Racconto vero di ieri (tutela massima privacy)-Eugen Galasso

Non mi capita spesso, in occasione extra-prassi, extra- rapporto con i clienti, di capitare in queste situazioni. Ieri, con  una conoscente (quindi, non può essere cliente, per me in quanto reflector) mi spiegava il divenire di un suo spettacolo, realizzato in collaborazione con un famoso ballerino, tratto da “Il grande Gatsby” (“The great Gatsby”) di Francis Scott Fitzgerald(il romanzo è del 1925). Per non dare coordinate di riconoscibilità, tutelando al massimo la privacy, dirò solo che si tratta di un’attrice semi-professionista, un’intellettuale, moglie e madre di famiglia, senza aggiungere altro. Mi racconta della genesi faticosa ma feconda dello spettacolo, della difficoltà nel trovare un “fil rouge” comune con il danzatore, suo amico, con cui realizzerà lo spettacolo ma ha rotta l’amicizia, per controversie estetico-realizzative. Ad un certo punto narra di un sogno, in cui vedeva suo marito come un pedofilo, che minacciava suo figlio. Da sveglia, di mattina, inveisce contro il marito, colpendolo più volte (pugni e calci)finché il marito chiama il 113 e poi il reparto psichiatrico. Ricoverata in reparto (sempre racconto suo, cui peraltro mi attengo fedelmente), colpisce anche gli infermieri poi, sedata, dorme. Ricovero di 2-3 giorni, a quanto ho capito, avvenuto circa due mesi fa. Un TSO, senz’altro, di cui (definizione, modalità) la persona è all’oscuro. Ritiene di aver così “metabolizzato, capendola, la situazione”.  Rimane il pregiudizio per cui chi grida ed inveisce va “rinchiuso” in “reparto psi”, non più in “manicomio” (oggi amiamo gli eufemismi). Ora: si tratta del culmine di una mera “crisi artistica” (non psichiatrica), di un work in progress faticoso, duro, che sfida la sensibilità e l’intelligenza (forte) di due persone, essendo nella fattispecie molto dotata (la donna) a livello logico-deduttivo (“pensiero convergente”) come anche anche creativo (“pensiero divergente”), mentre sul danzatore non posso esprimermi, ma essendo lui prevalentemente dotato, ritengo, soprattutto a livello “creatico-divergente”. Non mi azzardo ad interpretare il sogno, il cui senso comunque credo sia abbastanza chiaro (con transfert su altre persone), essendo il bambino in realtà la creazione artistica, lo spettacolo.  Certo che, ancora una volta, la sola interpretazione freudiana (e in parte lacaniana) appare insufficiente…ma non voglio dire di più. Ancora una volta: A)La psichiatria non coglie il fulcro della cosa, anzi non coglie nulla,  anche se la persona è convinta del contrario, anche se non vuole interessarsi dei “dettagli” (TSO, ricovero, sedazione, etc.); B)La creatività, ma anche la ricerca scientifica,  quando attinge vette ”estreme”, che impropriamente chiamiamo “parossistiche”, ha una sua dinamica, che porta al contrasto, allo sconto (meglio se non fisico, “nonviolento”, ovviamente). Dal furore michelangiolesco a quello beethoveniano, a quello di Van Gogh, che si taglia un orecchio, da Antonin Artaud, “inquieta” vittima della psichiatria e dell’elettroshock, allora invenzione recente (erano gli anni della Seconda Guerra Mondiale, dal 1939 al 1945, mentre Cerletti e Bini usarono per la prima volta la tecnica elettroconvulsivante nell’aprile 1938).  Sapienti sat, per il sapiente/saggio basta così. Merry Christams, without (and against) psychiatry (Buon Natale senza e contro la psichiatria).
Eugen Galasso

Pubblicato il: 25 dicembre, 2013
Categoria: Notizie

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