Giorgio Antonucci una volta, ora e sempre.”Dossier Carlo Sabattini” – Eugen Galasso

Qualche volta ritrovare vecchi testi, oltre a un interesse filologico e storico, può voler dire avere piacevoli sorprese: ritrovo, per puro caso (non è piaggeria, non è un trucco né una “maniera per dire nascondendosi” ) un vecchio numero di una rivistina (non per il contenuto, bensì per la veste grafica, non eccelsa) che non esiste più, “CRAN” (Cristianesimo anarchico), Anno X°, numero 2, Aprile-Giugno 1985 (la stampa, però, dev’essere un po’ posteriore, perché contiene testi di fine giugno di quell’anno), che è dedicata dal dossier su Carlo Sabattini, contadino del Modenese (di Nonantola, per la precisione), allora candidato verde (e poi eletto) per il suo comune, che aveva denunciato vari fatti legati a dissesti idro-geologici, all’inquinamento ambientale etc., facendo nomi e cognomi di lobbies e loro responsabili. Ebbene, per tutta risposta, in  seguito alle sue accuse, peraltro molto circostanziate, Sabbatini era finito…in manicomio. In quell’occasione, la dottoressa Paola Cecchi aveva intervistato (a pp.25-27 della rivista citata) il nostro amico Dott.Giorgio Antonucci, allora primario dell’Ospedale Psichiatrico “Osservanza” di Imola nonché uno dei quattro psichiatri periti di parte della difesa di Sabbatini. Giorgio attesta come Sabattini fosse stimato (per questo era stato eletto), come godesse di credito presso le banche (era “solvibile”, cioè), poi, per induzione, passando cioè dal particolare all’universale, ricorda che ” Non è una novità che la psichiatria si serva dei suoi strumenti per eliminare i cittadini in dissenso” (p.26 della rivista citata), che ciò avveniva sia in Occidente sia in Unione Sovietica (allora, fino al 1991, esisteva) che “la verità è che ciò avviene anche da noi…La psichiatria è nata storicamente proprio come strumento repressivo contro il dissenso” (ibidem). E spiega ancora come la teoria di Cesare Lombroso, esempio lampante del meccanicismo psichiatrico (indice frontale, conformazione cranica etc.) fosse ad un tempo psichiatrica (non”psicologica”) e sociologica, appunto perché, analizzando i “caratteri” di “delinquenti” e “criminali”, li  condannava, anzi “dannava” forever… Ma tra i “criminali” o meglio molto vicini agli stessi, secondo Lombroso, c’erano i “profeti” (come il “Cristo dell’Amiata” David Lazzaretti, singolare esempio di messianismo sia religioso sia politico), i “ribelli”, cioè, complessivamente, i non-conformisti. Un dissenso politico ed economico, quello di Sabbatini, dunque, per una psichiatria ancora in gran parte lombrosiana (allora ma anche oggi) che dimostra “che in realtà l’intera economia si sviluppa a scapito degli interessi collettivi e a svantaggio del mantenimento dell’equilibrio naturale e della salute dei cittadini” (ibidem).  Arma politico-sociale per il mantenimento dell’ “attuale stato di cose”, dunque, per reprimere ogni critica del dissenso e della critica, alla faccia della sempre strombazzata “democrazia” (p.27;  “Il pozzo di San Patrizio della vostre democrazie”, urlava Léo Ferré).   Ancora, sempre sul versante “generale” Antonucci dice, in quest’intervista: “Quelli che  mi conoscono o che conoscono il mio lavoro sanno che ho sempre sostenuto e sostengo che la psichiatria non è una scienza. Secondo me la psichiatria è stata costruita apposta per eliminare le persone scomode” (ibidem) e ne fa 3 esempi tipici (e direi anche tòpici): “il dissidente, il disoccupato, il mendicante”(ibidem). Infine (come del maiale, e mi scuso per il paragone ma neppure troppo-ne “La morte della famiglia” Cooper parla di avvicinamento a Dio della suinità, a proposito delle note bestemmie… di Antonucci non si deve buttar via nulla) Antonucci smonta la diagnosi, appioppata a Sabattini, di “altruismo morboso”: “Sfiderei chiunque a spiegare il contenuto di questo concetto” (testo cit., p.28). Ci provo, malamente, io: chi rompe “le scatole”, occupandosi della collettività , va escluso-rinchiuso. Ora e sempre Giorgio Antonucci!

Eugen Galasso

Pubblicato il: 29 agosto, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo