Abusi e tso: le vicende di Davide Omet – Eugen Galasso


In realtà, le vicende di Davide Omet di San Daniele del Friuli, sottoposto a continui arresti/sequestri/TSO e quella di Katia, “oligofrenica” sottratta alla madre , che ora può andarla a trovare solo un’ora in settimana al ricovero, nella loro differenza di fondo, presentano sorprendenti analogie. I meccanismi di reclusione, di repressione, di privazione della libertà , contro l’enfasi retorica conclamata dei Grandi Valori, dell’Umanesimo Cristiano (che implicherebbe mitezza e  tolleranza, ma poteri politici e religiosi hanno dimostrato di praticare ciò “a modo loro”, cioè a dire bruciando sul rogo, sterminando, con quella logica del nazismo, che ha avuto la terribile, orribile, vomitevole onestà di esplicitarla,  che si chiama “ausmerzen”, “sradicare”) funzionano sempre contro la persona, dato che si fa paura, fondamentalmente, del fatto che la persona pensi, agisca, in un’ottica non di e da mero gregge. E non è, si badi, solo questione sociale e politica ma anche di rapporti tra persone (qualcuno dirà, giustamente, che anche queste questioni sono “politiche” e “sociali”), dove, per esempio la “direttrice del centro di Torino” si barrica dietro la propria “neutra freddezza” per non esprimere le proprie paure, le proprie ritrosie. Chi non raggiunge determinati standard lavorativi, “psico-fisici”, sociali, viene espulso, in un modo o nell’altro, come anche chi “non si rassegna a portar le catene” (“Il fannullone” di De André-Villaggio). Aggiungere altro rischia di farci ripiombare in una sorta di “controenfasi”, anche perché le testimonianze e i documenti, nella loro drammatica evidenza, parlano da soli.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 10 febbraio, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo