L’alternativa di “Bartleby”, di Henry Melville – Eugen Galasso


“Bartleby the Scriverer”, ossia “Bartleby lo scrivano”, racconto “cruciale” del 1853 di Henry Melville. Meno famoso, nella storia della letteratura, non solo nord-americana, di “Moby Dick”o “Billy Budd”, è però un testo cruciale per una reale alternativa, anche sociale e politica, ma soprattutto esistenziale. Il piccolo e trasandato scrivano, che dice sempre “Preferirei di no”, rispetto a vari incarichi di lavoro assegnatigli, che “non sta al gioco” è il silente antesignano dell’oppositore che non sbraita né “sbraca”, ma mette in crisi i poteri,  tanto da diventare un vero “intruso” rispetto allo schema della società produttivista, “lavorista”, iper-capitalista(notoriamente quello di oggi, che vorrebbe introdurre in Europa ritmi di lavoro giapponesi. cinesi o sud-coreani, non è più “liberismo”, ma “neo-liberismo”, cioè “iper-liberismo” spinto, con salari bassissimi e ritmi di lavoro frenetici e assurdi). Se Gilles Deleuze e Giorgio  Agamben in un bel libro “Bartleby la nuova creatura” (Quodlibet, 19934 )esaltavano, appunto come archetipo e fomite di alternativa il personaggio melvilliano, vero “baco nella mela” di un ambiente come quello di Wall Street, se pure di più di un secolo e mezzo fa, uno psichiatra, in qualche modo, inserirebbe Bartleby nel novero-ventaglio della “depressione” (ICD 10, F 32 e F 33), dell’ergofobia (finora meno accreditata, come dizione ufficiale, eppure non assente in certe diagnosi…), naturalmente non distogliendosi dalla necessità, dopo la diagnosi, di “curare” (anche a forza)il malcapitato… Contro il ribellismo spaccone di chi “spacca” per farsi riprendere in TV, Bartleby rappresenta la ribellione vera, quella sordamente silenziosa, molto più pericolosa per ogni potere, dove quello psichiatrico non è certo quello meno forte e meno incisivo… anzi.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 31 maggio, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo