Giorgio Antonucci presenta mostra antipsichiatrica di Thomas Szasz, Firenze 2012 – Eugen Galasso







Nell’occasione della mostra multimediale sull’antipsichiatria il dott. Giorgio Antonucci, colui che in Italia (ma non solo) ha “slegato i matti”, per usare una frase emblematica, facendolo peraltro anche con le sue mani, come ha ricordato spesso, ha dato, ancora una volta, il meglio di sé, presentando l’iniziativa stessa nonché rimandando al premio Antonucci, che il prossimo 26 gennaio nell’auditorium al Duomo di Via Cerretani 54 rosso a Firenze – luogo deputato anche della mostra – viene assegnato a Giovanni Angioli, coordinatore dell’autogestione dell’ex struttura psichiatrica a Imola e a Massimo Golfieri, artista che ha collaborato al miglioramento della vita del reparto autogestito. In un quarto d’ora, ha sintetizzato l’esperienza teorica e pratica di Thomas Szasz, il compianto teorico del “mito psichiatrico” e quella teorico-antropologica-storico-filosofica di Foucault, che da punti di vista diversi hanno decostruito le strutture psichiatriche, che sono legate al potere, anzi, foucaultianamente ai poteri.   Smontando il paradigma psichiatrico, legato a esigenze di potere ma a nessuna legge scientifica, Antonucci rileva come la psichiatria sia “pericolosa”, che ognuno di noi è potenzialmente oggetto della reclusione psichatrica, in quanto il TSO può essere ordinato su qualunque persona “non conforme”. Ma, se ciò è vero, è anche vero che sono quasi sempre e quasi solo i meno potenti, coloro che godono di meno potere, a divenire oggetto più facilmente di un TSO o comunque di un intervento di questo tipo (ha citato anche il fatto di un filosofo o meglio storico della filosofia fiorentino, di notevolissimo spessore, fatto oggetto qualche anno fa di un provvedimento di questo tipo, persino bypassando il TSO, che era stato recluso per essere entrato in attrito con la famiglia, per i soliti, pedestri ma solidamente “materiali” motivi di eredità contesa…). Non vorrei proprio aggiungere altro, tremendo di essere pleonastico rispetto al video, che è disponibile in rete, ma credo si possa dire che, nella piena convinzione qui espressa, Antonucci esprima il meglio di sé anche nel discorso orale, mettendo in luce non solo un grande passato, non chiuso con la “legge Basaglia” (di cui giustamente sottolinea “non essere di Basaglia, perché Basaglia non era d’accordo”), ma un presente fatto di sofferenze e di sopraffazioni attuali, appunto, non relegabili in un “altrove temporale”.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 30 novembre, 2012
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo