Edogawa Ranpo e l’ “incomprensibile” – Eugen Galasso


Nell’ambito di recenti riscoperte di autori ignoti o quasi da noi (intendendo: Europa, “Occidente”, non solo Italia) ottima quella di Edogawa Ranpo, pseudonimo di Taro Hirai, giapponese (1894-1965), autore di “noir” e più ancora di racconti e romanzi fantastici, che ora in italiano esce con “L’inferno degli specchi”, Milano, Mondadori, 2011,  racconti, anzi meglio raccolta di essi, di eccelso valore, ispirati da quello che era il mito di Ranpo, Edgar Allan Poe, cui l’autore si rifà anche per lo pseudonimo (attenzione alla fonematica: si legga lentamente il nome con scansione sillabica e si capirà perché – e certo non c’è bisogno di conoscere la lingua giapponese). Ma c’è un tema in questi racconti, che ci sconcerta e interessa: il protagonista dei racconti si chiede, di fronte al’ “orribile non sublime”, all’incomprensibile, se egli sia pazzo? Concezione atavica, inculcata da molte culture (in accezione antropologica, beninteso, non di “cultura alta”), anche orientali. Ma regolarmente l’autore respinge tale affermazione, la nega. In Poe, alcolizzato e “drogato” d’oppio, invece, la questione non si pone neppure.  Il grande americano, in effetti, si chiede (fa chiedere al protagonista dei racconti) se ciò che vede/esperisce sia un’altra realtà oppure prodotto dei fumi dell’alcol e della droga. Ma la risposta, comunque, è sempre la prima, dato che Poe non era un materialista o un meccanicista.

Eugen Galasso


Poesia di Giorgio Antonucci
Se mi ascolti e mi credi” (http://centro-relazioni-umane.antipsichiatria-bologna.net/2010/11/27/giorgio-antonucci-poesia-se-mi-ascolti/)

Pubblicato il: 24 novembre, 2011
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo