Giorgio Antonucci – Eugen Galasso


Nel complesso della sua opera, di pensiero e azione (dove entrambi i livelli sono stati sempre strettamente interrelati, implicantisi a vicenda), di clinica e di riflessione, Giorgio Antonucci, come si può vedere nel suo ormai cospicuo macrotesto, bypassa completamente l’ascientificità della psichiatria, non a caso chiudendo i reparti, con le loro coazioni, con le repressioni indotte (tramite “terapia” elettroconvulsiva, shock insulinico, psicofarmaci etc.), arrivando a negare, ben più “radicalmente” (nell’accezione letterale dell’avverbio) di Basaglia e Laing le istituzioni e le teorie e le pratiche mortali che hanno creato a detrimento di chi non rientra in quella convenzione imposta che si chiama “norma”, di chi non vi rientra né con il pensiero né con il comportamento, di cui la parola, nella nostra cultura logocentrica, è elemento essenziale.  Della sua importante opera scritta, dicevo, di cui il recente “Diario dal Manicomio” è punto (per ora) culminante: opera veramente “sinfonica” (non è casuale l’interesse quasi primario, comunque dominante, del dott.Antonucci per la musica, segnatamente sinfonica) dove, oltre l’apparenza, poesia, prosa narrativa, riflessioni, documenti di vita, non sono che tasselli di un mosaico che si distende, appunto, in una meravigliosa crezione sinfonica. Il terenziano “Nihil humani a me alienum puto” (nulla di umano mi è estraneo) è assunto naturaliter da Antonucci, che considera la persona (o individuo, non si vuol fare qui del nominalismo ideologico) pienamente, quale rispetto per chiunque, comunque si ponga e qualunque cosa pensi, comunque agisca etc.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 24 dicembre, 2011
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo