A volte ritornano: le gabbie – Eugen Galasso



A volte ritornano: ma non solo i vecchi ceffi della politica (uno dei quali, che ha tagliato il traguardo degli 88 anni, si è fatto rieleggere, dopo vari tira e molla, Presidente della Repubblica, caso unico nella storia repubblicana, non solo in Italia….), non solo i fantasmi e simili nei libri di Stephen King, ma anche i vecchi pregiudizi , come quello psichiatrico, duri a morire. Non basta il pre-giudizio popolare verso e contro i “matti”, ma anche quello intellettuale.   Oltre a Pier Aldo Rovatti, filosofo, marxista e fenomenologo, che in un libro recente (Restituire la soggettività, ediz.Alphabeta Verlag),  scritto comunque da un”Basagliano”, che ora prende la distanza, parzialmente, dal “Maestro”, più decisamente critico nei confronti del “lascito” basagliano è Gianfranco De Simone, psichiatra (sic!) e psicoterapeuta che, in un articolo de “L’Unità” del 17.12.2013 rilegge Basaglia, tramite appunto Rovatti, come “incapace di prassi” (l’espressione, devo chiarirlo, non è dell’autore, è di chi scrive per riassumere quanto è in Rovatti, meglio, nel libro curato da Rovatti, con testi suoi e di altri), come condizionato da Binswanger e Heidegger (credo invece sia piuttosto la fenomenologia di Husserl ad aver agito su Basaglia, più che Heidegger…) oltre che da Marx, che avrebbe letto male (riassumo ancora una volta, ad usum lectorum). Ma quale, allora, l’alternativa proposta da De Simone: la psichatria “nuova”, quella di Massimo Fagioli, “guru” della sinistra radical-chic (poi, pare, passato con i Radicali di Pannella, a causa di screzi con i post-PCI), il vate di Ascoli Piceno che ha dato”vita nuova” a un orientamento che vuole il confronto, la soluzione dei conflitti etc. Lo psicoanalista che ha attratto registi come Marco Bellocchio, nonché folle acclamanti, parte comunque da una valutazione psichiatrica, che distingue, separa, pur se non in modo kraepeliniano-tassonomico. Finché si pongono barriere tra “sani” e “malati” nel campo della mente (concetto oltremodo discutibile e flou, come si è detto spesso, da parte di Giorgio Antonucci e, molto più modestamente, da parte di altri ,  tra cui chi scrive questa nota), finché ci si muove comunque in un’ottica in qualche modo “giudicante” verso la “patologia”, il passo “avanti” nei confronti di Basaglia è in realtà un netto passo indietro.   In Basaglia, se pure contraddittoriamente, c’era la consapevolezza della non scientificità della psichiatria e della non esistenza della “malattia psichiatrica”; qui, con tutti i distinguo nobili e accettabili quali excusationes non petitae (giustificazioni non richieste) il pre-giudizio verso i malati da “aiutare” e in qualche modo da “curare” rimane, permane, per cui, rispetto ai “Matti da slegare”, essi non saranno più legati materialmente, ma imbrigliati in una gabbia (teorica ma non solo) che li fa ripiombare in una condizione di “minus habentes” rispetto agli altri.

Eugen Galasso

Pubblicato il: 20 dicembre, 2013
Categoria: Testi

Centro di Relazioni Umane (Bologna) — Maria Rosaria d’Oronzo