Psichiatria democratica e elettroshock (terapia elettroconvulsivante) – Val Pusteria – Eugen Galasso


“Hai lavorato bene, brava talpa!” (Shakespeare, citato anche da Marx).
           
Talora anche le Commissioni d’inchiesta, spesso destinate all’italiota “macello dei tempi” funzionano e approdano a risultati.  Finalmente gli altarini si scoprono. Sono quelli del reparto psichiatrico dell’Ospedale civile di Brunico, diretto dal “solerte” prof. dott. Roger Pycha, psichiatra di origini lussemburghesi, assertore convinto della bontà dell’elettroshock e della contenzione (leggi: camicia di forza) che non smette di praticare nel suo reparto “d’avanguardia” (sic!) della Val Pusteria. Contro la “teoria Pycha” (che in realtà rimonta a Ugo Cerletti, che la “terapia elettroconvulsivante” aveva scoperto, per poi pentirsene o quasi, come rileva con la consueta intelligenza e “agudeza” (Baltasar Graciàn) negli anni Trenta dello scorso secolo, oggi ripresa alla grande a Pisa in Italia dal “vate della depressione” Giovanbattista Cassano, personaggio anche noto come “terapeuta delle star”, avendo “curato”, tra gli altri, Vittorio Gassman e Sandra Mondaini) ora si attiva la Commissione d’Inchiesta sulla Sanità del Senato, con il senatore (medico) Ignazio Marino, con l’aiuto del dott.Lorenzo Toresini, basagliano della prima ora e primario di psichiatria a Merano (tra quattro anni, con il suo pensionamento per motivi d’età, dovrebbe subentrare Pycha…). La situazione della psichiatria in Alto-Adige/Suedtirol, da sempre oltremodo opinabile,  entra ora giustamente nell’occhio del ciclone. Non occorre essere seguaci dell’anti (o a-)-psichiatria, ma anche solo “psichiatri democratici” per capire che l’elettroshock è metodo “terapeutico” contestato da tutti o quasi (solo un altrettanto opinabile manuale di psichatria svizzero-tedesco lo rivaluta, assieme agli psichiatri citati), che la contenzione si commenta da solo. Un’ultima considerazione: la prospettiva basagliana ha “figliato” la psichiatria democratica, nobile ma non coraggiosa (diciamo così) al punto da mettere in discussione la “malattia mentale”, mentre la prospettiva anti (e a-psichatrica, dove è inutile, in questa sede, tornare su nominalismi e distinzioni talora solo verbali) rileva come l’identificazione tra cervello=mente=psiche (o vogliamo tornare a dire “anima”? Ma allora, gnosticamente, si riaprirebbe la partizione anima/spirito) sia una mera ipotesi a-(o anti-)scientifica.  La “psichiatria democratica” o ripropone, in un modo o nell’altro, teorie di stampo neuro-fisiologico di derivazione ottocentesca (“frenologia” di Gall, certo ri-aggiornata) oppure si rifà al “work in progress” delle neuroscienze che però, quasi meccanicisticamente,  non contemplano scarti, eccezioni, insomma il fiorire della “singola personalità” che fa la ricchezza dell’essere umano. Altri, come il generoso Lorenzo Toresini e altri, si rifanno al meglio dell’impostazione basagliana, quella di orientamento esistenziale.  Chi scrive, in accordo con l’impostazione antonucciana, recepita dal Centro di relazioni umane, ritiene che nessuno(psichiatra o altro) possa sindacare il pensiero e il comportamento di altre persone.

Eugen Galasso

http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2012/06/24/news/psichiatria-a-rischio-i-basagliani-1.5312768

Pubblicato il: 30 giugno, 2012
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo