Razzismo e psichiatria: Abbou Lahat Diop – Eugen Galasso



Il caso di Abbou Lahat Diop, cittadino senegalese, trentunenne che, stando a un documento di Marta Carusi e Roberto Loddo (documento che è anche una circostanziata denuncia), a metà dicembre, in località Abbasanta, in Sardegna, sorpreso a pregare (è di fede islamica, quindi deve pregare obbligatoriamente almeno cinque volte al giorno, le “salat”, in direzione della Mecca), viene improvvisamente circondato da forze dell’ordine (imprecisate, nel senso che non sappiamo se si tratti di Carabinieri o Polizia), che gli chiedono se abbia bisogno di qualcosa. Abbou Lahat, disturbato durante la preghiera e turbato da quest’ “irruzione”, reagisce in maniera non violenta ma chiaramente non propriamente “tranquilla” (chi  sarebbe “tranquillo”, in circostanze simili? Dove, però, rimane da ridefinire quale sia il “canone della tranquiliità”…). Ora, di seguito: Abbou Lahat è stato portato prima in carcere e poi in manicomio giudiziario(sic!), senza un interprete dal wolof all’italiano e viceversa (Lahat Diop è in Italia da 5 anni, quindi il suo italiano è ancora ragionevolmente fragile; inoltre, abitando in Sardegna, sente parlare più il sardo dell’italiano), gli è stata impedita l’esplicazione della preghiera, atto di fede fondamentale nell’Islam, gli sono stati arbitrariamente ridotti gli spazi di libertà, ha subìto un abuso da parte delle “forze dell’ordine”, che lo hanno sottoposto a perquisizione e ispezione non necessaria, contravvenendo all’articolo 609 del Codice Penale, che, pure in epoca fascista prevedeva una pena fino ad un anno per l’agente che si comporti in tal modo. Più in generale, la situazione di Abbou ricorda quella del cittadino  ungherese che, anni fa, fu portato in manicomio negli States in quanto gridava e piangeva nella sua lingua a causa della morte della moglie, comunicatagli pochissimo tempo prima. Intervenne il dottor Szasz, antipsichiatra di origini ungheresi e in seguito fu decisa, anche con l’apporto di “Scientology”, di costituire il “Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani”(CCDU), un avvenimento spesso ricordato anche da Giorgio Antonucci, un vero testimone sia per lotta contro la psichiatria pratica di potere sia per i diritti umani nel loro complesso. Come si vede anche nel caso del giovane senegalese tutto si tiene: l’abuso è a livello di diritti umani, con l’apporto determinante di “forze dell’ordine”, magistratura o almeno codice penale applicato arbitrariamente, psichiatria e altro. L’intolleranza, ancora una volta, si serve di strumenti diversi, ma finalizzati a un solo scopo, quello di comprimere la (e le) libertà del singolo quale persona e quale cittadino.


Eugen Galasso

Pubblicato il: 14 gennaio, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo