Archive for novembre, 2012

Giorgio Antonucci presenta mostra antipsichiatrica di Thomas Szasz, Firenze 2012 – Eugen Galasso







Nell’occasione della mostra multimediale sull’antipsichiatria il dott. Giorgio Antonucci, colui che in Italia (ma non solo) ha “slegato i matti”, per usare una frase emblematica, facendolo peraltro anche con le sue mani, come ha ricordato spesso, ha dato, ancora una volta, il meglio di sé, presentando l’iniziativa stessa nonché rimandando al premio Antonucci, che il prossimo 26 gennaio nell’auditorium al Duomo di Via Cerretani 54 rosso a Firenze – luogo deputato anche della mostra – viene assegnato a Giovanni Angioli, coordinatore dell’autogestione dell’ex struttura psichiatrica a Imola e a Massimo Golfieri, artista che ha collaborato al miglioramento della vita del reparto autogestito. In un quarto d’ora, ha sintetizzato l’esperienza teorica e pratica di Thomas Szasz, il compianto teorico del “mito psichiatrico” e quella teorico-antropologica-storico-filosofica di Foucault, che da punti di vista diversi hanno decostruito le strutture psichiatriche, che sono legate al potere, anzi, foucaultianamente ai poteri.   Smontando il paradigma psichiatrico, legato a esigenze di potere ma a nessuna legge scientifica, Antonucci rileva come la psichiatria sia “pericolosa”, che ognuno di noi è potenzialmente oggetto della reclusione psichatrica, in quanto il TSO può essere ordinato su qualunque persona “non conforme”. Ma, se ciò è vero, è anche vero che sono quasi sempre e quasi solo i meno potenti, coloro che godono di meno potere, a divenire oggetto più facilmente di un TSO o comunque di un intervento di questo tipo (ha citato anche il fatto di un filosofo o meglio storico della filosofia fiorentino, di notevolissimo spessore, fatto oggetto qualche anno fa di un provvedimento di questo tipo, persino bypassando il TSO, che era stato recluso per essere entrato in attrito con la famiglia, per i soliti, pedestri ma solidamente “materiali” motivi di eredità contesa…). Non vorrei proprio aggiungere altro, tremendo di essere pleonastico rispetto al video, che è disponibile in rete, ma credo si possa dire che, nella piena convinzione qui espressa, Antonucci esprima il meglio di sé anche nel discorso orale, mettendo in luce non solo un grande passato, non chiuso con la “legge Basaglia” (di cui giustamente sottolinea “non essere di Basaglia, perché Basaglia non era d’accordo”), ma un presente fatto di sofferenze e di sopraffazioni attuali, appunto, non relegabili in un “altrove temporale”.

Eugen Galasso

Pubblicato il 30 novembre, 2012
Categoria: Notizie

DIARIO DAL MANICOMIO – Ricordi e pensieri – “Nella notte di guardia che restò con me, Luca Bramanti seguì con attenzione tutti gli avvenimenti e si interessò ai miei interventi.” – Giorgio Antonucci –


Nella notte di guardia che restò con me, Luca Bramanti seguì con attenzione tutti gli avvenimenti e si interessò ai miei interventi.
Mi seguiva in silenzio nei passaggi veloci da una parte all’altra dell’istituto dopo ogni chiamata, e andavamo in automobile o a piedi secondo le distanze o l’urgenza.
Fui chiamato quasi nello stesso tempo per due uomini in pericolo di vita per crisi acute da infarto, e una terza volta per un uomo in gravi condizioni per emorragia cerebrale.
Dovevo provvedere alle cure immediate e all’eventuale ricovero nel vicino ospedale civile, però i reparti non erano attrezzati per il pronto soccorso e il personale non era preparato e spesso non era nemmeno capace.
Chiedevo le medicine indispensabili per ogni occasione e necessità e gli infermieri e le infermiere trafficavano negli armadietti e nei carrelli senza riuscire a trovarle.
Spesso telefonavano in altre sezioni per trovare altri infermieri più capaci e attrezzati.
Per fortuna avevo con me un pronto soccorso che mi ero procurato apposta per ogni possibile evento.
Solo gli psicofarmaci si trovavano dappertutto in abbondanza.
Durante gli interventi mi venivano annunciati per telefono nuovi internamenti in arrivo.
Dovevo riflettere sul modo di revocarli e intanto dovevo preparare gli argomenti per convincere il giorno dopo il direttore.
Come ho già detto, solo dopo la nuova legge del maggio 1978 avrei potuto annullare i ricoveri coatti per conto mio come medico di guardia senza bisogno di ricorrere ad alcuna autorizzazione gerarchica.
All’arrivo dell’ambulanza dovevo discutere con la persona interessata e con la polizia e a volte predisporre la permanenza provvisoria fino al giorno successivo.
Alcuni infermieri insistevano senza risultato perché io controfirmassi alcuni provvedimenti di contenzione fisica che i medici del giorno avevano lasciato in sospeso per l’attività notturna del medico di guardia.
All’inizio gli infermieri non riuscivano a capire come era possibile che io fossi contrario in ogni caso a qualunque tipo di contenzione e a qualsiasi intervento di limitazione delle libertà.
Altri volevano che io sottoponessi i pazienti a iniezioni endovenose di psicofarmaci segnate in cartella dagli altri medici. Spiegavo al personale che le iniezioni endovenose di psicofarmaci erano dannose e a volte potevano mettere il paziente in pericolo di vita.
Perfino Cotti, che si dichiarava contrario agli psicofarmaci, mi aveva invitato a fare le iniezioni se erano prescritte dagli altri.
Il giorno dopo dovevo discutere con gli altri medici che mi accusavano di sabotare le loro terapie.
Io non avevo nessuna intenzione di danneggiare i ricoverati per compiacere i colleghi o per seguire le regole dell’istituzione. Cotti si preoccupava di mediare con gli altri medici che volevano che io mi adattassi, ma in quella situazione le mediazioni non servivano a nulla se non a favorire la quiete. Però aveva anche intrighi e interessi in comune con gli amministratori dell’ospedale e con i politici dei partiti, che erano contrari a qualsiasi cambiamento e a tutte le novità, come succede nelle burocrazie di potere.
Lo stesso era accaduto negli anni precedenti, quando lavoravo a Reggio Emilia, e Giovanni Jervis mi aveva detto che secondo lui era inutile che io evitassi i ricoveri in manicomio delle persone dei centri della montagna che dipendevano da me, quando poi succedeva che gli altri medici, quando io ero assente, prendevano decisioni differenti. Ricordo che una volta a Castelnuovo nei Monti passai la notte con un uomo ubriaco, per evitargli il ricovero che era stato deciso e prescritto.
Ho sempre lavorato con rivoluzionari molto rispettosi delle autorità.
A Reggio Emilia, per la mia chiara indipendenza e per il mio rapporto diretto con la popolazione, prima di essere licenziato e allontanato, fui accusato di essere uno spontaneista, seguace di Rosa Luxemburg.
All’alba di quella lunga notte ebbi una discussione molto difficile con una persona del reparto quattordici che, influenzata dai discorsi del personale e dalle pressioni dei medici, pretendeva di essere di nuovo legata nel letto per sentirsi tranquilla e per riuscire a addormentarsi.
Dopo quella esperienza notturna così avventurosa, Luca Bramanti non venne più a Imola per diversi mesi, e il suo lavoro rimase incompiuto per moltissimo tempo.
Poi mi ha raccontato che si era spaventato assai.
Io stesso ho sempre vissuto le notti di guardia all’istituto con forti preoccupazioni e con molta fatica.
In quelle notti si concentravano tutte le contraddizioni.”

tratto da : “Diario dal manicomio – Ricordi e pensieri”, Giorgio Antonucci, ed. Spirali. pag. 64/67

Pubblicato il 29 novembre, 2012
Categoria: Notizie

“Fuori di testa” – Eugen Galasso



“Sei fuori di testa”, “Fuori di te, fuori di me…fuori di testa” (canzoncina di circa 25 anni   fa); in altre lingue e dialetti: “Se mi succede…, vado fuori…”. Modi di dire che rimandano al pericolo di “impazzire” che, come si sa, non designa nulla. Un conto è se siamo alterati da alcol o altre droghe (sostanze psicototrope), ma la “pazzia”, sappiamo, non vuol dire nulla. Ma torniamo al sintagma variamente evidenziato prima, con connotazioni leggermente diverse. Boh, ma che cosa sarà…? “Fuori di testa”, ossia “out time and space”? (fuori del tempo e dello spazio)? Ma allora sarebbe una condizione felice (“Out of time” è una mitica canzone degli Stones, inter cetera…Ma nella visione post-einsteiniana avremmo dovuti imparare ad essere “oltre” queste categorie percettive, nonostante i “bocconiani” che ci vorrebbero tutti/e “rigorosi/e”, bravini/e, puntuali, insomma “terreni/e”, “terrestri”, magari con qualche anelito spirituale, purché intra moenia sanctae catholicae ecclesiae… sembravano fossero tutti “massoni senza Dio” e invece si scoprono cattolicissimi/e…), senza i legami e i legacci della bassa quotidianità impellente…Magari, mentre le esperienze “out of body”, extra-corporee occupano un ambito interessante della “psicologia umanistica”, ma talora scivolano in una dimensione favoleggiante che non s’addice (o invece sì? Fate voi) alla seria scienza che vorremmo.  “Fuori di testa” vel similia ossia il nulla. La testa include anche la bocca, organo soprattutto di fonazione, le orecchie, preposte all’udito, mentre il cervello ne è una parte, indi per cui o “essere fuori di testa” vorrebbe dire “fuori, con il cervello” e allora si attuerebbe l’opposto della sineddoche, ossia della figura che designa la parte per il tutto, mentre qui sarebbe il tutto per la parte… Ma la sineddoche rovesciata non va bene, perché allora saremmo tutti/e convinti/e meccanicisticamente che “solo il cervello e il suo funzionamento regolare vanno bene” e quale sarebbe questa presunta “regolarità”? Boh, chissà, magari quella che i poteri dominanti vogliono/vogliono imporci.   Prescindo qui dalla questione cervello= mente, che comunque non è peregrina, ma, aggirandosi in un bel ginepraio è meglio farlo con juicio, con prudenza…E questo meccanicismo è comunque accettabile? No, da decenni nessuno ci crede più e neppure le neuroscienze (nuovo meccanicismo, direbbe non a torto Giorgio Antonucci) s’azzardano a dirlo se non, forse, nelle “segrete stanze”…    Ecco che allora ancora una volta il linguaggio si fa veicolo e vettore di una conoscenza sbagliata, fuorviante, innecessaria, anzi nettamente disutile, da buttare e “rottamare” (Renzi docet…). Per scalzare il paradigma  psichiatrico, bisognerà°decostruirlo anche linguisticamente e credo che allora smontare frasi fatte come quella citata non sia una sciocchezza e possa comunque essere “un debut” (un inizio)…

Eugen Galasso

Pubblicato il 27 novembre, 2012
Categoria: Testi

Giorgio Antonucci – Video – Firenze 2012

Giorgio Antonucci, all’inagurazione della mostra multimediale “Il volto sconosciuto della psichiatria“, ricorda Thomas Szasz :”I manicomi sono così perchè molte persone che sono fuori, lo vogliono così”.

La costrizione deve finire.

VIDEO

Pubblicato il 20 novembre, 2012
Categoria: Eventi, Video

Conversazione con Maria D’Oronzo

Armonie, mercoledì 21 novembre dalle 20.30,

via Emilia Levante 138 Bologna

Pubblicato il 20 novembre, 2012
Categoria: Notizie

Reparto 14 (video intervista a Giorgio Antonucci) – Radio 3 – recensione, Eugen Galasso


Bellissima, questa trasmissione radiofonica, trasmessa su Radio 3, nell’ambito di “Il cantiere”,  ”Reparto 14“, di Valentina Giovanardi e Valentina Neri, dove protagonista assoluto è il nostro(possiamo ben dirlo) Giorgio Antonucci, che , all’epoca del suo soggiorno quale “psichiatra” a Imola chiese di coordinare il famoso “Reparto 14″, quello degli “agitati”,   dove Giorgio racconta la sua attività di “smantellamento dell’istituzione manicomiale”, dalle persone slegate(persone, racconta, che per vent’anni erano state legate, con le conseguenze note, ad iniziare dall’atrofia muscolare, dall’intorpidimento del pensiero) peraltro proprio materialmente e direttamente con le sue mani, con l’assistenza di un’infermiera fino a farle uscire dapprima nel parco, poi addirittura al Parlamento europeo per rivendicare i loro (sacrosanti quanto conculcati)diritti.  Ancora per dire dell’esperienza diretta ad Imola, Giorgio spiega come una donna, che da ragazza era stata stuprata,  fosse stata rinchiusa per “rimuovere lo scandalo”.  Ma poi, induttivamente (certo non solo), il dottor Antonucci ci dice che il “manicomio non è una struttura, ma è un criterio”, un criterio per cui “un cervello è da riparare”,   per cui qualcuno viene escluso e condannato alle terapie (elettroshock, psicofarmaci, un tempo anche lobotomia, ma giustamente Giorgio altrove ricorda come per molti operatori o almeno per una parte degli stessi la stessa operazione chirurgica sarebbe ancora concepibile). “Società ingiusta, assurda e tragica”, la nostra, sottolinea giustamente Antonucci, che mostra come la psichiatria sia assolutamente il contrario della libertà, contraddittoria perché obbliga la persona a sottoporsi a una reclusione che poi pesa sempre su di lei, senza tollerarne mai la parola, la libera espressione, anche perché, appunto, così salterebbe la rigida dicotomia: dove c’è psichiatria non c’è libertà, dove c’è libertà non ha senso la psichiatria. Un racconto pieno di riflessione e riflessioni, come s’è visto, ma anche un racconto pieno di umanità, in quanto dalle parole di Giorgio traspare sempre, chiaramente, il dolore per la condizione umana ferita dei “degenti” (in realtà ricoverati a forza) e la speranza -per ora non realizzata, viste le circostanze, e qui sarebbe inutile entrare in dettaglio- di una società diversa che non faccia passare una pseudoscienza quale psichiatria per verità.  Testimonianza umana, etica, sociale, culturale, quella di Antonucci, per cambiare una situazione che, per dirla con i profeti dell’Antico Testamento “grida vendetta al cielo”. 

Eugen Galasso

Pubblicato il 19 novembre, 2012
Categoria: Testi, Video

“Il volto sconosciuto della psichiatria” – Giorgio Antonucci – Eugen Galasso

Il 17 novembre a Firenze, anzi nel pieno centro della città (“Auditorium al Duomo”, via Cerretani 54 rosso-per chi non conosca bene la città è da segnalare che nel capoluogo toscano a livello urbanistico si distingue tra numeri neri e rossi, quindi bisogna cercare un po’, stando attenti ai colori, ma la cosa non è difficile), si apre la mostra multimediale “Il volto sconosciuto della psichiatria”, che, promossa dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti umani) verrà introdotto da un relatore d’eccezione, il dottor Giorgio Antonucci, colui che, in Italia ma non solo ha dato un impulso decisivo alla prospettiva anti-psichiatrica, alla demistificazione di un “palco”, ossia di un apparato fornito di tragici rituali (TSO, contenzione,  elettroshock, psicofarmaci à go-go) che per anni ha resistito e tuttora resiste e persiste in un sistema sanitario vittima anche di “tagli” indotti dalla “crisi”, che si è comunque paludato, nel settore chiuso e sacrale della “psichiatria”, con armamentari retorici travestiti da “scienza medica”, tanto, anzi, da indurre i “profani” (cioè chi sta davanti, ma non dentro il recinto sacro, il “tempietto”, questo è l’etimo della parola) a credere che qualunque “terapia” vada bene per sé o per i propri cari. Di recente, alcuni casi, tra cui quello di Mastrogiovanni hanno fatto “furore”, arrivando “à la Une”, ossia in prima pagina (e in TV, il che, nella debordiana “società dello spettacolo” conta di più, anche considerando l’analfabetismo di ritorno di moltissimi Italiani e in genere Europei), ma quanti casi analoghi sono rimasti “sepolti”, nascosti, nei sottoscala di qualche clinica (parlo di “sottoscala” non a casa, ma perché l’immagine, in quel caso ironica, è il titolo-là “ironico” ma non “comico”!- di un libro di Vittorio Gassman, il grande teatrante e uomo di spettacolo, ma anche di lettere,  vittima della “depressione” e di chi (il prof.Cassano) si ergeva a nume tutelare della cura della stessa, accettata, nosograficamente, come un realtà vera, accertata come tale. Il richiamo (“ironico”? Cfr.sopra) alle dostoevskjane (per dire di un altro “allegrone”, che però non merita di essere psichiatrizzato, essendo l’epilessia, tra l’altro, un “oggetto insituabile”)”Memorie del sottosuolo” include poi testi diversi da quanto qui discusso, ma preme sottolineare come nel caso del grande artista citato, come di altre persone protagoniste dello spettacolo (Sandra Mondaini) c’è sempre stato chi ha preteso di ergersi a “catone” e giudice di una situazione.  La mostra multimediale (oggi anche una mostra d’arte, lo sottolineo anche se forse appare pletorico, sarebbe difficilmente concepibile senza supporto multimediale, proprio perché la multimedialità coinvolge tutti i nostri sensi e amplia, per dirla con Aldous Huxley, poi ripreso da una celebre “band” tuttora attuale ed “emblematica”, che si chiamava “Doors” non a caso “the doors of perception”, le porte della percezione) ci fa non solo vedere ma in qualche modo sperimentare, quasi rivivendole, esperienze che altre persone hanno sperimentato, purtroppo, sulla loro pelle.  Anche rispetto a un percorso non “difficile”, ma comunque complesso (anche qui nell’accezione letterale, che cioè collega elementi divesi) quale quello della mostra, le parole di Giorgio Antonucci, che ha aperto le strutture ancora chiuse di Reggio Emilia e Imola appaiono fondamentali, come “guida”, nel senso dantesco del “Tu se’ lo mio maestro e lo mio autore”, dove il concetto di “autoralità” è fondamentale, perché Antonucci, a partire dalla psicologia umanistica di Roberto Assagioli, come lui fiorentino, dall’ antipsichiatria esistenziale di Laing e Cooper, sperimentando e partecipando all’approccio basagliano ma non solo (il dottor Edelweiss Cotti, bolognese, cui , tra l’altro,  risale la formulazione “Centro di relazioni umane”) ha rielaborato in maniera originale , anche in una concezione teorica nata anche e soprattutto induttivamente, ossia a partire dalla pratica clinica, un approccio totalmente diverso al problema, dove i disagio esistenziale non viene liquidato come “malattia mentale”.

Eugen Galasso

Pubblicato il 15 novembre, 2012
Categoria: Eventi, Notizie, Testi

Antonio Guidi attacca la “controriforma Ciccioli” sull’omicidio Mastrogiovanni – Eugen Galasso


“Ricevo (non subito) il video della parte della trasmissione “Mattino Cinque” relativa al caso Mastrogiovanni, ossia al maestro elementare libertario morto-ucciso nelle condizioni note nel “Centro di salute mentale”(sic?) di Vallo della Lucania (Salerno). Rilevando l’aspetto positivo, che è da riscontrare nell’interesse di sempre più organi d’informazione sulla vicenda, pur se a più di tre anni di distanza rispetto ai fatti, sarà però da considerare un’analisi delle posizioni: se Paolo Del Debbio, il “dominus” della trasmissione, ha accentuato soprattutto aspetti di tipo umanistico, accettando invero di parlare di “omicidio”, nel caso di Mastrogiovanni, mantenendo però in vigore concetti quali “depressione”, piuttosto che “schizofenia” o “paranoia” (in altri termini, Mastrogiovanni non era pericoloso, in quanto solo “depresso” e non “schizofrenico” né “paranoico”), accettando cioè sostanzialmente la logica psichiatrica, Antonio Guidi, neuropsichiatra infantile, ex-sottosegretario alla Salute (nel 1994), di idealità socialiste, ha parlato esplicitamente del “TSO, con elettroshock, shock insulinici” etc. come “sconfitta della scienza e della medicina”, non sottacendo il fatto che “in seguito a queste tecniche molti muoiono e poi si parla ipocritamente di infarto”, di “tradimento e inversione di tendenza rispetto alle prospettive di Franco Basaglia”,  parlando esplicitamente, per Mastrogiovanni e altri (i casi non sono limitati a quello dell’anarchico salernitano, anzi, dopo la “pubblicazione”- diffusione del video sono molti, meglio ne vengono rivelati altri, prima “occultati”), di “omicidio”. Sulla stessa lunghezza d’onda, senza tentennamenti,  l’anchorman storico Maurizio Costanzo, che faceva da “controaltare”. Considerando che si tratta di una trasmissione mattiniera, quindi a fruizione popolare e “generalista”, oltre a tutto programmata sulle reti Mediaset, non è da sottovalutare l’attacco che Guidi non ha lesinato alla “controriforma Cicciòli”, dove notoriamente Carlo Cicciòli, psichiatra e politico anconetano è parlamentare del PDL”.

Eugen Galasso

Video http://www.video.mediaset.it/video/mattino_5/full/356401/lunedi-5-novembre.html

Pubblicato il 7 novembre, 2012
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo