Racconto, non “saggio”: “la stolidità umana”. – Eugen Galasso

Prof. di greco e latino, di lungo corso, brillantissimo, in un liceo classico del Nord-Est. “Cantava Omero e fischiettava Orazio” (Amanda Knering). Era imprevedibile, spiazzando tutti, passando dall’imitazione di Mussolini (ma ciò molti eoni prima, in epoca fascista) al commento di un testo varroniano, dall’esegesi virgiliana al canto dell’incipit della prima “Bucolica”: “Tityre, tu patulae, recubans sub tegmine fagi”, dal suono del violino(era violinista provetto) alle somatizzazioni famose: “Vieni fuori, fronte…” (a una ragazza dalla fronte alta). “Solo folle, solo poeta” avrebbe detto Fritz Nietzsche se l’avesse conosciuto…  Ma nell’accezione nobile, dove il tedesco “Narr” vale “folle”, nobilmente, non “pazzo da manicomio” (come nell’orrenda vulgata tipica anche delle “classi oppresse”).  Dall’interrogazione rivolta, informalmente alla cameriera del bar: “Ma Lei sa che cos’è una sineddoche? Urca, no, c’era da aspettarselo” alla comunicazione più alta, che correlava Cicerone a un conservatore illuminato, con efficaci raffronti con i protagonisti della vita politica europea e nordamericana, era un comunicatore, attento alla poesia e alla sua esegesi, nonché alle finezze connotative della traduzione (delle traduzioni) dalle lingue classiche.  Vera e propria maschera, tragica e comica ad un tempo, poverissimo in quanto costretto a finanziare una moglie sempre in viaggio, in itinere (peraltro nobilisisma persona anch’essa, ma su ciò mancano fonti documentate, almeno non sono note all’autore della nota presente), alternava l’interpellazione diretta all’esortazione alla lettura, con similitudini e accostamenti anche “a-temporali” (es: Virgilio-Baudelaire, dove i filologi pedanti trascurano, però, il peso indubbio della letteratura e specialmente della poesia latina nella formazione del grande simbolista…): “Urca, leggete, altrimenti rimarrete dei medievali!”. E giù (anche in testa a qualcuno/a) testi, declamati giustamente con la “e” stretta: “Tésti!”. E giù una marea di libri, anche ben diversi dalle problematiche specifiche attinenti al greco e al latino. Tutt’altro che un micromane, un “Homo universalis”. Naturalmente, i bigotti d’ogni tempo, d’ogni ceto sociale, d’ogni ideologia, ci ricamavano sopra: se negli anni Trenta-Quaranta (genitori e nonni) chi, come lui, scriveva di notte o di sera scritte misteriose sulla lavagna poteva apparire bizzarro, negli anni Settanta-Ottanta sempre del Novecento, chi al bar diceva a un(a) collega: “Visto? La cameriera m’ha messo il veleno nel caffè”, passava per “Paranoico” o per “Schizofrenico”, a seconda dei “parametri di riferimento”.  Ahinoi, la stolidità umana… La creatività, in apparente polemica con la deduzione logica (“Tu sei solo cervello, non hai cuore. Sei un x, y, z. Non potrai mai capire Filemone e Bauci”), in realtà fecondamente unita alla stessa, la bellezza unita a un pensiero non solo da “ragione raziocinante”, il sapere pensare anche con il corpo… Tutto ciò sconvolge il “piatto conformismo borghese” (ma anche senza aggettivo, non solo borghese…) e allora interviene la repressione che parla di “pazzia”. Mai un TSO, almeno che risulti, ma tante accuse stupide di “pazzia”, per chi aveva un estro, tra l’altro fecondissimo, convincendo molti ex allievi allo studio universitario e post di lettere anche classiche, alla passione per la musica, il teatro, la critica e…non solo.

Eugen Galasso   

Pubblicato il: 12 gennaio, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo