araba Fenice. Nella nuova Libya ci saranno più fanatici islamici, meno tirannelli con tanto colore, come Muàmnar Abu Al Quadafi. E, per scandalizzare ancora di più (mai stato politically correct, né mai vorrei esserlo) dirò che per me, in quel tipo di realtà, Libya, divisa non solo tra Cirenaica e Tripolitania, ma tra Arabi, Beduini (lo era anche il Colonnello), Quadafi non era un vero “dittatore”, anche perché di democrazia non credo si avverta molto il bisogno, in una realtà quale quella… Il pastore/uomo del deserto Quadafi, spiegavano alcuni antropologi culturali, tra cui il compianto Gavino Musio, era il contrario del contadino: lui sfidava natura e uomini, il contadino invece aspetta il bene della Natura, magari delle Provvidenza… Due modelli socio-culturali diversi, anzi meglio: opposti.  A chi cantava le “magnifiche sorti e progressive” ho sempre replicato, con cortese maleducazione (ossimoro schizo? Forse, va bene così) che forse si sarebbe attuato il detto: “Pèso el tacòn che l’buso” (Peggio la toppa del buco). E, se l’albero si vede dai frutti (Vangeli, non encicliche papali-papiste) iniziamo proprio molto male… Se qualcuno mi dà del “pazzo”, per questo testo, mi va benissimo.   
 
Eugen Galasso

Pubblicato il: 21 ottobre, 2011
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo