ADHD – Propaganda pro-Ritalin, ma anche no – Eugen Galasso

“Quanto un tempo non era in alcun modo etichettato come “iperattività” e/o quale “disturbo dell’attenzione”, mentre si pensava molto semplicemente a “punire” la bambina/il bambino, la ragazza/il ragazzo, dicendola/o svogliata/o o magari etichettandola/o come cretina/o (pratiche certo completamente anti-educative, abominevoli), oggi si risolve con la pillola. Chi  scrive si è occupato di ADHD non solo nella formazione come pedagogista clinico ma anche in un corso specifico, tenuto nel febbraio 2007 (non proprio molti eoni fa) dal compianto prof. Talamucci e dalla dottoressa Raugna. Già all’epoca, vi erano stati non pochi problemi: l’assolutezza della diagnosi, l’aver affermato come un “Verbo” l’esistenza della malattia, la sua eziologia, la terapia (meglio le terapie, comprese quelle, più che controverse, di tipo farmacologico) etc. Ora, in questo “avviso ai medici“, che invero è una nota della società biofarmaceutica “Shire”, una società potente, con l’avallo scientifico del dott.Paolo Curatolo, neuropsichiatra e direttore dell’UOC di Neuropsichiatria infantile al Policlinico di Tor Vergata a Roma,  l’ADHD non è più “problema marginale o transitorio, che si risolve con l’età”, ma al contrario può diventare “un fattore di rischio per altre patologie psichiatriche”, dove naturalmente si dà come dimostrato e assodato sia (A) l’esistenza di patologie psichiatriche sia (B)che l’ADHD sia di per sé una patologia psichiatrica, accanto e con le altre. A suo tempo, il prof. Talamucci, decisamente qualificato anche come neuropsichiatra infantile parlava di “comorbilità”, parlando però di malattie “fisiche” che potrebbero accompagnare l’ADHD, qui invece, esso è “fattore di rischio”, magari potenzialmente “fattore scatenante” e, come terapia, come fare a meno del non solo “supporto” farmacologico, ma della farmacologia come elemento trainante? Certo, da un lato gli interessi materiali della Shire, d’accordo, ma anche la convergenza di poteri diversi, dove gli interessi delle Case farmaceutiche si uniscono (almeno provvisoriamente) a quelli dei medici psichiatri o meglio neuropsichiatri, dove anche gli insegnanti che preferiscono avere allieve/i”zombizzate/i”, invece di quelle/i che si muovono o vogliono muoversi, come nel consueto (o meno) quadro evolutivo raggiungono le altre categorie, dove i genitori, preoccupati (quando lo sono…) raggiungono gli altri  gruppi enumerati… I diritti della persona, ossia del libero sviluppo di ogni persona con le proprie specificità e singolarità, ancora una volta, vengono”gioiosamente” bypassati…
Il”Telefono Viola”e la sua coordinatrice dott. Maria D’Oronzo, a causa di un volantino diffuso nel novembre 2007 nel corso di un dibattito pubblico (e il suo carattere “pubblico” implica evidentemente la libertà d’espressione, anche a mezzo stampa, altrimenti non sarebbe né “dibattito” né, men che meno “pubblico”), dovranno subire, dal prossimo gennaio 2013, un processo molto impegnativo.  Ora, il testo del volantino, ci dice semplicemente la verità riguardo al “Ritalin”, farmaco dispensato ai bambini e alle bambine considerate/i affette/i da ADHD, ossia dal cosiddetto “disturbo dell’iperattività e dell’attenzione”, che fino a meno di due decenni fa era considerato inesistente o meglio non veniva affatto contemplato come “disturbo”. Della persona (bambina/o, ragazzo/a) si diceva semplicemente che era “svogliato”(a), senza sottoporlo a un trattamento di alcun tipo, men che meno farmacologico. Se poi si tratta di un “medicinale”, il Ritalin, che è o può essere considerato una vera e propria “droga”,  un’anfetamina, che veniva usato, già in altre stagioni, certo non come come elemento di “sballo”, di divaricazione rispetto al reale, se vogliamo, che, sempre da parte di adulti, era altrimenti noto come dimagrante, per i suoi effetti inibitori rispetto allo stimolo che definiamo “fame”, allora capiamo la contraddittorietà, però non casuale, di questa scelta.
Il “Ritalin”, detto in soldoni, non aumenta la “concentrazione” di per sé (nessuno strumento chimico riesce a far questo, invero) ma l’aumenta settorialmente, per attività solo ripetitive, quelle imposte dalla routine scolastica, abbastanza noiosa, quella che costringe ad apprendere mnemonicamente dati, date, magari anche elementi culturali non  altrimenti “riscontrabili”, spesso scollegati dal resto (altro che “inter-disciplinarietà”…), imposti da quegli “apparati ideologici di scuola “che sono scuole e università, il che non significa che qua e là non si trovi il docente migliore, il corso più adatto etc., ma sempre sotto il segno di una “domiciliazione” di chi è ribelle e si sottrae…   Ora, condannare o anche solo processare (il processo spesso prelude alla condanna) per avere svelato quanto potrebbe (dovrebbe) essere di pubblico dominio è certamente “antidemocratico”, specie in una società e cultura che si vorrebbe invece “democratica”, “liberale” e quant’altro…   Si tratta palesemente di quei “reati di opinione”, che si speravano aboliti,  ma la cui legislazione è in realtà solo stata riformata (a fine gennaio 2006)rispetto al Codice Penale Rocco, opera certo di un “grande penalista” (non dite diversamente a un penalista, ve ne vorrebbe!) ma anche di un intellettuale assolutamente organico al fascismo. Ancora una volta un potere (quello giudiziario, ma anche la polizia e in forma più larvata quello politico) soccorrono quello non tanto dei farmacisti (spesso più sfortunati di altri) ma delle case farmaceutiche.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 16 dicembre, 2012
Categoria: Notizie

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo